Campania e cucina è un binomio che viaggia a braccetto. Dai piatti marinari a quelli più intensi delle aree interne, provincia che vai tradizione che trovi. Ci sono, nella vasta rubrica dei piatti tipici regionali, alcune preparazioni che  hanno una caratteristica precisa: non sono state pensate, in origine, per essere raccontate ma solo per essere mangiate. Insomma, non inseguono una perfezione estetica “instagrammabile” ma sono legate a un’idea di cucina che nasce dalla necessità, dal territorio, dalla memoria.

E forse è proprio qui che si trova la parte più interessante, perché quando la cucina smette di voler piacere a tutti, comincia davvero a raccontare qualcosa. Qualche esempio? Ecco 5 piatti che stanno lì, in quella zona di confine tra memoria e quotidianità che, se li incontri nel momento giusto, difficilmente dimenticherai.

Accio e baccalà (Irpinia)

Accio e baccalà è una di quelle pietanze che sembrano quasi troppo semplici per funzionare. Sedano e baccalà: due ingredienti, niente di più. Eppure, quando sono trattati con attenzione, riescono a costruire un equilibrio sorprendente. Il sedano croccante, vegetale, leggermente amarognolo — pulisce e accompagna la sapidità intensa del baccalà. La ricetta nasce da una cucina che doveva fare i conti con poco, ma che aveva sviluppato un senso preciso delle proporzioni. In Irpinia si trova soprattutto nei periodi legati alla tradizione religiosa, quando il baccalà diventa protagonista.

Come cucinare Accio e baccalà

La preparazione è semplice: baccalà dissalato e lessato, sedano sbollentato per pochi minuti. Si uniscono con olio extravergine, aglio e peperoncino, lasciando riposare perché i sapori si leghino. Alcune varianti prevedono un leggero passaggio in padella con pomodorini.

  • Una buona versione di Accio e baccalà la si può gustare da Saporitaly ad Avellino (Viale Italia, 87/d, Telefono: 328 957 0924)

Melanzane e cioccolato (Costiera Amalfitana)

La prima reazione è sempre di sorpresa. Melanzane e cioccolato non è un abbinamento che ti aspetti, e invece in Costiera Amalfitana è un dolce che affonda le radici nella tradizione conventuale. Ha una struttura ricca, stratificata, quasi barocca, dove ogni ingrediente ha un ruolo preciso. Le melanzane, fritte e leggermente caramellate, diventano la base su cui si costruisce tutto il resto: cioccolato fondente, mandorle, canditi, a volte un tocco di liquore. Il risultato non è mai stucchevole, ma profondo, con una dolcezza che arriva a ondate.

Come cucinare Melanzane e cioccolato

La preparazione prevede che le melanzane vengano tagliate sottili, fritte due volte e asciugate. Poi si alternano strati di melanzane e crema al cioccolato con mandorle e canditi. Dopo averlo fatto riposare in frigo, il dolce va servito freddo.

  • Al ristorante La Caravella ad Amalfi (Via Matteo Camera n. 12, Telefono: 089 871 029) il piatto viene eseguito con equilibrio, senza perdere la sua identità.

Lagane e ceci (Campania interna)

Lagane e ceci è il piatto del tempo lento. Non c’è nulla di immediato, nulla che si possa improvvisare davvero. I ceci vanno messi in ammollo la sera prima, la pasta si lavora a mano con gesti ripetuti, la cottura richiede attenzione e pazienza. È una preparazione che costringe a rallentare, a rispettare i tempi della cucina e, in fondo, anche quelli di chi la prepara.

Ed è proprio in questa lentezza che nasce la sua forza. Perché il risultato non è solo un piatto caldo, ma una consistenza precisa. Le lagane sono un tipo di pasta tirata a mano irregolare, ruvida, mai perfetta, e proprio per questo ideale per trattenere il condimento. I ceci, cotti lentamente, rilasciano il loro amido e diventano parte integrante della struttura del piatto. Una parte viene schiacciata per creare una cremosità avvolgente.

Come cucinare Lagane e ceci

La preparazione? I ceci secchi vengono ammollati e poi cotti lentamente in acqua con uno spicchio d’aglio. Le lagane si preparano con farina e acqua, stese e tagliate in strisce irregolari. Si cuoce tutto insieme negli ultimi minuti, unendo olio extravergine e rosmarino. Parte dei ceci viene schiacciata per ottenere una consistenza più cremosa, quasi vellutata.

