Se stai pensando di intraprendere un viaggio in un’Italia meno stressata dal turismo, in luoghi ideali per vivere relax e piacere dei sensi, ecco che ci sono innumerevoli borghi da scoprire soprattutto in periodo primaverile.

C’è infatti un’Italia che si trasforma senza fare rumore con l’avvento della bella stagione, quella di quei posticini nei quali il paesaggio entra nelle strade e ne modifica il ritmo, i colori, perfino gli odori. La primavera qui non è solo un passaggio climatico ma una vera e propria metamorfosi. Le pietre si scaldano, i vicoli si illuminano, i campi intorno tornano a vivere.

Ed è proprio in questo momento che molte località italiane, dopo l’inverno che le ha un po’ impigrite, rivelano una bellezza unica, autentica, meno filtrata dal turismo di massa. Dai patrimoni UNESCO della Val d’Orcia e delle Cinque Terre ad alcuni de I Borghi più belli l’Italia sparsi nella Penisola, visitandoli in questa stagione, si ha la possibilità di coglierli in una fase di passaggio.

Tra il silenzio dell’inverno e l’intensità dell’estate, un momento in cui tutto è più autentico, più leggibile, più vicino alla sua essenza. Molti di questi luoghi, oggi, sono al centro di progetti di valorizzazione sostenuti anche dal FAI – Fondo Ambiente Italiano, che contribuisce a preservare un patrimonio diffuso fatto non solo di architetture, ma di paesaggi e comunità. E la primavera, dunque, è il momento ideale per visitarli incontrandoli nel momento prezioso in cui cambiano volto e tornano a vivere a tutto tondo.

Asolo

Nel cuore del Veneto, Asolo si trasforma in un giardino diffuso. E’ un borgo collinare situato in provincia di Treviso, noto come la “Città dei Cento Orizzonti” per i suoi ampi panorami sulle colline circostanti. È considerato uno dei centri storici più suggestivi d’Italia, rinomato per il patrimonio artistico, la quiete paesaggistica e la tradizione culturale che ha attratto poeti e viaggiatori nei secoli.

Il borgo, parte de I Borghi più belli d’Italia, ritrova una dimensione intima e raffinata. Di origine preromana, Asolo (antica Acelum) fu municipio romano con terme, foro e teatro. Divenne dominio veneziano nel Quattrocento e nel 1489 Caterina Cornaro, regina di Cipro, ne fece la sede del suo raffinato cenacolo umanista. Dalla sua rocca medievale il paese conservò l’impianto di mura e porte d’accesso, il Castello della Regina Cornaro e il Duomo con l’“Assunta” di Lorenzo Lotto.

Varenna

Varenna
Varenna – Foto di Alexander Chaikin / Depositphotos

Nella provincia di Lecco, in Lombardia, affacciato sul Lago di Como, Varenna cambia completamente atmosfera. Celebre per le sue case color pastello affacciate sull’acqua, i giardini terrazzati e le viste spettacolari, è una delle mete più romantiche e autentiche del lago, amata per la sua atmosfera tranquilla e il fascino medievale.

Le fioriture lungo la Passeggiata degli Innamorati e i giardini di Villa Monastero creano un paesaggio delicato, dove il lago riflette una luce più morbida e primaverile. Antica abbazia cistercense trasformata in elegante dimora e oggi museo e centro congressi, vanta un giardino botanico lungo circa 2 km pieno di specie esotiche. Accanto sorge Villa Cipressi, oggi hotel con giardini in terrazze sul lago, mentre il Castello di Vezio, situato sul promontorio sovrastante, offre panorami unici e mostre dedicate alla fauna e al leggendario Lariosauro. Qui il tempo sembra rallentare naturalmente.

Cividale del Friuli

Cividale del Friuli
Cividale del Friuli – Foto di Denis Vostrikov / Depositphotos

In Friuli-Venezia Giulia, Cividale del Friuli, patrimonio dell’UNESCO per le testimonianze longobarde, vive una primavera discreta ma intensa. Il fiume Natisone, i ponti storici e il centro medievale creano un’atmosfera sospesa, dove la storia si intreccia con una natura che torna protagonista. Fondata da Giulio Cesare nel I secolo a.C., Cividale divenne capitale del primo ducato longobardo d’Italia nel 568 d.C. sotto re Alboino.

