Prata Principato Ultra.

Informazioni storiche e turistiche sul comune di Prata Principato Ultra in provincia di Avellino, Italia.

di

Prata Principato Ultra, comune della provincia di Avellino, dista 11 chilometri dal capoluogo.

Il nucleo abitato sorge a 310 metri di altezza su uno sperone roccioso che si protende su un'ansa del fiume Sabato.
Offre occasioni per passeggiate panoramiche e naturalistiche.

Si registra una florida economia agricola legata alla produzione di vini pregiati, cereali, olio e olive, nocciole e castagne.

La Storia di Prata Principato Ultra

a cura di Giuseppe Ciamillo

L'esistenza di un centro abitato la si ha per la prima volta in un diploma del 1070, dove si legge che Roberto di Montescaglioso donò al Vescovo di Tricarico la Badia di Santa Maria di Priato. Il paese odierno di origine normanna, già suffeudo dei Conti di Avellino, fu messo a sacco e fuoco nel 1134 da Ruggiero II; proprietario era un certo Guglielmo de Abinalia suffeudatario del Conte Rainulfo II.

Intorno al 1170 fu signore di Prata Pietro Revelli al quale successe una certa signora Mattia, e da costei il feudo passò ai nipoti: Ugone, prima, Raione e Simone de Prata poi. In età sveva la famiglia de Avenalia ricostruì il castello e nel 1239 l'Imperatore Federico II affidò il feudo di Prata ad un Signore del quale si ignora il nome ma che certamente doveva essere un minorenne.

All'inizio del periodo angioino (1238) fu signore di Prata un certo Antonio de Prata che nel 1271 sposò Maria, figlia di Ettore de Tufo. A questi successe il figlio Andrea, che morto prematuramente lasciò, nel 1315, la successione dell'avo paterno a Guglielmo "de Prata".

In questo periodo il feudo passò a un certo Guglielmo Pagano per pervenire, alla fine del secolo, a Giacomo I Filangieri, divenuto Conte di Avellino nel 1385; egli assegnò al figlio Lancillo sia il feudo di Prata che quello di San Barbato, ma morto celibe, con testamento del 5 settembre 1399, Lancillo nominò suo erede il fratello Riccardo IV Filangieri.

Morto Riccardo nel 1408, gli successe il figlio Matteo Filangieri, sotto la tutela dell'ava paterna, la contessa Giovanna Minutolo. Nel 1418 il feudo di Prata, unitamente a quello di San Mango, passò, per diritti dotali, da Beatrice de Pontiaque, a Sergianni Caracciolo, Conte di Avellino.

Sergianni, resosi partecipe, con altri baroni, di una congiura contro il re Ferdinando I di Aragona, ebbe il feudo confiscato; infatti il 3 e 6 agosto 1439 fu il re in persona ad assalire il castello di Prata, ma l'ardore ed il coraggio dei soldati ebbe la meglio, così il re dovette accontentarsi solo della confisca di tutti i beni che furono affidati alla nobile famiglia dei Gargano di Aversa nella persona di Tommaso I.

I Gargano aprirono la dinastia a Prata con Tommaso che ricevette, con privilegio del 25 maggio 1509, l'investitura con la giurisdizione delle cause civili, criminali, miste; a questi successe: Tommaso II (1597), Francesco (1603), per finire con Antonio (1617) che, per motivi di debiti, fu costretto a vendere il feudo a Giovanni Andrea Cesarano di Castelmozzo morto nel 1639. Gli successe il figlio Giovanni che nel 1645, per gli stessi motivi di Antonio, fu costretto a vendere il feudo allo zio Gianvincenzo, al quale seguì la figlia Agnese (1668). Da Agnese la terra di Prata ritornò nelle mani di Giovanni Vincenzo Cesarano al quale seguì il fratello Francesco. La residenza dei baroni fu ricostruita in epoca rinascimentale e trasformata in tipico palazzo residenziale (l'attuale Palazzo Baronale).

Il palazzo baronale, dopo la trasformazione subita, fu abitato da Savino Zamagna che acquistò il feudo da Francesco Cesarano, il quale, per non venire meno alla tradizione di famiglia, si era enormemente indebitato. Savino ebbe successori nella baronia di Prata i Serafino (1690); Savino II morto nel 1740 e Serafino II (1772).

Nel 1802 il feudo fu acquistato da Francesco Zamagna dalla Reale Corona con il titolo di Barone e lo tenne fino al 1806, anno in cui furono aboliti i diritti feudali; a lui successe, nel 1854, per virtù di testamento, Nicolò de Gradi, affine ai Zamagna in linea femminile. I Zamagna governarono Prata in modo molto egoistico, arrivando ad esercitare costumi ed usanze barbariche.

Successivamente, acquistato dalla famiglia Di Marzo, il palazzo fu ceduto nel 1925 al Comune di Prata.






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