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Recensioni Teatrali

Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli in un patè un po’ insipido.

La recensione di “Signori…Le paté de la maison”,commedia brillante portata in scena nei teatri italiani da Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli.
La recensione di “Signori…Le paté de la maison”,commedia brillante portata in scena nei teatri italiani da Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli.

La recensione di “Signori… Le paté de la maison”,commedia brillante portata in scena nei teatri italiani da Sabrina Ferilli, uno dei volti più amati dagli italiani e Maurizio Micheli.

Pedissequamente, ma con superficialità, ripreso da ” Cena tra amici”,  piccolo capolavoro del cinema francese, e probabilmente ispirato anche a “Gruppo di famiglia in un interno”, se non altro per i segreti celati, le situazioni che deflagrano, sovrastando normalità di rapporti e provocando una totale revisione di consuetudini, di considerazioni e riflessioni, solo apparentemente consolidate.

D’altronde, la Famiglia viene vista e rappresentata come un agglomerato di umanità, ordinario, risaputo, conosciuto, metabolizzato, tranquillo senza sorprese, che come tale può agevolmente custodire o meglio nascondere segreti, scomodi  imbarazzi che sostituiscono banalità, apparenti normalità e il quieto trascinarsi di quotidiano.

Come per questa serata dedicata alla degustazione del famoso patè, specialità della immancabile suocera.

Ma è una quiete apparente che anticipa una inattesa tempesta.

Ad accendere la miccia che farà deflagrare, lentamente, con calma, lasciando pregustare gli umori, gli sguardi, le sopracciglia inarcate, le smorfie, il disappunto e il disagio, è un “congiurato” che annunciando la nascita di un fìglio rivela con orgoglio che lo chiamerà Adolph.

Apriti cielo!

Un nome che porterà con se reminiscenze, ricordi, presagi, violenze…futuri tristi. La sonnolenta e indolente “borghesia” si ribella, rivendica il suo ruolo, lo status “mediano” di tranquilla e bonaria sopravvivenza.

Il buon senso sparisce, abbandona tutti, “follia…..ma come ti salta in mente, quel nome riporta alla luce l’orrore, il cancellato dalla memoria, il negato, il rifiutato”.

Inizia così il gioco al massacro, una alternanza di sorprese, colpi di scena, verità e bugie, equivoci, rivelazioni, grottesco, comico, assurdo, anche se indulgendo troppo in una ironia stentata e prolungata che, già di per se leggera, si attenua fino a perdersi del tutto.

“Ognuno di noi può riservare sorprese, nessuno può essere conosciuto fino in fondo, nemmeno i propri parenti”.

Ed ecco che si mette in moto quel terribile tritatutto familiare, nume tutelare delle indoli e delle idiosincrasie, che dilata in modo devastante distanze personali apparentemente risibili e superabili.

Ma quello che nel film viene esaustivamente rappresentato con garbo, con ironia e sapido sarcasmo di battute ad effetto, viene riportato e con approssimazione in questa commedia molto poco divertente, se non quando si cede a gratuite volgarità che dovrebbero arricchire la pochezza e la banalità dei testi.

Fortunatamente la situazione si rivitalizza quando si incomincia a fare sul serio, con scherzi di pessimo gusto e pettegolezzi crudeli che preludono al tragico crollo della famiglia.

E anche il finale, che dovrebbe chiudere in bellezza, si spegne sottotono, in parte rivitalizzato dalla pimpante suocera, vera sorpresa del cast.

La Ferilli, spontanea, carnale, porta la sua romanità in dote, come valore aggiunto, non stonando anzi colorando di verità e naturalezza quel marasma di chiacchiere insulse e di vuoti ingorghi verbali, mentre Maurizio Micheli si e prodigato senza sosta, onnipresente nel dare brio al tutto, colmando vuoti imbarazzanti ma sacrificando il ruolo di regista che avrebbe preteso e meritato un maggiore controllo.

Il cast nell’insieme è calibrato ed efficiente, mentre Pino Quartullo, come sempre, ci propone il solito compassato, distaccato e asettico recitare.

Applausi nel finale, pochi e brevi. Ma siamo a Pasqua, siamo più buoni e mi lascio andare. Voto: sei.

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