C’è un filo invisibile che lega le storie più vere: quello della resilienza emotiva. E nel cinema italiano contemporaneo, alcuni autori hanno saputo raccontarla con una delicatezza rara, mettendo a nudo le crepe dell’anima senza mai cadere nel melodramma.
Su RaiPlay, piattaforma sempre più ricca di titoli d’autore da (ri)scoprire, tre film in particolare meritano attenzione. Tre opere che, in modi diversi, parlano d’amore, perdita e redenzione. Tre visioni che ci ricordano quanto la luce possa filtrare anche nelle notti più dense.
Il colore nascosto delle cose
Nel film di Soldini, uscito nel 2017 per Lumière & Co., il buio non è solo un espediente visivo, ma una condizione esistenziale. Valeria Golino, nei panni di Emma, una donna che ha perso la vista, restituisce al pubblico una sensibilità quasi tattile, fatta di odori, suoni e intuizioni. Accanto a lei, Adriano Giannini è Teo, un pubblicitario incapace di guardare davvero la vita, finché non incontra chi non può farlo in senso letterale.
“Il colore nascosto delle cose” non indulge nel pietismo, anzi: la regia di Soldini trasforma la disabilità in una metafora della percezione umana, in un film che invita a vedere “oltre”. È un racconto che scorre silenzioso ma incisivo, dove ogni gesto ha il peso di una scoperta. La fotografia tenue, quasi ovattata, amplifica l’intimità delle emozioni. E quel titolo, così poetico, sembra suggerire che la vera vista non passa dagli occhi, ma dal cuore.
Nessuno si salva da solo
Con “Nessuno si salva da solo”, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini (2015, produzione Indigo Film), il tono si fa più crudo ma non meno autentico. Qui l’amore è già finito, eppure continua a bruciare sotto la cenere. Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca incarnano Gaetano e Delia, due ex coniugi costretti a confrontarsi per il bene dei figli. Una cena, un ristorante, una lunga notte che diventa confessione.
Sergio Castellitto, regista e compagno d’arte della Mazzantini, costruisce un dramma intimo e verbale, dove le parole diventano armi e carezze. La macchina da presa si muove stretta sui volti, lasciando che siano le pause a raccontare più dei dialoghi.
La Rai ha avuto il merito di riportarlo su RaiPlay, dove oggi può essere (ri)scoperto come uno dei più sinceri ritratti della coppia moderna: due anime che si sono amate e ferite, ma che forse non hanno ancora smesso di cercarsi.
Filumena Marturano
Poi arriva lei, “Filumena Marturano”, monumento del teatro di Eduardo De Filippo, rinata in una sorprendente versione televisiva firmata da Francesco Amato per Rai Fiction. Interpretata da Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo, la nuova Filumena vibra di un’energia contemporanea, pur restando fedele allo spirito originario.
Napoli è viva, respira, e si fa scenografia sentimentale di un amore ruvido e viscerale. Filumena, ex prostituta che inganna il suo uomo per sposarlo e dare un futuro ai figli, è qui donna e madre, furba e ferita, ironica e tragica. La regia, sobria e dinamica, si muove tra le vie e le case della città, rendendo la commedia di Eduardo una storia ancora attualissima.
Non stupisce che la messa in onda, avvenuta qualche anno fa, abbia registrato oltre tre milioni di spettatori: una testimonianza che il teatro, quando è verità, non invecchia mai anche se diventa cinema.
Questi tre film, pur diversi per linguaggio e atmosfera, condividono una stessa radice: l’umanità. Tutti e tre ricordano che non serve la perfezione per essere amati, ma il coraggio di mostrarsi vulnerabili.
Su RaiPlay, dove sono disponibili in streaming, queste storie non si guardano soltanto: si vivono.
Forse perché, alla fine, ognuno di noi ha un po’ di Emma, di Delia o di Filumena dentro di sé. E ogni tanto, basta un film per ritrovare il colore nascosto delle nostre stesse emozioni.
