Ci sono premi letterari che non si limitano a incoronare un vincitore, ma che diventano specchi di un’epoca, bussole capaci di orientare lettori e scrittori lungo i sentieri della letteratura italiana. Il Premio Campiello appartiene a questa categoria speciale: ogni edizione è un incontro tra voci diverse che, attraverso i loro romanzi e le loro storie, hanno saputo trasformare la memoria collettiva in narrazione, la cronaca in emozione, la storia in arte.
Nato nel 1962 dall’iniziativa degli industriali veneti, il Premio Campiello non è soltanto un riconoscimento prestigioso, ma un vero e proprio invito a scoprire i romanzi italiani che hanno saputo raccontare il nostro tempo con autenticità e intensità. Ogni edizione è un viaggio tra scrittori e libri che parlano di storia, emozioni e identità collettiva, restituendo alla letteratura italiana contemporanea la sua funzione più alta: quella di illuminare il presente e lasciare un segno nel futuro.
Nato con l’intento di promuovere la narrativa italiana contemporanea, si distingue per la sua formula originale: una Giuria dei Letterati seleziona i finalisti, ma il vincitore viene scelto da una Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, rappresentativa dell’Italia intera.
Quest’anno si sfideranno il 13 settembre 2025, per la serata finale che si terrà a Venezia presso il Teatro la Fenice: Di spalle a questo mondo (Neri Pozza) di Wanda Marasco, Bebelplatz – La notte dei libri bruciati (Sellerio) di Fabio Stassi, Inverness (Polidoro) di Monica Pareschi, Nord Nord (Einaudi) di Marco Belpoliti e Troncamacchioni (Feltrinelli) di Alberto Prunetti. Già noto, invece il vincitore del Premio Campiello Opera Prima, riconoscimento che viene attribuito dal 2004 a un autore al suo esordio letterario: è Antonio Galetta, autore di Pietà (Einaudi).
Nel corso dei decenni, il Campiello ha premiato opere che sono diventate pietre miliari della letteratura italiana contemporanea. Questa istituzione ha premiato autori e opere che hanno saputo interpretare il tempo presente, riscoprire il passato e anticipare il futuro. Romanzi come “La tregua” di Primo Levi, infatti, non sono solo vincitori di un premio: sono testimonianze letterarie vive, capaci di attraversare le generazioni.
Questi cinque libri non solo hanno fatto la storia del Campiello, dunque, ma hanno contribuito (e contribuiranno) a scrivere la storia della letteratura italiana contemporanea.
La tregua di Primo Levi (Premio Campiello 1963)
“La tregua” è il secondo libro di Primo Levi, pubblicato nel 1963, e si presenta come il seguito ideale di “Se questo è un uomo”. Se il primo volume racconta l’orrore del Lager di Auschwitz, questo si concentra invece sul lungo e tortuoso viaggio di ritorno verso casa, dopo la liberazione da parte dell’Armata Rossa.
Lo stile di Levi è ancora una volta asciutto, scientifico, ma mai freddo. Ogni parola è misurata, ogni descrizione precisa, ma capace di evocare emozioni profonde. Non si tratta di un diario, né di un romanzo, ma di una narrazione lucida e riflessiva, dove la memoria diventa strumento di comprensione del mondo e degli uomini.
Con questo romanzo, Primo Levi ha saputo trasformare l’esperienza personale in una narrazione universale, capace di parlare a ogni generazione. Il Premio Campiello ha giustamente riconosciuto il valore di quest’opera straordinaria, che ancora oggi conserva intatta la sua forza testimoniale e letteraria.
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“La lunga vita di Marianna Ucrìa” di Dacia Maraini (Premio Campiello 1990)

Pubblicato nel 1990, “La lunga vita di Marianna Ucrìa” è uno dei romanzi più noti e acclamati di Dacia Maraini. Ambientato nella Sicilia del Settecento, il libro è una potente riflessione sul silenzio, sulla condizione femminile e sulla lotta per l’autodeterminazione in una società rigidamente patriarcale.
