Vincenzo Romano
I campioni dell'Avellino Calcio. Intervista a Vincenzo Romano
di Riccardo Cannavale
Con la maglia dell’Avellino Vincenzo Romano ha conquistato un personalissimo
record. E’ l’unico calciatore, infatti, ad aver vissuto sia la prima
stagione in serie, quella storica del 1978, che l’ultima, la più drammatica,
datata 1988. Romano, nel ruolo di libero, ha scritto pagine importanti
nella storia del calcio avellinese.
Nato a Capaccio, in provincia
di Salerno, Romano arrivò in Irpinia dal Rimini nell’estate del 1978
e fu completamente travolto dall’entusiasmo di una piazza che, per la
prima volta nella sua storia, vedeva scritto il suo nome al fianco dei
mostri sacri della pelota nazionale.
“I primi giorni del ritiro,
l’inizio del campionato, li ricordo ancora come l’evento della mia carriera.
Eravamo quasi tutti dei novizi ma con una incredibile voglia di dimostrare
a tutta l’Italia di poter essere competitivi anche contro i più grandi.
La grande capacità di sacrificarci, spinti dal calore della gente d’Irpinia,
fu l’arma che ci consentì di raggiungere risultanti importanti”.
Fu proprio lui, nella prima stagione in A, a mettere la firma in calce
ad una delle vittorie storiche dei lupi rimaste negli annali del calcio
irpino.
“Affrontavamo il Milan campione d’Italia – ricorda Romano
– fino a quel momento imbattuto. Il “Partenio” era stracolmo all’inverosimile.
Riuscire a tenere i rossoneri sullo 0-0 per noi era già un successo.
Poi ci fu una punizione di Mario Piga, perfetto cross al centro dell’area,
saltai più in alto di Collovati e Baresi e vidi Alberatosi immobile.
Mi vengono ancora i brividi a ricordare ciò che accadde dopo. L’Avellino,
piccola squadra di periferia, era riuscita a battere il Milan!”
Dopo
due stagioni vissute a buon livello con la maglia biancoverde, Vincenzo
Romano fece il grande salto verso la capitale, sponda Roma. “Quell’anno
rischiai di vincere lo scudetto. Era l’anno del famoso gol annullato
a Turone contro la Juventus. Fu proprio allora che cominciò il duello
a distanza tra le due compagini che, tra l’altro, continua ad essere
attuale”.
Dopo tre anni al Genoa ed un altro a Bologna, in serie
B, nell’estate del 1985 Romano fa il suo ritorno ad Avellino. Ancora
tre anni alle falde del Partenio, conclusi mestamente con una retrocessione
che, a distanza di diciassette anni, brucia ancora.
“Al mio ritorno
– continua – trovai un ambiente cambiato. C’era molta attenzione intorno
al calcio ma non trovai più quell’entusiasmo dei primi due anni. I tifosi
si erano abituati bene, avevano il palato fine e, forse, cominciavano
a volere qualcosa in più della “solita” salvezza”.
Ed in effetti,
proprio nell’anno che precedette l’addio alla A, Romano e compagni arrivarono
ad un passo dal sogno della qualificazione in Coppa Uefa. “C’era Vinicio
in panchina e disputammo un campionato ad altissimi livelli. Alla fine
ottenemmo 30 punti che, purtroppo, non bastarono per centrare un obiettivo
storico”.
La stagione successiva, quella che avrebbe dovuto segnare
il definitivo assestamento dell’Avellino nei piani alti della classifica,
invece, qualcosa s’inceppò. Un girone d’andata disastroso e, nonostante
il gran recupero del ritorno, la favola dei lupi s’interruppe.
“
Eppure c’erano tutte le condizioni per far bene. Due sole retrocessioni,
l’Empoli penalizzato, pensavamo tutti che per il discorso salvezza non
ci sarebbero stati problemi. Invece accadde qualcosa di strano. Quella
retrocessione mi ha sempre lasciato molti dubbi. In parte – racconta
Romano – fummo penalizzati dalle vicende personali del nostro presidente.
La società non era più così solida ma, comunque, demmo l’anima pur di
recuperare il terreno perduto in avvio di stagione e ci stavamo quasi
riuscendo. Ci fu qualche episodio rocambolesco: mi convinsi che forse
stessimo scomodi a qualcuno”.
Attualmente Vincenzo Romano vive
a Rimini dove gestisce, insieme al fratello, alcune palestre che gli
tornano utili anche per tenersi in forma. Ogni primavera è tra i primi
ad iscriversi al campionato “master” riservato agli ex calciatori. Inutile
dire con quale squadra. “Quel torneo è l’occasione per tornare ad indossare
la maglia verde e per ritrovare il gruppo storico. Mi sento spesso con
Beruatto, Boscolo, Alessio ed almeno una volta all’anno ci ritroviamo
per una sana rimpatriata. La forza del gruppo: ecco l’altro segreto
per vincere”.
Nel calcio degli anni ‘80, Vincenzo Romano è stato,
per certi versi, un precursore in fatto di mondanità. La sua relazione
con Ambra Orfei fu una delle prime love story tra un calciatore ed una
donna del mondo dello spettacolo.
“Effettivamente oggi mi sembra
che questa sia diventata una prassi. Ai miei tempi era diverso. Stando
con Ambra mi capitò di frequentare spesso gli ambienti dello spettacolo
però non c’era questa forte sinergia che c’è oggi con il mondo dello
sport. Voglio sperare, comunque, che alla base delle coppie che si formano
ci sia almeno un po’ d’amore: sarebbe estremamente triste se non fosse
così”.
blog comments powered by Disqus
Articoli Correlati