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Addio a Robert Redford, una leggenda del cinema: i suoi 10 film più celebri da rivedere

16 Settembre 2025di Lino Sorrentini
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Robert Redford
Robert Redford

C’è stato un tempo in cui Hollywood aveva il volto pulito e ribelle di Robert Redford. Un attore che sembrava nato per incarnare l’eroe romantico e al tempo stesso l’uomo comune, capace di attraversare i decenni senza mai perdere la sua aura. Con lui, il cinema ha conosciuto la magia di uno sguardo capace di raccontare più delle parole, la potenza di una presenza scenica che riusciva a rendere epiche anche le storie più intime.

Ma Redford non è stato soltanto una star. È stato un simbolo di impegno civile, un narratore attento alle fragilità e alle contraddizioni della società americana, un regista che ha osato mettere a nudo le ferite dell’anima, un produttore che ha spalancato le porte al cinema indipendente attraverso il Sundance Film Festival. La sua carriera, lunga oltre mezzo secolo, è stata il percorso di un uomo che ha scelto di non fermarsi mai all’apparenza, trasformando il successo in responsabilità, il talento in strumento di cambiamento.

Oggi, alla notizia della sua scomparsa, il mondo non piange soltanto un attore premiato e amato, ma un punto di riferimento culturale che ha saputo attraversare il tempo senza mai smettere di essere contemporaneo.

Il modo migliore per ricordare Robert Redford è tornare ai film che hanno segnato il suo percorso, dieci titoli che non sono solo pellicole da rivedere, ma frammenti di memoria collettiva.

Butch Cassidy e il Sundance Kid (1969) lo ha consegnato alla storia, in coppia con Paul Newman, trasformando una storia di fuorilegge in un mito di amicizia e coraggio. Con lo stesso Newman, pochi anni dopo, ha regalato al pubblico La stangata (1973), il colpo più elegante e beffardo mai messo in scena sul grande schermo.

Poi arrivò Tutti gli uomini del presidente (1976), e Redford divenne il volto del giornalismo investigativo che smascherò il potere corrotto. Ma lui sapeva anche immergersi nella malinconia del sogno americano infranto, come in Il grande Gatsby (1974), e restituire la solitudine e la fatica di vivere in Jeremiah Johnson (1972).

Ne Il candidato (1972) anticipò la disillusione politica di un Paese diviso, mentre con Il cavaliere elettrico (1979) portò sullo schermo la sua anima ambientalista, raccontando la ribellione di un cowboy moderno contro il consumismo.

Non si fermò davanti alla regia. Con Gente comune (1980) vinse l’Oscar, mostrando con sguardo sobrio e doloroso le ferite invisibili di una famiglia segnata dalla tragedia. Continuò a dirigere e recitare, firmando nel 1998 The Horse Whisperer, storia di guarigione e natura che diventò manifesto del suo cinema intimo.

Infine, in tarda età, commosse ancora con Le nostre anime di notte (2017- visibile in streaming su Netflix), accanto a Jane Fonda, in un inno dolce alla possibilità di ricominciare anche quando il tempo sembra già scritto. (visibile in streaming su Netflix)

Dieci film, dieci tappe di una carriera che ha superato il concetto stesso di divismo. Robert Redford era e resterà molto più di una star: era un uomo che ha saputo farsi ponte tra cinema e coscienza, tra sogno e realtà.

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