  • L’oste e il porco a Montoro (Via Nocelleto 18, Telefono: 0825 520257) propone una cucina che segue ancora i ritmi della tradizione, senza forzature, lasciando che il piatto arrivi a tavola esattamente come deve.

‘O per e ‘o muss (Napoli)

Forse non è nemmeno corretto definirlo “piatto”. Sarebbe più giusto parlare di cuoppo, di gesto, di abitudine. ‘O per e ‘o muss appartiene a una grammatica diversa della cucina, quella che non passa dal tavolo apparecchiato ma dalla strada, dal banco, da un rapporto diretto tra chi prepara e chi mangia. È street food nel senso più autentico del termine, ben prima che diventasse una categoria di moda. A Napoli esiste da sempre. È uno di quei cibi che non hanno mai avuto bisogno di essere raccontati perché fanno parte del paesaggio quotidiano.

Come mangiare ‘O per e ‘o muss

Si prende, si mangia in piedi, spesso con le mani, mentre si parla, si cammina, si guarda la città scorrere. Il sale e il limone arrivano all’ultimo momento, quasi come un riflesso automatico, e cambiano completamente il profilo del boccone, rendendolo più vivo, più immediato. La consistenza è la prima cosa che colpisce. Può spiazzare, soprattutto per chi non è abituato. Ma basta poco per superare quella prima impressione e accorgersi che il sapore è sorprendentemente delicato, pulito, senza eccessi. Attenzione: dietro la preparazione c’è una tecnica precisa, affinata nel tempo.

Non è improvvisazione, ma conoscenza tramandata. Si parte dalla lunga bollitura del piede di maiale e del muso di vitello fino a ottenere una consistenza morbida ma compatta. A raffreddamento completato, si taglia a pezzi regolari e va servito freddo, con sale grosso e limone spremuto al momento.

  • La patria di ‘O per e ‘o muss è la città di Napoli: oltre ai carretti di strada, uno dei più antichi riferimenti in città è l’Antica Tripperia dal 1945 ‘O Russ’ in Via S. Eframo Vecchio, 68 (Tel.: 0815991701)

Spaghetti allo scarpariello (Napoli)

Penne allo scarpariello preparate dallo chef del Circolo dei canottieri di Salerno
Penne allo scarpariello preparate dallo chef del Circolo dei canottieri di Salerno – Foto Agendaonline.it

Dietro questo piatto c’è una storia precisa, quasi artigianale quanto il mestiere da cui prende il nome. Gli scarpari, i calzolai dei Quartieri Spagnoli, lavoravano tutto il giorno tra pelle e attrezzi, e spesso ricevevano parte del compenso in natura: formaggi, qualche pomodoro, quello che c’era. Da lì nasce uno dei piatti più intelligenti della cucina campana, costruito con quello che si aveva, ma con un’idea chiarissima di equilibrio.

Lo scarpariello è una pasta che non perdona distrazioni. Sembra semplice, ma in realtà si regge su un bilanciamento sottile. I pomodorini devono avere la giusta acidità, il formaggio deve legare senza coprire, l’olio deve accompagnare senza appesantire. In molte case napoletane è ancora la soluzione della sera, quella che si prepara quasi senza pensarci. Lo scarpariello è una sintesi perfetta di cucina popolare: pochi ingredienti, massimo risultato.

Come cucinare lo scarpariello

Gli ingredienti sono fondamentali per avere un  risultato eccellente: pomodorini del piennolo freschi saltati in olio extravergine con uno spicchio d’aglio. Gli spaghetti, ma volendo anche penne o paccheri, scolati al dente, vengono trasferiti direttamente in padella e mantecati con un mix di pecorino e parmigiano, aggiunti fuori dal fuoco per ottenere una crema naturale. Basilico fresco a chiudere, spezzato a mano.

  • Per una versione diretta, senza filtri l’indirizzo giusto è la trattoria da Nennella a Napoli (Piazza Carità, 22, Tel: 081 414338): qui lo scarpariello resta fedele alla sua origine: immediato, concreto, profondamente napoletano.

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