Castelcivita

 

di Nadia Parlante

Tappa di questa nuova escursione nel territorio del Parco delCilento e Vallo di Diano, è Castelcivita (l'antica Castelluccia) suggestivo borgo medievale appollaiato quasi a picco, sulle pendici degli Alburni, a circa 600 m. sul livello del mare.

Ad attenderci, rassicurante vedetta , la Torre Angioina del XIII sec., che sovrasta imponente l'abitato a testimoniare l'originario assetto difensivo di una cittadella piuttosto agguerrita considerato che diede filo da torcere perfino ai francesi durante la guerra dei Vespri Siciliani!

Raggiungete la torre, oggi sede del Museo della civiltà contadina, risalendo viuzze inerpicate e interminabili rampe di gradini che, tra pittoresche botteghe, eleganti portali e lo sguardo curioso di qualche asinello che spunta dai caratteristici terrani, vi condurranno fino in cima.

Da lassù godrete di un paesaggio mozzafiato che si perde fin oltre le colline ed ancora più in là, fino al mare, accarezzando una sconfinata distesa di colori e silenzio.

Ridiscendendo, non dimenticate di visitare le chiese del paese, particolarmente ricche di tesori d'arte, segno tangibile di un passato fastoso. La chiesa madre di San Cono è la più antica ( XIV sec. ma su fondamenta preesistenti).

La sua cripta conserva tele e affreschi di pregevole fattura da ricondurre, in parte, alla mano del solimenesco Paolo de Majo.

Sulla cantoria fa bella mostra di sè un organo a canne settecentesco con mantici manuali, perfettamente conservato e, cosa assai rara di questi tempi, funzionante!

Se siete appassionati di musica sacra e di tradizioni popolari e volete assistere ad un concerto inedito, non potete lasciarvi sfuggire l'occasione, irripetibile, di ascoltarne le calde sonorità durante l'inedita "messa pastorale alla cilentana" cantata la notte della Vigilia di Natale, ed ancora il giorno dell'Epifania, di Sant'Antonio Abate e di San Francesco.

Moltissime sono le ricorrenze legate alla religiosità popolare castelcivitese; pensate, che, durante l'anno, si contano ben dodici festività solenni.Un vero record!

Lasciata la chiesa di San Cono, protettore del paese e quella seicentesca di San Nicola, che ospita le splendide tele raffiguranti l' Annunciazione e la Nascita del Battista, attribuite a Giuseppe Tomaioli, che Luigi Vanvitelli definì, nel 1700 uno dei "migliori pittori del Regno", è d'obbligo una capatina alla chiesa di Sant'Antonio, dove potrete ammirare la splendida tela dell'artista lucano Giovanni de Gregorio detto il Pietrafesa.

Il perfetto stato di conservazione, unito al cromatismo brillante e nitido, fanno di quest'opera, della quale esiste una versione gemella a Piaggine, nella chiesa del Convento dei Cappuccini, un passaggio obbligato per apprezzare lo stile di un grande talento del Seicento.

Nei pressi delle grotte, poco lontano dal centro abitato vi è il ponte Pestano, più noto come Ponte di Spartaco, ricostruito nel dopoguerra, ma risalente ad epoca romana. La leggenda vuole che fosse attraversato dal ribelle Spartaco e dai suoi seguaci che si ritiravano verso gli Alburni, dopo aver sconfitto l'esercito romano in località "Portella" di Roccadaspide.

Ma l'attrazione certamente più nota di Castelcivita è rappresentata dalle Grotte.

Situate ai piedi degli Alburni, lungo la riva destra del fiume Calore, che ne attraversa sovrano il territorio,esse si snodano nelle viscere della terra per oltre 5 km. Abitate sin dal Paleolitico, le grotte di Castelcivita si presentano al visitatore come un intricato susseguirsi di gallerie e sale, conformazioni geologiche dalle forme più imprevedibili: la sala del castello, del coccodrillo, del deserto, della pagoda ecc.

Il tempo di percorrenza per questa piacevole passeggiata nel cuore della Terra è di circa un'ora.
Come alternativa all'aria aperta, vi consigliamo una rilassante passeggiata lungo le sponde del fiume Calore, particolarmente "selvaggio" in questo tratto. Numerose e discretamente attrezzate le aree pic-nic. Vicino al fiume è quella di "Pietratonda",mentre per raggiungere Chiaiamano e Savuco è necessario risalire in paese e imboccare la strada per la montagna).

E per non dimenticare che ci troviamo nel territorio-cuore della gastronomia alburnina è d'obbligo una sosta nei ristoranti della zona per assaggiare il piatto forte: funghi porcini, naturalmente e mille altre squisitezze gastronomiche che fanno di questa caratteristica terra una vera perla per buongustai!

 

 

 





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