La prosa di Maraini è ricca, intensa, poetica, ma mai ridondante. Il linguaggio è misurato, fortemente evocativo, capace di ricreare con grande efficacia l’atmosfera della Sicilia barocca. Il romanzo mescola fiction storica, psicologia e femminismo, ma senza retorica: ogni riflessione nasce dall’esperienza vissuta della protagonista e da una narrazione che resta sempre profondamente umana.
La vittoria del Premio Campiello nel 1990 ne ha consacrato il valore letterario, ma il suo successo duraturo è merito della sua forza narrativa e della profondità con cui affronta temi ancora oggi attuali.
“Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi (Premio Campiello 1994)
Pubblicato nel 1994, “Sostiene Pereira” è senza dubbio uno dei romanzi più celebri e amati di Antonio Tabucchi, un’opera che ha lasciato un segno profondo nella letteratura italiana del secondo Novecento. Il libro è infatti un inno alla coscienza civile, alla responsabilità individuale e al potere della parola, ambientato in una Lisbona cupa e soffocata dalla dittatura salazarista degli anni ’30.
La scrittura di Tabucchi è sobria, elegante, densa di significato, con un ritmo lento ma inesorabile, che accompagna il lettore in un percorso di maturazione parallelo a quello del protagonista. La capitale portoghese descritta nel romanzo è una città calda, immobile, carica di simboli: un luogo sospeso nel tempo, in cui il peso della Storia è palpabile in ogni pagina.
In conclusione, questo è un romanzo breve ma intenso, un classico contemporaneo che riesce a coniugare letteratura, impegno civile e introspezione psicologica.
“Accabadora” di Michela Murgia (Premio Campiello 2010)
“Accabadora” è il romanzo che ha lanciato Michela Murgia nel panorama letterario nazionale e internazionale. Il Premio Campiello ne ha riconosciuto il valore letterario e l’originalità tematica. Ambientato in una Sardegna arcaica e sospesa nel tempo, il romanzo affronta il tema dell’eutanasia attraverso la figura misteriosa dell’“accabadora”, donna che pone fine alla sofferenza dei moribondi.
Murgia mescola qui tradizione, religione e psicologia in una narrazione potente e simbolica, creando dunque un’opera potente e profonda, capace di far dialogare tradizione e attualità, etica e affetto, individualità e appartenenza.
Un libro che non dà risposte, ma che insegna ad ascoltare, a interrogarsi e a non avere paura del mistero che accompagna la fine della vita.
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“L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio (Premio Campiello 2017)

Pubblicato nel 2017, “L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio è un romanzo intenso, asciutto e profondamente emotivo, che racconta una storia di abbandono, identità e appartenenza con una voce narrativa autentica e penetrante. Ambientato in Abruzzo, territorio amato e spesso esplorato dall’autrice, il libro è un viaggio delicato e lacerante nel mondo dell’infanzia negata e della famiglia spezzata.
Lo stile di Di Pietrantonio è scarno, essenziale, ma potentissimo. Ogni parola è pesata, ogni frase colpisce con precisione chirurgica. Un romanzo breve ma profondamente incisivo, che racconta una storia di sradicamento, resilienza e ricerca di sé.
Il Premio Campiello 2017 ha riconosciuto il valore letterario e civile di un’opera che ha saputo toccare corde intime e universali, senza mai indulgere nel sentimentalismo. Il volume è divenuto anche opera cinematografica di grande successo e valore.
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Leggere questi libri da leggere significa intraprendere un viaggio dentro l’anima del nostro Paese, tra pagine che resistono al tempo e continuano a parlare al presente con forza, delicatezza e intensità. Un percorso che attraversa gli sguardi di grandi scrittori italiani, capaci di lasciare un’impronta viva nella cultura contemporanea.
