Se pensi che Andrea Camilleri, uno dei più iconici autori italiani, sia solo Montalbano, questi cinque romanzi ti faranno cambiare idea.

Alcuni scrittori hanno una straordinaria capacità, quella di entrare nella testa del lettore con una voce precisa, inconfondibile, che fonde dialetto e narrazione, ironia e malinconia, cronaca e memoria.

Andrea Camilleri è uno di questi. La sua lingua – un ibrido vivo tra italiano e siciliano – è diventata una vera e propria musica letteraria. Ma il suo talento va ben oltre l’invenzione linguistica: Camilleri ha saputo raccontare l’Italia più profonda, i suoi conflitti morali, le sue contraddizioni più aspre, attraverso gialli, romanzi storici, favole moderne e veri e propri atti d’accusa.

Andrea Camilleri è stato autore di punta della casa editrice Sellerio ed è molto più del “padre di Montalbano”. È stato uno scrittore capace di cambiare il modo di raccontare il Sud, l’Italia, il potere, le persone. Ogni suo libro è una lezione di stile, di ironia, di compassione e di libertà narrativa.

Oltre alla celeberrima serie del commissario più amato d’Italia, infatti, l’autore siciliano ci ha lasciato in eredità un patrimonio di narrazioni affilate e umane, che meritano di essere lette (o rilette) ancora oggi.

Ecco cinque titoli che ti faranno entrare – o ritornare – nel suo mondo.

La forma dell’acqua (1994)

È il primo romanzo in cui compare il commissario Salvo Montalbano. In una discarica chiamata “la Mannara”, viene trovato il corpo senza vita dell’ingegner Luparello, uomo di potere. La morte sembra dovuta a cause naturali, ma Montalbano capisce subito che c’è qualcosa che non torna.

La forma dell’acqua segna l’esordio del personaggio che ha cambiato il poliziesco italiano. E’ in questo volume che Camilleri mostra il suo stile unico, la capacità di mettere in scena un giallo che è anche racconto sociale, politico, umano. Il commissario non è un eroe senza macchia: è ironico, malinconico, furbo e profondamente etico. Un punto di partenza perfetto.

Il birraio di Preston (1995)

Consigliato a chi apprezza la narrazione non lineare e i romanzi corali, pieni di sarcasmo e intelligenza.

Ambientato in una Sicilia ottocentesca immaginaria, il romanzo si apre con una rissa avvenuta durante una rappresentazione teatrale. L’opera in questione è un’opera comica, ma la vicenda si tinge di grottesco, drammatico, assurdo. Il racconto si muove avanti e indietro nel tempo, tra più voci e punti di vista.

Camilleri sperimenta una nuova struttura narrativa, con salti temporali e prospettive differenti. Ma soprattutto, mette in scena un’Italia che si riflette nel caos, nell’assurdo della burocrazia e nelle contraddizioni del potere. Un romanzo fuori dagli schemi, ironico e pungente.

Il ladro di merendine (1996)

Consigliato a chi cerca un giallo che tocchi le corde dell’emozione oltre che quelle dell’intrigo.

Un industriale viene accoltellato, una tunisina scompare e un bambino orfano viene trovato mentre ruba una merendina. In mezzo a tutto ciò, Montalbano si muove tra casi privati e drammi sociali, cercando di dare un senso a una realtà complessa.

Il ladro di merendine è uno dei romanzi più teneri della serie di Montalbano, in cui il commissario mostra un lato più paterno, più umano. Il giallo si fonde con una riflessione sul rapporto tra giustizia e umanità. Il bambino diventa specchio di un mondo che spesso punisce i deboli e protegge i potenti.

La concessione del telefono (1998)

Un commerciante siciliano, Pippo Genuardi, cerca disperatamente di ottenere una linea telefonica. Semplice? Tutt’altro. Si trova invischiato in una fitta rete di malintesi, lettere, sospetti, equivoci burocratici che lo porteranno a un epilogo grottesco.

Se si vuol approfondire la scrittura di Camilleri, questo romanzo è imprescindibile: è uno dei testi più comici e tragici al tempo stesso dell’autore siciliano. Attraverso una storia apparentemente banale, l’autore racconta l’Italia della raccomandazione, del sospetto, della malagiustizia. La forma epistolare dà ritmo e ironia alla narrazione. Si ride, ma amaramente.

Il re di Girgenti (2001)

Un romanzo storico che racconta la vita di Zosimo, un contadino siciliano del Settecento che arriva a diventare “re” della sua città. Tra rivolte contadine, sogni di giustizia e lotte di potere, si costruisce un racconto epico e visionario. Camilleri qui abbandona il giallo per tuffarsi in una narrazione barocca e appassionata, tra realismo magico e denuncia sociale. Il linguaggio è ricco, intriso di sicilianismi, ma sempre accessibile e musicale. È un testo che esce dai confini del tempo e dello spazio, restando profondamente attuale. Leggerlo significa scoprire un Camilleri storico, immaginifico, capace di mescolare mito, cronaca e utopia.

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