Che cos’è la normalità? Chi decide cosa è giusto ricordare, chi merita redenzione, chi invece l’oblio? A volte basta un weekend per trovare le risposte che non avevamo il coraggio di cercare. E no, non è necessario partire: basta aprire RaiPlay, sedersi comodi e lasciarsi sorprendere da tre storie profondamente diverse per tono, stile e ambientazione, ma unite da un filo comune invisibile e potente: l’umanità.
Che si tratti di un bambino cresciuto tra i “matti”, di due fratelli gangster in una Londra che sogna il futuro mentre affonda nel passato, o di un magistrato che, consapevole del suo destino, sceglie la verità fino all’ultimo giorno, ogni film in programma ci offre uno specchio.
Un riflesso ora distorto, ora struggente, ora epico, della nostra idea di giustizia, amore, appartenenza.
Tre visioni, tre registri narrativi, una sola domanda che ci portiamo dentro: quanto siamo disposti a capire davvero l’altro? Che tu abbia voglia di riflettere, di emozionarti o di restare col fiato sospeso, questa selezione di film tratti da storie vere su RaiPlay ha qualcosa da dirti. E lo fa con grazia, potenza, talento.
Quando crescere significa imparare a disobbedire alla normalità
“Quando tutto tornerà ad essere come non è mai stato” è una di quelle pellicole che arrivano senza clamore, ma lasciano un segno profondo. Uscito nel 2023 e diretto da Sonja Heiss, il film è tratto dall’autobiografia di Joachim Meyerhoff, figura teatrale e letteraria tra le più apprezzate della Germania contemporanea.
La storia? Quella di Joachim, un bambino che cresce dentro le mura di un ospedale psichiatrico. Ma non aspettarti un dramma cupo o pietista: al contrario, è un racconto tenero, ironico e struggente, che ci obbliga a mettere in discussione l’idea stessa di “normalità”. Gli “altri” – quelli che la società isola e teme – diventano qui figure piene di grazia, capaci di compassione e umorismo. E la famiglia? È il luogo dove si impara a mentire, ma anche ad amare.
Il film, disponibile su RaiPlay, ha ottenuto recensioni lusinghiere. Su IMDb il punteggio è 6.7/10, mentre i blog di cinema lo definiscono “raffinato, profondo, mai banale”. È stato presentato alla Berlinale nella sezione Generation, e merita di essere visto – o rivisto – per il modo in cui riesce a parlare al cuore, anche nei suoi silenzi più lunghi.
Nel cast spiccano Arsseni Bultmann, Laura Tonke e Devid Striesow, perfettamente calati in una dimensione sospesa tra fiaba e memoria. Una piccola gemma per chi cerca un film che non dà risposte, ma pone domande scomode.
Due fratelli, una città, un’unica spirale di violenza
Da un’infanzia atipica nella Germania degli anni ’70 ci spostiamo nella Londra dei Swinging Sixties, dove tutto sembra cambiare tranne il crimine. In “Legend” (2015), Tom Hardy offre una prova d’attore monumentale interpretando entrambi i fratelli Kray, icone della malavita britannica.
La regia è di Brian Helgeland, già premio Oscar per “L.A. Confidential”, e la storia – tratta dal romanzo di John Pearson – si muove tra i toni del noir, del dramma e del gangster movie. Il risultato? Un film visivamente potente e narrativamente ambizioso, che usa la relazione simbiotica e tossica tra i due gemelli per parlare del doppio che abita in ognuno di noi.
Disponibile su RaiPlay, “Legend” vanta un 6.9 su IMDb e recensioni contrastanti: c’è chi lo accusa di estetizzare troppo i gangster, chi invece ne loda la capacità di ritrarre una città e un’epoca. The Guardian parla di “un racconto cartoonesco ma coinvolgente”, mentre per Aldo Grasso “è un film perfetto per chi si avvicina per la prima volta a quella storia”.
Nel cast, oltre a Hardy, anche Emily Browning, David Thewlis e Taron Egerton, che regalano solidi contrappunti all’energia selvaggia dei Kray. È un film che parla di ambizione, di rovina e soprattutto di scelte sbagliate. E lo fa con stile.
Quando la memoria è una battaglia da combattere ogni giorno
Chiudiamo con un film che non lascia spazio a sfumature, ma entra dritto nella carne viva della storia italiana. “Adesso tocca a me”, diretto da Francesco Miccichè nel 2017, è un docufilm struggente e necessario su Paolo Borsellino e gli ultimi 57 giorni della sua vita.
A raccontare la vicenda è Antonio Vullo, unico sopravvissuto alla strage di via D’Amelio. Il racconto si muove tra fiction e materiali d’archivio, alternando verità intime e urgenza storica. Non c’è retorica, solo dolore e lucidità. E soprattutto, un senso profondo di responsabilità.
Nel ruolo di Borsellino, un intenso Cesare Bocci; accanto a lui, Giulio Maria Corso, Anna Ammirati e Ninni Bruschetta. Il film, prodotto da Rai Fiction, è disponibile in streaming su RaiPlay e si attesta su un 7.3 su IMDb, con l’86% di gradimento da parte degli utenti Google.
La critica ha accolto con rispetto e partecipazione questa ricostruzione sobria e umana. Panorama lo definisce “epico e al tempo stesso intimo”, mentre Aldo Grasso ne sottolinea l’importanza educativa. Ed è proprio qui il senso più profondo della pellicola: ricordare, per non dimenticare. Ma anche per agire.
