Scopri tre film intensi ed emozionanti su RaiPlay che raccontano la vita, la perdita e l’amore con uno sguardo autentico e profondo.
Hai presente quei giorni in cui ti serve qualcosa che non sia solo intrattenimento? Quei momenti in cui hai bisogno di una storia che non ti urli nelle orecchie ma ti sussurri qualcosa di vero, di umano, di fragile? Su RaiPlay, che resta una delle piattaforme più sorprendenti per chi cerca cinema d’autore e film che lasciano il segno, ci sono tre titoli che meritano la tua attenzione. Tre film molto diversi tra loro, ma con un’anima comune: parlano di amore e perdita, di disabilità e consapevolezza, di morte e vita. Ma lo fanno senza retorica, con delicatezza, con rispetto.
Ti invito a guardarli in un momento in cui hai voglia di sentire, non solo vedere. Magari con una luce soffusa, magari con il telefono spento. Perché qui non si tratta di passare il tempo. Si tratta di viverlo, quel tempo.
Stasera in Tv su Raiplay
Il colore nascosto delle cose (2017)
Regia di Silvio Soldini – Con Valeria Golino, Adriano Giannini
Genere: drammatico, romantico, intimista

C’è un modo nuovo per raccontare l’amore: senza colori, ma con tutti gli altri sensi. Con Valeria Golino in uno dei ruoli più delicati e potenti della sua carriera, Il colore nascosto delle cose è una carezza cinematografica che parla di chi ha perso la vista, ma non la capacità di amare, di sentire, di vivere pienamente.
Emma è un’osteopata ipovedente, ironica, sensibile, divorziata. Teo è un pubblicitario brillante, ma sfuggente. La loro storia è fatta di silenzi, di attriti, di piccoli miracoli quotidiani. Di sfide vere, ma anche di leggerezza. Soldini aveva già affrontato il tema della cecità nel documentario Per altri occhi, ma qui lo fa attraverso una lente narrativa raffinata, europea, con una sceneggiatura che gioca sui dettagli, e un’intimità visiva che commuove.
Non ci sono grandi plot twist. Ma ogni scena è un passo, ogni dialogo un’esplorazione. La cecità non è al centro come ostacolo, ma come condizione che rilegge la bellezza in modi nuovi. Teo imparerà a farlo. E noi con lui.
Qualcosa di speciale (Love Happens, 2009)
Regia di Brandon Camp – Con Jennifer Aniston, Aaron Eckhart
Genere: dramedy, romantico, elaborazione del lutto

Ti è mai capitato di credere di aver superato qualcosa, solo per scoprire che l’hai semplicemente chiusa in un cassetto? Questo è il cuore pulsante di Qualcosa di speciale, un film delicato che parla di dolore, di elaborazione e – sì – anche d’amore. Ma non l’amore da commedia romantica tutta zucchero e cliché. Piuttosto, l’amore come percorso di cura.
Aaron Eckhart è Ryan, un vedovo che ha scritto un libro su come affrontare la perdita. Ma mentre tutti lo considerano un guru del superamento del dolore, lui è ancora inchiodato lì, in quel lutto che non ha mai davvero vissuto. L’incontro con Jennifer Aniston, nei panni di una fioraia disillusa, riapre porte e ferite. Ma anche possibilità.
Il film è tratto dall’esperienza personale del regista Brandon Camp, che per dieci anni non è riuscito a fare i conti con la scomparsa della madre. Questo rende il tono molto più sincero di quanto ci si aspetti da un titolo così.
Non è perfetto. È prevedibile in certi momenti, è lento in altri. Ma se stai cercando un film da vedere sul divano, con le luci basse e qualche fazzoletto a portata di mano, allora questo potrebbe davvero sorprenderti.
L’uomo dal fiore in bocca (2021)
Regia di Gabriele Lavia – Con Ennio Fantastichini, Gabriele Lavia
Genere: teatro filmato, esistenziale, dramma psicologico

C’è un treno che non arriva mai. O forse è la morte che si fa attendere. O forse è la vita che si ferma per un istante. In questa trasposizione cinematografica di un atto unico di Luigi Pirandello, firmata con rigore e passione da Gabriele Lavia, tutto si svolge in una stazione che non esiste, in una notte qualunque.
Un uomo malato terminale (un monumentale Ennio Fantastichini, nella sua ultima interpretazione) incontra un uomo qualunque, in attesa di un treno perso. Iniziano a parlare. Uno parla della vita di tutti i giorni. L’altro, del tempo che gli resta. E nel mezzo, un’umanità disarmata.
L’uomo dal fiore in bocca non è per chi cerca ritmo o azione. È un’opera visiva e concettuale, un teatro filmato che esplora il tempo e il silenzio, il senso delle piccole cose quando la fine è vicina. Non è empatico nel linguaggio – a volte troppo letterario – ma è potentissimo nelle immagini, nella fotografia, nella regia che alterna staticità e tensione interiore.
Se ti lasci attraversare da questo film, scoprirai una domanda: e se fossi tu l’uomo che aspetta?
Perché vedere questi tre film?
Perché parlano di debolezze che diventano forza, di assenze che lasciano spazio alla verità, di relazioni che salvano, anche quando sembrano impossibili. Perché sono film che non giudicano, ma ti lasciano libero di sentire.
E perché su RaiPlay, a volte, trovi molto più che repliche. Trovi cinema vero, storie da riscoprire, emozioni da rivivere. È un servizio pubblico, sì. Ma è anche un luogo di memoria, di cultura, di coraggio. Un angolo dove puoi ancora trovare poesia che non ha bisogno di effetti speciali.
