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Treni che vanno e che vengono,Treni che non passeranno mai più.

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Il tesseramento del Pd,come una scure, si è abbattuto per due settimane consecutive sugli ignari Avellinesi,come il virus della peste di Manzoniana memoria, provocando effetti collaterali di varia natura, che hanno stordito le masse con amnesie frequenti.

Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere. ( Sofocle)

La riflessione che consegno a queste pagine, in questo momento nasce da una serie di avventure occorse in questi giorni di intensa vita politica,nella città dalle macerie fumanti, degne del miglior blade runner.

Il tesseramento del Pd, come una scure, si è abbattuto per due settimane consecutive sugli ignari Avellinesi, come il virus della peste di Manzoniana memoria, provocando effetti collaterali di varia natura, che hanno stordito le masse con amnesie frequenti.

Nessuno ha l’esatta consapevolezza di dove dimori, di cosa abbia fatto nella vita e di cosa abbia in mente di fare nel prossimo futuro.

Quel che conta è accaparrarsi la piccola tessera plastificata, simile a quella che usiamo al Supermercato per raccogliere i punti, perché quella piccola tessera ha in se un magico potere quello di determinare gli equilibri e gli squilibri all’interno di un ormai stanco e scolorito partito.

Partito, che ha rinunciato in città a costruire aggregazione e che praticamente non esiste, frequentato da fantasmi di piccoli potenti ormai sull’orlo di una crisi di nervi per cui contano più le vendette personali e l’affermazione di qualche squallido delfino che le sorti di una comunità.

E capiti quindi che un gruppo di amici, di professionisti, di persone perbene per potersi tesserare debba praticamente affrontare un girone dantesco, fatto di incongruenze e di scempiaggini tecniche e giuridiche, e che si trovi dinanzi a chi senza titolo, senza competenza, senza attribuzioni sia posto nella condizione di controllore di una stazione senza treni.

Ahimè questo Partito in città è una stazione priva di Treni, con i passeggeri posti accanto alle rotaie, fissi a guardare un orologio che non batte più il tempo, fermo ormai da tanto tempo, da troppo tempo. Fermi in attesa di un treno che non arriverà di cui si ode in lontananza solo il fischio, e che ti spinge a guardare nella nebbia ma che non riesci neanche trasformando gli occhi in fessure a scorgere.

E mi spiace doverlo dire, ma se la nuova generazione continuerà ad essere composta da piccoli kamikaze senza testa, usati solo per il lavoro sporco, guidati da piccoli comandanti di paese, da allevatori di bestiame , che farebbero meglio a recarsi la mattina presto nei campi alla ricerca della fatica fisica, così da espiare finalmente il peccato terribile di aver divorato il futuro di questa terra, non vi saranno speranze, sogni ed aspettative sufficienti,ne lotte abbastanza incisive.

Nessuna rivoluzione culturale riuscirà mai a lasciare solchi precisi e decisi in questo fetido pantano votato solo all’acchiappo delle derrate alimentari, che possono però garantire solo un illusorio benessere, un nutrimento momentaneo, perché ormai ridottissime, e di scarsa qualità.

Non ci sono più poltrone sufficienti, ci si arrenda dinanzi a questa terribile evidenza vi tocca andare al Centro per l’impiego, iscrivervi nelle liste di collocamento e sperare in un lavoro. E lo so mi rendo conto che è dura dover ammettere di avere il deserto intorno, di non essere stati capaci di costruire un’anima, un futuro, ma di aver solo cementificato sulla paura e sull’emergenza, pensando che in fondo nessuno avrebbe mai avuto l’interesse a cambiare le cose.

Avevate fatto male i conti, non avevate pensato alla finitezza delle risorse, e non parlo solo di quelle materiali.

Non avevate fatto i conti con la rabbia dei precari, delle giovani madri che non possono lavorare e crescere i figli, con i liberi professionisti senza pensione, con i lavoratori senza protezione, con gli studenti senza scuola, con le famiglie senza sanità.

Non avevate fatto i conti con la rabbia e con la fame, quella fame che non è solo fisica ma è soprattutto umana e culturale.

I tempi sono cambiati e nessuna banda armata potrà mai schiacciare un piccolo esercito di persone piene di passione e di voglia di guardare l’alba, nessuno ne ora ne mai, se ne faccia una ragione qualsiasi Allevatore di galline in batteria con il viso livido di invidia e rancore, nessuna vendetta fermerà questi uomini liberi, con in tasca polvere di stelle e parole ….nessun giovanotto fermerà questa Signora, ne ora ne mai.

Quando si tratta di controllare gli esseri umani non c’è miglior strumento della menzogna. Perché, vedete, gli esseri umani vivono di credenze. E le credenze possono essere manipolate. Il potere di manipolare le credenze è l’unica cosa che conta. (Michael Ende)

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