Scopri il cinema francese su RaiPlay: tre storie di adolescenza, perdita e identità raccontati con delicatezza e profondità.
Se in questi giorni senti il bisogno di lasciarti coinvolgere da storie profonde, emozioni forti e personaggi forti, oggi ho qualcosa che fa per te. Sono tre film francesi disponibili gratuitamente su RaiPlay che non si limitano a intrattenere, ma parlano al cuore.
Raccontano cosa significa crescere, perdersi, ritrovarsi, affrontare il dolore e provare a ricominciare. Tre storie diverse, ma tutte accomunate da una grande verità emotiva. Siamo davanti a un cinema che non ha paura di scavare nei sentimenti più profondi. Che parla di adolescenza, di lutto, di identità, ma lo fa con tatto, con delicatezza, con autenticità. Niente forzature, solo verità raccontate con lo sguardo poetico che il cinema francese sa regalare.
Partiamo da “Quando hai 17 anni” (Quand on a 17 ans, 2016), un film drammatico che è un vero pugno al cuore ma anche una carezza. Diretto da André Téchiné con la sceneggiatura firmata a quattro mani con Céline Sciamma, ci racconta la storia di Damien e Thomas, due adolescenti che all’inizio si detestano, si provocano, si sfidano ogni giorno tra i banchi di scuola.

Ma quando Thomas si ritrova a dover vivere nella casa di Damien per motivi familiari, la tensione si trasforma lentamente in qualcosa di molto più profondo e intimo. Kacey Mottet Klein e Corentin Fila sono straordinari nel dare vita a due anime che si scontrano per paura, e si avvicinano per bisogno.
Con loro anche la bravissima Sandrine Kiberlain, nei panni di una madre che cerca di fare da ponte tra due mondi. È un film dolce e ruvido al tempo stesso, che ti prende per mano e ti porta dentro i turbamenti dell’adolescenza. E ti assicuro che, una volta finito, ti resterà addosso per un bel po’.
Poi, sempre su Raiplay, c’è “Stringimi forte” (Serre-moi fort, 2021), un film che ti spiazza e ti abbraccia con la stessa intensità. Clarisse, interpretata da una Vicky Krieps da applausi, fugge da casa senza dire nulla. Ma più il film va avanti, più capiamo che quella non è una semplice fuga, è il tentativo disperato di proteggersi da un dolore troppo grande.

È un film sul lutto, ma anche sulla mente umana e su come può cercare di sopravvivere quando tutto crolla. La regia di Mathieu Amalric è pura poesia: gioca con i tempi, con la memoria, con l’immaginazione, lasciandoci sempre sospesi tra ciò che è accaduto e ciò che forse è solo immaginato. Arieh Worthalter e Anne-Sophie Bowen-Chatet completano un cast che funziona perfettamente.
Stringimi forte non ti spiega nulla, ti chiede di sentire. Di entrare in punta di piedi nella storia di una donna spezzata. E lo fa con rispetto, delicatezza, ma anche con un’intensità emotiva che non lascia scampo. È uno di quei film che ti fa venire voglia di restare in silenzio dopo i titoli di coda. Solo per respirare un attimo.
E infine c’è “France” (2021), che cambia completamente registro ma resta altrettanto potente. Qui siamo nel mondo dell’informazione, dei media, della celebrità. Ma non aspettarti una semplice critica sociale: questo è un film che ti sorprende, ti confonde e alla fine ti fa riflettere.
La protagonista è France de Meurs, una giornalista famosa e sempre al centro della scena, interpretata da una Léa Seydoux davvero magnetica. Tutto nella sua vita è perfettamente calibrato… fino a quando un piccolo incidente rompe l’equilibrio e la costringe a guardarsi dentro. Il regista Bruno Dumont costruisce attorno a lei un mondo fatto di apparenze, contraddizioni e fragilità.
Con Blanche Gardin e Benjamin Biolay a completare il cast, France diventa un racconto che mescola dramma, satira e introspezione con una dose di coraggio non da poco.
Non è un film comodo, ma è un film necessario. Ti chiede: quanto di quello che mostriamo è davvero noi? E quanto è solo una maschera?
