Cesare Cattaneo
I campioni dell'Avellino Calcio. Intervista a Cesare Cattaneo
di Riccardo Cannavale
Con Salvatore Di Somma è stato l’icona della squadra avellinese che
per la prima volta si affacciava ai palcoscenici della serie A.
“Cesarone” Cattaneo è stato un protagonista assoluto nei suoi
quattro anni in biancoverde, dal 1977 al 1981, con 116 partite disputate
condite da 3 gol, e quell’appellativo di mastino conquistato mordendo
le caviglie ad avversari del calibro di Pruzzo, Bettega, Graziani e
Savoldi.
In Irpinia giunse a 26 anni, reduce da due sfortunate stagioni a Verona
e Novara in serie B e da un infortunio che lo tenne fuori gioco per
diversi mesi.
“Quando mi proposero Avellino – confessa oggi un brizzolato
Cesare Cattaneo – ebbi non pochi dubbi prima di accettare. All’epoca
a stento si sapeva dove fosse ubicata geograficamente la città! Ed invece
quella scelta fu determinante per la mia carriera di calciatore, perché
mi diede la possibilità di raggiungere la massima serie e di ottenere
notorietà”.
Con la maglia verde numero cinque, lo stopper brianzolo prese parte
alla cavalcata vincente dell’Avellino di Carosi che conquistò la serie
A mandando in visibilio un’intera provincia.
“Quell’anno a tutto pensavamo tranne che a vincere il campionato. Era
stata costruita una squadra composta da tanti giovani o da gente un
po’ più grande che, come me, veniva da infortuni o da annate non proprio
brillanti. Insomma, sembravamo un’armata Brancaleone. Invece, pian piano,
grazie ad una società tranquilla, al calore dei tifosi ed al rapporto
che si creò tra tutti noi calciatori alla fine ottenemmo un risultato
alla vigilia inatteso”.
Proprio il rapporto che si venne ad instaurare con la città costituì
la principale arma di quella squadra. Eppure, in avvio di torneo, non
erano mancate critiche e mugugni. “La volontà, la grinta ma anche la
consapevolezza delle nostre qualità furono alla base di quel successo”.
L’anno dopo Cattaneo (che a 19 anni aveva disputato due gare con la
maglia del Milan) fece il suo esordio in serie A con l’Avellino insieme
ai vari Di Somma, Piotti, Tosetto, Reali e Lombardi.
Numerosi gli aneddoti racchiusi nell’album dei ricordi del difensore
coi baffi. Dal primo ritiro di Montefiascone (“Lì c’era il vino buono
e ogni tanto ne approfittavamo per imboscarci durante gli allenamenti
per farcene un bicchiere”) allo spirito altruista del massaggiatore
Vincenzo De Luca: “Voleva sempre aiutare tutti, anche i camerieri nel
ristorante. Una volta si mise a servire ai tavoli ma gli partì il vassoio
facendo finire tutto in terra. Per non metterlo in difficoltà, insieme
ai compagni, decidemmo di raccogliere le pietanze e di mangiarle ugualmente”.
Francobollatore degli attaccanti avversari, Cesare Cattaneo soffriva
l’agilità dei bomber tascabili.
“Beppe Savoldi era la mia bestia nera – ricorda – riusciva quasi sempre
a beffarmi e a far gol. Con gli altri mi arrangiavo: dove non arrivavo
con la tecnica sopperivo con… la grinta!”
Ad Avellino Cattaneo ha vissuto sulla sua pelle il dramma del sisma
del 1980, la difficoltà ad andare avanti in uno scenario di devastazione,
di dolore, di povertà. Ma fu anche un anno in cui emerse tutto il valore
di uomini veri, che divennero il simbolo della voglia di rinascita di
un’intera provincia. “Imparammo cosa fosse la sofferenza, cosa significasse
la parola sacrificio. Per più di un mese vivemmo tutti insieme, imparando
a conoscerci meglio. Questo contatto risultò determinante ai fini dei
risultati ed ottenemmo una salvezza che ha ancora oggi ha del miracoloso”.
E quell’anno l’arcigno difensore si tolse anche lo sfizio di fare gol
al Milan, la squadra in cui era cresciuto calcisticamente. “Alberatosi
uscì a vuoto – ricorda – ed io riuscii a colpire la palla con il ginocchio.
Grazie a quel gol pareggiammo la partita conquistando un punto importantissimo”.
Dopo quattro anni in Irpinia, Cattaneo si trasferì ad Udine dove rimase
altre quattro stagioni prima di passare al Varese per poi chiudere la
carriera a Vicenza. “Son passati più di vent’anni da quando sono andato
via da Avellino – conclude - ma l’affetto per quei colori è rimasto
immutato”.
Abbandonata l’attività agonistica, Cesare Cattaneo si è ritirato a godersi
la tranquillità della provincia ad Asso, nel comasco. La passione per
la sfera di cuoio, naturalmente, non l’ha persa e continua ad elargire
i suoi preziosi consigli ai ragazzi del Lecco, compagine impegnata nel
campionato nazionale dilettanti di cui è vice allenatore. “Fino allo
scorso mese di gennaio lavoravo insieme a Salvatore Di Somma. Avevamo
ricomposto a Lecco la coppia degli anni d’oro. Poi la società ha deciso
di licenziarlo”.
Quando parla dell’Avellino, il pensiero di Cattaneo va subito ad Adriano
Lombardi, bandiera della compagine irpina, con cui ha diviso gioie ed
emozioni. Al capitano è sempre stato particolarmente legato ed oggi
non nasconde la sua sofferenza nell’apprendere la dura sfida che sta
affrontando. “Mi aggiorno costantemente sulle condizioni di salute di
Adriano – racconta – ma ho difficoltà a chiamarlo perché so che non
riuscirei reggere l’emozione. Eravamo un gruppo unico che ancora oggi,
quando può, si ritrova per il gusto di stare insieme e di ricordare
i bei tempi”.
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