Certe serate chiedono leggerezza. Altre, invece, hanno bisogno di un salto nel vuoto, di un battito del cuore che accelera, di quella sensazione adrenalinica che solo il buon cinema di suspense e tensione sa lasciare addosso.

Su RaiPlay c’è un terzetto di thriller che funziona proprio così: tre pellicole diverse per ambientazione, stile e temperatura emotiva, ma uniti dalla stessa promessa. Portarti fuori dalla comfort zone e dare alla serata una piega più nervosa, più scura, più adrenalinica.

Tre thriller che non cercano tutti la suspense nello stesso modo. Uno corre tra rapide e tradimenti, uno affonda nell’ambiguità sentimentale, uno trasforma l’isolamento in una prigione mentale. Tre declinazioni del cinema thriller, tre modi diversi di tenerti in allerta per farti trascorrere una serata ad alta tensione su RaiPlay.

River Wild, produzione statunitense del 2023 diretta da Ben Ketai, è il titolo più immediato del trio: prende il cinema d’avventura, lo sporca con il sospetto e lo spinge verso una tensione continua. Il punto di partenza è semplice ma efficace: un’escursione di rafting tra fratelli e amici si trasforma in un incubo quando nel gruppo emerge il dubbio che qualcuno stia tramando per uccidere gli altri. Nel cast ci sono Leighton Meester, Adam Brody e Taran Killam, volti che danno al film un’energia accessibile ma mai del tutto rassicurante.

Qui il motore non è soltanto l’acqua, pur importantissima nella costruzione della suspense. Il vero centro è la fiducia che si incrina. Le rapide diventano il riflesso fisico di rapporti instabili, e il film lavora bene proprio quando sposta il pericolo dall’ambiente ai volti. Non è un’opera rivoluzionaria, e i riscontri del pubblico sono piuttosto tiepidi, con una ricezione critica modesta su Rotten Tomatoes; però come visione serale da puro intrattenimento nervoso ha una sua efficacia, soprattutto se cerchi ritmo e tensione senza troppe pause.

Molto più sottile e inquieto è Beast, film britannico del 2017 scritto e diretto da Michael Pearce. Su RaiPlay è probabilmente il più riuscito dei tre anche sul piano strettamente cinematografico: non si limita a raccontare un possibile caso criminale, ma usa il mistero per scavare dentro una protagonista ferita, compressa da una famiglia soffocante e attratta da un uomo che potrebbe rappresentare salvezza oppure rovina. Jessie Buckley, accanto a Johnny Flynn e Geraldine James, regge il film con una prova intensa, nervosa, piena di contraddizioni.

L’atmosfera di Jersey, con i suoi paesaggi battuti dal vento e il suo isolamento quasi morale, fa il resto. The Guardian parlò di un “masterclass in slow-burn chills”, mentre Screen Daily sottolineò il peso della performance di Jessie Buckley nell’esordio di Pearce; non sono giudizi casuali, perché il film cresce proprio nella zona grigia, dove eros, paura e bisogno di fuga si confondono. Non a caso ha vinto il BAFTA come miglior esordio britannico di sceneggiatore, regista o produttore, e mantiene un 92% su Rotten Tomatoes con un 6,8 su IMDb. È il titolo che consiglierei a chi cerca un thriller psicologico più autoriale, più denso, più perturbante.

Poi c’è Shadows – Ombre, film italo-irlandese del 2020 diretto da Carlo Lavagna, che sposta tutto su un piano più intimo e allucinato. Due sorelle, una madre iperprotettiva, un hotel abbandonato nel bosco, la convinzione che la luce del giorno sia letale: basta questo per capire che la tensione, qui, nasce prima di tutto da un controllo emotivo e mentale. Mia Threapleton, Lola Petticrew e Saskia Reeves costruiscono un triangolo familiare disturbante, in cui la paura del mondo esterno finisce per dire molto anche sulla paura di crescere e conoscere.

È un film che divide di più. C’è chi lo ha letto come un’opera di ombre e non detti capace di rinnovare il genere, mentre altri ne ha evidenziato i limiti di ripetizione e una certa prevedibilità. In mezzo c’è un titolo che non punta sugli shock facili, ma su un’inquietudine costante, quasi trattenuta. Però proprio per questo può diventare la sorpresa della serata, un piccolo oggetto anomalo da recuperare su RaiPlay se ami i film che insinuano dubbi invece di spiegare tutto.

Messi insieme, questi tre film compongono una piccola mappa della tensione contemporanea. “River Wild” lavora sul pericolo fisico e sull’azione, “Beast” sul desiderio che si fa minaccia, “Shadows – Ombre” sulla paura come costruzione mentale. Tre strade diverse, stesso risultato: trasformare una serata qualsiasi in un’esperienza più tesa, più scura, più viva.

E forse è proprio questo il punto. Quando il thriller funziona davvero, non ti lascia solo con il sollievo della fine. Ti lascia addosso una crepa. Una sensazione. Il dubbio che il pericolo, a volte, non arrivi da lontano ma

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