Nel mondo della moda, il talento non basta. Serve carattere, ambizione, una certa dose di cinismo. E forse è proprio per questo che il ritorno di “Il diavolo veste Prada 2” (2026, produzione 20th Century Studios) riaccende un immaginario che non ha mai davvero smesso di esercitare fascino: quello delle donne che si fanno spazio in ambienti competitivi, dove ogni scelta ha un prezzo.
Il primo film, diretto da David Frankel nel 2006, resta un punto di riferimento culturale. Non solo per la straordinaria interpretazione di Meryl Streep, ma per la capacità di raccontare il lavoro come terreno di trasformazione personale. Oggi, a distanza di anni, torna attuale più che mai: perché il rapporto tra carriera, identità e ambizione è cambiato, ma continua a porre le stesse domande scomode.
Se stai aspettando il sequel al cinema, ci sono alcune storie disponibili in streaming che si muovono sulla stessa scia narrativa. Film che parlano di moda, lavoro, successo e identità femminile, ognuno con un tono diverso, ma con un cuore comune.
Il diavolo veste Prada 1
Partiamo proprio da “Il diavolo veste Prada” (2006, 20th Century Fox), disponibile su Disney Plus, NOW, APPLE TV e TIM Vision. Rivederlo oggi significa accorgersi di quanto sia stato sottovalutato alla sua uscita come semplice commedia. In realtà, è un racconto molto più stratificato: la regia asciutta, la scrittura brillante e una fotografia elegante costruiscono un universo in cui la moda diventa linguaggio di potere. Anne Hathaway accompagna lo spettatore in un percorso di crescita che non è mai lineare, mentre Meryl Streep costruisce un personaggio diventato iconico. Vale la pena (ri)vederlo, perché ha ancora molto da dire.
La storia segue Andy Sachs, giovane aspirante giornalista che arriva a New York e diventa assistente di Miranda Priestly, potentissima direttrice della rivista Runway: un lavoro apparentemente provvisorio che la costringe a misurarsi con ambizione, compromessi e perdita di sé.
Lo stagista inaspettato
Se cerchi un’evoluzione più contemporanea del mondo del lavoro, “Lo stagista inaspettato” (2015, Warner Bros.) su Netflix e HBO rappresenta una scelta quasi naturale. Qui il contesto è quello di una startup digitale, ma il cuore resta lo stesso: cosa significa avere successo oggi? La regia di Nancy Meyers privilegia toni più morbidi, quasi rassicuranti, ma sotto la superficie emergono fragilità e contraddizioni. Anne Hathaway torna in un ruolo diverso, più consapevole, affiancata da un Robert De Niro sorprendentemente misurato. Un film che, forse, non ha avuto la visibilità che meritava.
Ben Whittaker, vedovo settantenne, entra come stagista senior in una giovane azienda di moda online guidata da Jules Ostin, imprenditrice brillante ma schiacciata dal successo: il loro incontro diventa una storia delicata su lavoro, ascolto e fragilità.
I Love Shopping
C’è poi chi affronta il mondo della moda da un’altra prospettiva, più leggera ma non per questo superficiale. “I Love Shopping” (2009, Touchstone Pictures) su APPLE TV e Prime Video gioca con il lato più frivolo e compulsivo del consumo, trasformando la moda in ossessione e identità. La regia di P.J. Hogan punta su ritmo e ironia, ma dietro la commedia emerge una riflessione sottile sul bisogno di apparire. È uno di quei titoli che possono sembrare leggeri, ma che nascondono una lettura più profonda.
Rebecca Bloomwood sogna una rivista di moda, ma finisce a scrivere di finanza mentre la sua vita è travolta da debiti e acquisti compulsivi: una commedia leggera solo in apparenza, che racconta il desiderio di sentirsi riconosciuti attraverso l’immagine.
Crudelia
Se invece vuoi spostarti verso un’estetica più audace, “Crudelia” (2021, Walt Disney Pictures) su Disney Plus e Prime Video offre una rilettura sorprendente. Non è solo un film sulla moda, ma sulla costruzione di sé attraverso lo stile. La regia di Craig Gillespie mescola energia punk e spettacolarità visiva, mentre Emma Stone dà vita a un personaggio che oscilla tra ribellione e ambizione. Un racconto che dimostra come la moda possa diventare narrazione, identità, provocazione.
La giovane Estella arriva a Londra con un talento fuori dal comune per la moda e una rabbia difficile da contenere; l’incontro con la Baronessa von Hellman la spinge a trasformarsi in Crudelia, facendo dello stile un’arma di identità e ribellione.
Sex and the City
Impossibile non citare “Sex and the City” (2008, New Line Cinema), disponibile su SKY e Prime Video. Qui la moda è parte integrante di una visione più ampia: amicizia, relazioni, indipendenza. La regia di Michael Patrick King mantiene lo spirito della serie, ma lo amplia in chiave cinematografica. È una storia che, a suo modo, ha definito un’epoca e continua a influenzare il modo in cui immaginiamo il rapporto tra donne, carriera e città. La serie Tv è su Netflix
Carrie Bradshaw e le sue amiche tornano a vivere New York tra amore, crisi personali e scelte decisive: la moda resta il linguaggio visivo del racconto, ma il cuore del film è il legame tra quattro donne che provano a non perdersi.
E poi c’è Katherine
Infine, una perla meno citata ma assolutamente da recuperare: “E poi c’è Katherine” (2019, Amazon Studios) su Netflix. Non parla direttamente di moda, ma il meccanismo è lo stesso: una figura femminile potente, un ambiente competitivo e uno sguardo critico sul successo. Emma Thompson costruisce un personaggio affilato e complesso, mentre la regia di Nisha Ganatra gioca sull’equilibrio tra ironia e tensione. Un titolo da rivalutare, soprattutto oggi.
Katherine Newbury, conduttrice televisiva brillante ma in crisi, rischia di perdere il suo talk show e trova in Molly Patel, giovane autrice appena arrivata, una voce capace di mettere in discussione potere, abitudini e paura dell’irrilevanza.
In questi film, emerge una costante: il successo non è mai raccontato come un punto di arrivo, ma come un percorso fatto di compromessi, scelte difficili e identità in evoluzione. È probabilmente questo il motivo per cui “Il diavolo veste Prada” continua a essere un must per chi cerca storie autentiche, al di là dell’apparenza glamour.
