Ti sei mai chiesto perché alcune storie, apparentemente lontane nel tempo o nello spazio, riescono ancora oggi a scuotere la nostra sensibilità? Forse perché parlano di potere, desiderio, fragilità umana. Tre miniserie disponibili su Netflix intrecciano questi fili con linguaggi diversi: la tensione geopolitica della Guerra Fredda, la rivoluzione culturale degli anni Ottanta e i dilemmi morali di un presente che ci riguarda più da vicino.
Sono titoli che rischiano di passare inosservati, ma che hanno ancora molto da dire. E se ami le narrazioni capaci di mescolare intrattenimento e riflessione, qui trovi tre piccole perle da riscoprire.
La prima ci porta nel cuore del Portogallo del 1968. “Glória” (creata da Pedro Lopes, diretta da Tiago Guedes e prodotta da SPi nel 2021) è la prima serie originale portoghese di Netflix, un thriller storico di dieci episodi che racconta l’infiltrazione del KGB in una stazione radio americana, nel pieno della Guerra Fredda. Un budget considerevole ha permesso una ricostruzione meticolosa: auto d’epoca, arredi, costumi, persino le tecnologie di trasmissione.

Non è solo una serie di spionaggio, ma uno sguardo sul Portogallo del regime di Salazar, oppresso e silenzioso, che diventa improvvisamente centro nevralgico delle grandi potenze. Miguel Nunes veste i panni di João Vidal, giovane ingegnere con un passato militare controverso, mentre Joana Ribeiro, Carolina Amaral, Victoria Guerra e Afonso Pimentel interpretano figure complesse divise tra sentimenti, politica e segreti familiari. “Glória” mette in scena complotti, tradimenti e passioni personali, diventando un piccolo gioiello nascosto del catalogo Netflix.
Cambio totale di scenario con la frizzante e irriverente “Linee bollenti” (“Dirty Lines”), pubblicata su Netflix l’8 aprile 2022. Qui non trovi spie e agenti segreti, ma fratelli visionari che trasformano una linea telefonica in un business milionario, cambiando per sempre il volto della comunicazione di massa.
Creata da Pieter Bart Korthuis, è la prima serie olandese della piattaforma e mette in scena l’Amsterdam degli anni Ottanta tra club, musica elettronica e tabù che crollano. Minne Koole e Chris Peters danno volto a Frank e Ramon Stigter, imprenditori improvvisati che aprono la strada a un nuovo settore, mentre Joy Delima presta la voce e il cuore alla protagonista Marly, studentessa che diventa centralinista di servizi telefonici a pagamento, e narratrice di un’epoca in fermento. Al loro fianco troviamo anche Charlie Chan Dagelet e Julia Akkermans, volti emergenti del cinema olandese. La serie alterna leggerezza e dramma, riuscendo a raccontare un pezzo di storia sociale con ironia e freschezza.
Infine, un thriller psicologico che nasce da un racconto di Jack London ma trova nuova linfa nell’epoca dei social e del controllo mediatico. “I favoriti di Mida” (“Los favoritos de Midas”), diretto da Mateo Gil e distribuito da Netflix nel 2020, mette in scena l’avidità, la paura del giudizio pubblico e il prezzo della fama. Sei episodi che ti fanno sentire parte di un gioco inquietante: cosa saresti disposto a sacrificare pur di mantenere intatta la tua immagine?

Luis Tosar offre una prova intensa nei panni di Adrián Doria, imprenditore ricco e rispettato la cui vita viene sconvolta da minacce anonime. Al suo fianco Marta Belmonte nei panni della giornalista Mónica, determinata a scavare nella verità, e Willy Toledo che porta in scena un personaggio ambiguo e imprevedibile, sospeso tra complicità e pericolo. Le atmosfere urbane e i giochi di luce creano un senso claustrofobico che accompagna ogni scelta morale dei protagonisti.
Tre produzioni, tre stili diversi, un unico filo conduttore: la capacità del cinema e delle serie di specchiarsi nei grandi cambiamenti sociali. Netflix, ancora una volta, non si limita a offrire intrattenimento, ma mette a disposizione storie che interrogano, che fanno sorridere o riflettere, e che soprattutto meritano di essere riscoperte.
