Ci sono momenti in cui il cinema italiano sembra trasformarsi in un diario collettivo, capace di dare voce a ciò che spesso resta taciuto: la paura di crescere, il peso della violenza, la speranza di un futuro diverso. In quelle immagini ritroviamo le fragilità che ci appartengono, anche quando parlano di epoche lontane o di vite che non abbiamo mai vissuto.
Il bello è che certe pellicole sanno unire poesia e crudezza, sogno e realtà, lasciandoci addosso il segno di un’esperienza più che di una semplice visione. È questa la sensazione che accompagna tre opere italiane oggi disponibili su RaiPlay, storie diverse e complementari che raccontano la formazione di un’identità, il confine sottile tra vittima e carnefice, l’odissea di chi non smette di inseguire la propria libertà.
La bella estate (2023, Kino Produzioni – Rai Cinema – 9.99 Films), diretto da Laura Luchetti e tratto dall’omonimo romanzo di Cesare Pavese, è un film che sembra respirare insieme ai suoi personaggi. Ambientato nella Torino del 1938, segue la giovane Ginia (Yile Yara Vianello, premiata con il Nastro d’Argento Guglielmo Biraghi) che si lascia guidare dalla magnetica Amelia (Deva Cassel al suo esordio) in un mondo di arte e sensualità.
È una storia di formazione fatta di silenzi, scoperte improvvise e coraggio di riconoscersi. La fotografia dorata e la regia attenta di Luchetti restituiscono un’atmosfera sospesa, capace di parlare con delicatezza e forza insieme. Su IMDb il film ottiene 5.5/10, Google lo premia con il 62% di apprezzamenti, Rotten Tomatoes segna un 69%: numeri che non raccontano però tutta la sua intensità, un piccolo gioiello da rivalutare su RaiPlay.
Se La bella estate accarezza, Dogman (2018, Archimede – Rai Cinema) colpisce. Matteo Garrone prende ispirazione dal “delitto del Canaro” e costruisce una favola nera che scava nella periferia e nell’animo umano. Marcello Fonte, Palma d’Oro a Cannes per questo ruolo, interpreta un uomo mite e invisibile che si guadagna da vivere come toelettatore di cani, mentre Edoardo Pesce dà corpo a Simone, ex pugile violento e imprevedibile.
È una relazione malata che diventa l’innesco di una vendetta agghiacciante, ma inevitabile. La fotografia di Nicolai Brüel sporca e luminosa al tempo stesso rende palpabile la contraddizione tra degrado e umanità.
Con 9 David di Donatello, 8 Nastri d’Argento e il plauso della critica internazionale – The Guardian lo ha definito “il miglior film italiano del decennio” – Dogman resta un film che morde e commuove. IMDb lo valuta 7.3/10, Rotten Tomatoes 84%.
Guardarlo oggi su RaiPlay significa rivivere un’opera che non ha perso un grammo della sua forza.
E poi arriva il viaggio epico. Io Capitano (2023, Archimede – Rai Cinema – Pathé) porta di nuovo la firma di Garrone e ha conquistato il mondo con la sua intensità. Leone d’Argento a Venezia, candidato agli Oscar come miglior film internazionale, vincitore di 7 David di Donatello e 7 Nastri d’Argento: il curriculum parla chiaro.
La storia di Seydou e Moussa, due ragazzi senegalesi in viaggio verso l’Europa, si fa epopea contemporanea che attraversa il Sahara, le carceri libiche e il Mediterraneo. Garrone sceglie di restare sempre al fianco dei protagonisti, evitando il tono predicatorio per restituire lo sguardo autentico di chi parte. Le interpretazioni di Seydou Sarr e Moustapha Fall vibrano di verità, trasformando il film in un’esperienza umana prima ancora che cinematografica. IMDb segna 7.9/10, Rotten Tomatoes addirittura 96%, Google 86% di gradimento.
Un titolo che, su RaiPlay, diventa occasione per riflettere sulla nostra epoca con occhi nuovi.
Tre film, tre anime. Una carezza, un pugno, un’odissea. Tre modi diversi di raccontare il coraggio e la fragilità dell’essere umano. E la sensazione che il cinema italiano, quando osa guardare dentro le ferite e i desideri, sappia ancora sorprendere e scuotere.
