Trieste, Terra di Confine: ne parliamo con Federico Degni Carando.
Qui si sono scritte pagine importanti della storia patria, intervista con Federico Degni Carando.
Consulente finanziario per professione, Federico Degni Carando, è un grande appassionato di storia, costumi e tradizioni popolari. .
Trieste, l’Istria, la Slovenia rappresentano , per chi ama la storia, una fonte inesauribile di studio e approfondimenti.
Con Federico Degni Carando abbiamo provato ad approfondire alcuni temi della storia patria, da quelli legati al fascismo all’irredentismo. Trieste, terra di confine tra Italia e Slovenia: qui si sono scritte pagine importanti della storia patria.
Quali sono, oggi, per Federico Degni Carando le pagine di questa storia che ancora non sono state chiarite del tutto?
C’è un libro dello scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor una cui frase per spiega bene quanta coltre di silenzio ci sia ancora sul confine orientale: "Il fascismo ci aveva portato via le scuole, la lingue, persino i nomi. Tutto ciò che poteva esprimere, anche vagamente, la nostra identità nazionale fu cancellato. L'italianizzazione forzata, imposta dal fascismo alla città multiculturale in cui ero nato e cresciuto, mi segnò per sempre”.
Questo per sottolineare il fatto che se finalmente, dopo 60 anni, è stata resa giustizia alle vittime delle foibe e dell'esodo degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia, non è stato fatto altrettanto con le vittime di quelli che gli storici hanno definito eufemisticamente "bonifica etnica", cioè l'italianizzazione forzata delle genti allogene ed alloglotte, "colpevoli" di appartenere a quella che il fascismo considerava una "popolazione barbara" da cancellare, quella jugoslava.
Perché secondo lei ciò è accaduto?
Le popolazioni germaniche, latine e slave hanno convissuto per secoli in quelle terre. I primi popoli slavi arrivarono intorno al 700 d.C., come riportato da un importantissimo documento, che in Italia viene occultato in ogni modo, in quanto attesta che già nell'804 d.C. molti slavi vivevano in quella che oggi si chiama Risana-Rizana, ed è alle porte di Capodistria-Koper, a soli dieci km da Trieste: si tratta del "Placito del Risano" .
La presenza italiana è sempre stata maggioritaria sulla costa. Non così nell'entroterra, dove si è sempre parlato compattamente o sloveno o croato. L'avvento del concetto di "identità nazionale", alla fine del 1700, ha compromesso questa convivenza che durava da più di dieci secoli. Italiani, sloveni e croati hanno cercato ripetutamente di imporsi gli uni sugli altri.
Il culmine è stato raggiunto nel XX secolo, con le violenze ed i crimini violentissimi compiuti prima dal fascismo italiano, poi dal comunismo titino.
C'è un unico modo per tornare alla convivenza di prima: ognuno riconosca le proprie colpe e dia la mano all'altro. Invece, ogni anno, in occasione delle "Giornate del Ricordo" in Italia, in Slovenia ed in Croazia c'è un continuo urlare slogan a volte molto offensivi che fanno capire che la strada della riconciliazione è ancora lunga. E spesso in salita.
Cosa significa oggi, secondo Federico Degni Carando, l'irredentismo per il popolo triestino?
Nazionalismo a volte becero. Cento anni fa, invece, significava attaccamento alla Patria ed ai valori Laici del Risorgimento.
Dottor Carando, nel suo albero genealogico figurano due eroi della Resistenza, i fratelli Ennio ed Ettore Carando. Ci traccia un loro profilo? Quali gesta li hanno resi famosi?
Per ribadire quanto sia ancora lunga la strada della riconciliazione sul confine orientale, racconterò un aneddoto: esattamente nel 1993, la prima volta che mi recai in Istria, conobbi una ragazza istriana di madrelingua croata. Mi disse: "Tu sei simpatico, anche se sei italiano, quindi fascista". Mi misi a ridere. Capisce, fascista a me, con due medaglie al Valore della Resistenza in famiglia: i fratelli di mio nonno materno.
Per me sono il ritratto della Resistenza sana, che solo chi mente sapendo di mentire può negare fosse quella maggioritaria. La Resistenza fatta da gente di ogni estrazione che aveva un unico scopo: liberare l'Italia dal fascismo.
Uno dei due fratelli era un professore di filosofia, kantiano ed amico di Bobbio, Geymonat ed Augusto Del Noce. L'altro era un Capitano d'Artiglieria a Cavallo, entusiasticamente monarchico.
Si chiamavano rispettivamente Ennio ed Ettore Carando. Catturati dopo una spiata, furono torturati in modo feroce per tredici ore. Il mio pro-zio Ennio aveva dei grossi problemi di vista.
I fascisti, per sfregio, glieli cavarono entrambi gli occhi con un ferro arroventato. Il mattino successivo furono fucilati insieme a Leo Lanfranco, un operaio comunista della Fiat.
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