Durante l’Alto Medioevo fu un centro politico e religioso di primaria importanza: ospitò i patriarchi di Aquileia e sviluppò un raffinato stile artistico longobardo. Passò poi sotto il dominio veneziano (1420), quindi all’Impero asburgico, e fu annessa al Regno d’Italia nel 1866. Il monumento simbolo è il Tempietto Longobardo (Oratorio di Santa Maria in Valle), capolavoro altomedievale ornato da statue in stucco e affreschi bizantineggianti. Di grande rilievo anche l’Ara di Ratchis e il Pulpito di Callisto, custoditi nel Museo Cristiano accanto al Duomo di Santa Maria Assunta.

Il Museo Archeologico Nazionale, nel Palazzo dei Provveditori Veneti, conserva corredi funerari e oggetti preziosi longobardi. Completano l’itinerario l’enigmatico Ipogeo Celtico e il Ponte del Diavolo (XV secolo), che domina il Natisone offrendo panorami spettacolari.

Cividale del Friuli

Il borgo fortificato di Glorenza "Glums"
Il borgo fortificato di Glorenza “Glums” – Foto di Dalibor Brlek / Depositphotos

In Trentino-Alto Adige, precisamente in Alta Val Venosta, invece, troviamo Glorenza, una delle città murate più piccole d’Europa, che si risveglia tra meleti in fiore e montagne ancora innevate. Le mura perfettamente conservate racchiudono un centro compatto, dove la primavera arriva lentamente, ma con una forza visiva straordinaria.

Fa parte del club I Borghi più belli d’Italia ed è nota per le sue mura cinquecentesche perfettamente intatte. Le origini di Glorenza risalgono al periodo romano, lungo la via commerciale Via Claudia Augusta. Distrutta nel 1499 durante la battaglia di Calven, fu ricostruita con la cinta muraria ancora visibile, tra i migliori esempi intatti di fortificazione urbana medievale nelle Alpi.

All’interno delle mura si trovano torri, porte e case borghesi del XVI secolo con facciate affrescate e portici irregolari. Tra i punti salienti: Porta SludernoPorta Malles e Porta Tubre, la Torre Flurin, già sede del tribunale, e la Chiesa di San Pancrazio con la cupola barocca “a cipolla” e affreschi tardo-gotici. 

Neive

Spostandosi in Piemonte, tra le colline della provincia di Cuneo, Neive cambia pelle con il risveglio delle vigne. I filari, ancora giovani, disegnano linee morbide che circondano il centro storico, creando un paesaggio che evolve settimana dopo settimana. È uno di quei luoghi dove la primavera non si osserva, si attraversa.

Inserito tra I Borghi più belli d’Italia e nel paesaggio vitivinicolo patrimonio mondiale UNESCO delle Langhe-Roero e Monferrato, combina armoniosamente storia, architettura e una rinomata tradizione enologica. Tra i monumenti principali spiccano la Torre dell’Orologio del XIII secolo, simbolo del borgo, e la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in stile barocco, con preziosi affreschi e arredi sacri.

Nella centrale Piazza Italia si affacciano palazzi nobiliari come il Palazzo dei Conti Bongioanni Cocito e la Casa dell’Orologio. Neive è celebre anche come “terra dei quattro vini”: Barbaresco DOCGBarbera d’AlbaDolcetto d’Alba e Moscato d’Asti. Le colline circostanti sono coperte da vigneti e ospitano storiche cantine che rappresentano l’eccellenza dell’enologia piemontese.

Santo Stefano di Sessanio

Anche nelle zone interne dell’Abruzzo avvengono trasformazioni profonde. Santo Stefano di Sessanio, situato a 1.251 metri d’altitudine all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, esce dal silenzio invernale e si riapre lentamente. I paesaggi si colorano, i sentieri tornano accessibili e il borgo medievale riprende a vivere senza perdere la sua dimensione raccolta.

