A Mogadiscio anche correre può diventare un atto di ribellione. Lo sa bene la giovane Samia, che lo fa tra strade segnate dalla guerra, sguardi che giudicano, divieti che provano a chiuderle il futuro addosso. Ogni passo è una sfida: alla paura, alle regole imposte alle donne, a un Paese che sembra chiederle di abbassare lo sguardo e restare ferma. Su RaiPlay c’è un film drammatico che racconta la determinazione di una ragazza con le scarpe ai piedi e un sogno enorme davanti.
“Non dirmi che hai paura”, diretto da Yasemin Samdereli, con la collaborazione di Deka Mohamed Osman, porta sullo schermo la storia di Samia Yusuf Omar, giovane atleta somala diventata simbolo di coraggio, libertà e resistenza.
Nel ruolo della protagonista c’è Ilham Mohamed Osman, affiancata da Riyan Roble, Fathia Mohamed Absie, Amina Omar e Armaan Haggio. La storia nasce dal romanzo omonimo di Giuseppe Catozzella, vincitore del Premio Strega Giovani nel 2014, ispirato alla vicenda reale di Samia, che nel 2008 riuscì ad arrivare alle Olimpiadi di Pechino.
Samia è una bambina che corre più veloce degli altri. Lo fa quasi per istinto, come se il corpo sapesse già dove andare prima ancora che la vita le presenti il conto. Il padre la sostiene, l’amico Alì le resta accanto, la incoraggia, la aiuta ad allenarsi. In una Mogadiscio attraversata dalla guerra civile, quel talento diventa una forma di promessa. Non c’è molto, intorno a lei, che somigli alla libertà. Ma c’è una pista immaginata tra le strade, c’è un cronometro, c’è il sogno enorme di diventare la donna più veloce della Somalia.
La ragazza non corre in un mondo che la applaude ma in un contesto che la guarda con sospetto, che le impone limiti, che prova a decidere per lei cosa possa o non possa fare una giovane donna. La sua passione è una sfida continua, perché allenarsi significa esporsi. Continuare a farlo significa rischiare.
Poi arriva Pechino 2008. Samia rappresenta la Somalia nei 200 metri femminili. Non è la favorita, non ha alle spalle strutture, mezzi, allenamenti paragonabili a quelli delle avversarie. Eppure è lì. Quella presenza, da sola, racconta più di una medaglia. “Non dirmi che hai paura” non si ferma alla pagina olimpica. Dopo Pechino, Samia continua a inseguire un altro traguardo: Londra 2012.
La Somalia, però, diventa sempre più pericolosa. La guerra, il fanatismo, le proibizioni e la mancanza di possibilità stringono il suo sogno in una morsa. E allora la corsa cambia forma. Non è più soltanto sport. Diventa fuga, viaggio, speranza di trovare altrove lo spazio che a casa le viene negato.
È la parte più dura del racconto, quella in cui il film da vedere su RaiPlay sposta lo sguardo dalla pista alla rotta dei migranti. Samia parte perché vuole continuare a vivere e ad allenarsi, non perché abbia smesso di amare la propria terra. Il viaggio verso l’Europa diventa così la conseguenza di porte chiuse una dopo l’altra. Quando non resta un corridoio sicuro, anche il sogno più pulito finisce dentro il tragitto più sporco del mondo.
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