Considerato uno dei Borghi più belli d’Italia, è celebre per l’architettura in pietra calcarea bianca, la storia legata ai Medici e il recupero sostenibile che lo ha riportato in vita dopo un lungo spopolamento. Circondato dagli altopiani del Campo Imperatore, definito il “Piccolo Tibet” d’Abruzzo, il borgo offre accesso a sentieri escursionistici, percorsi naturalistici e ai vicini centri di Rocca Calascio e Castel del Monte. 

Castellabate

Spostandosi in Campania, nel cuore del Cilento, invece c’è Castellabate che rinasce dopo la tranquillità invernale. Il mare è già presente, ma non ancora dominante, le strade e le piazze riprendono vita senza essere travolte. Il territorio, parte di un’area riconosciuta dall’UNESCO, mostra il suo volto più equilibrato.

Arroccato a 289 metri sul livello del mare, domina il litorale del Cilento con una vista che spazia dal Golfo di Salerno fino all’isola di Capri, unendo storia, natura e mare in uno dei Borghi più belli d’Italia. Le origini del borgo risalgono al 1123, quando l’abate Costabile Gentilcore dell’abbazia di Cava de’ Tirreni fondò il Castello dell’Abate, costruito per difendere la popolazione dai pirati saraceni. Intorno alla fortezza sorse il nucleo medievale, racchiuso da cinque porte. Nel tempo Castellabate divenne centro religioso e strategico del Cilento e vi soggiornò anche Gioacchino Murat, che pronunciò la celebre frase “Qui non si muore”.

Locorotondo

Locorotondo
Il centro storico di Locorotondo – Foto Cannavale / Agendaonline.it

Più a est, in Puglia, Locorotondo si distingue per una trasformazione quasi scenografica. I balconi iniziano a riempirsi di fiori, il bianco delle case risalta sotto una luce più calda e le campagne circostanti si animano. Inserito ne I Borghi più belli d’Italia, questo luogo diventa in primavera un perfetto esempio di armonia tra architettura e paesaggio.

Il nucleo medievale di Locorotondo si sviluppò intorno a un monastero benedettino. Il suo impianto urbano, circolare e compatto, conserva l’aspetto originario con vicoli concentrici lastricati in pietra. La caratteristica architettonica più distintiva è rappresentata dalle “cummerse”, abitazioni a due piani con tetti spioventi coperti di lastre calcaree (chiancarelle), un unicum in Puglia.

Il centro storico, un labirinto di vicoli e balconi fioriti, ospita edifici barocchi come Palazzo Morelli e chiese di grande valore: la Chiesa Madre di San Giorgio Martire, costruita tra XVIII e XIX secolo in stile neoclassico, la Chiesa di San Nicola di Myra e il Santuario della Madonna della Greca, di origine romanica. Attraverso Porta Napoli si può inoltre accedere a Piazza Vittorio Emanuele, considerata il “salotto” del borgo.

Bosa

Nel cuore della Sardegna, infine, in provincia di Oristano e lontano dalle coste estive, Bosa si anima lungo il fiume Temo, l’unico considerato navigabile dell’isola. Le case colorate, che salgono verso il castello Malaspina, diventano ancora più vivaci sotto la luce primaverile. È uno dei pochi borghi fluviali dell’isola, e proprio questa particolarità lo rende unico nel panorama italiano.

Il paese è celebre per le viuzze acciottolate e le abitazioni multicolori del quartiere Sa Costa. Tra i principali monumenti spiccano la Cattedrale dell’Immacolata Concezione (XII–XIX secolo), la chiesa di San Pietro extra muros, esempio di romanico sardo, e le antiche concerie di Sas Conzas, riconosciute come monumento nazionale di archeologia industriale. 

Bosa conserva anche tradizioni artigianali come il filet (merletto a rete) e la filigrana d’oro. E il vino locale, Malvasia di Bosa, è una specialità DOC dal colore ambrato tutta da degustare. 

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