Assassinio Antonio Annarumma
Assassinio Antonio Annarumma
Storia di Avellino

Antonio Annarumma, la storia della morte di un poliziotto avellinese.

La storia del poliziotto avellinese Antonio Annarumma, ucciso da una mano vile ed assassina nel 1969. I colpevoli non furono mai arrestati.

Era un mercoledì, quel 19 novembre del 1969. Un mercoledì di un autunno caldo per le crescenti tensioni che attraversavano tutto il Paese.

Quel mercoledì era stato indetto uno sciopero generale per il diritto alla casa. A Milano, al Teatro Lirico in Via Larga, CISL, CGIL e UIL tenevano una manifestazione con un comizio di Luciano Lama.

In strada, a protestare, erano scesi anche gli anarchici, le organizzazioni dell’estrema sinistra e il movimento studentesco. Lo schieramento di forze dell’ordine chiamato a vigilare sugli eventi fu imponente.

Tra i poliziotti in assetto antisommossa c’era anche un ventiduenne che era stato assegnato al Reparto Celere milanese da due mesi. Antonio Annarumma era arrivato a Milano da Monteforte Irpino.

Nel cassetto il sogno di un posto fisso che potesse assicurargli un futuro, al pari di tanti ragazzi, soprattutto del sud, che vedevano nella divisa una possibile strada per quella forma di riscatto che solo il lavoro poteva garantire.

Quel pomeriggio Antonio Annarumma aveva ricevuto l’ordine di presidiare, insieme ad altri colleghi, proprio l’area antistante il Teatro Lirico. Era da poco trascorso mezzogiorno quando, al passaggio del corteo, scoppiò il putiferio.

A innescare la miccia fu uno scontro, probabilmente fortuito, tra una camionetta della polizia ed alcuni manifestanti. In un clima già teso, bastò questo incidente a scatenare una vera e propria guerriglia urbana.

Da un lato i manifestanti, dall’altro le forze di polizia. Giovani gli uni, giovani gli altri.

Uno di questi, Antonio Annarumma, rimase sul selciato, colpito al cranio da un tubo di ferro. La sua divisa macchiata di sangue, il suo corpo esanime, divennero il simbolo di quella che, da quel giorno, prese il nome di strategia della tensione.

La morte del giovane poliziotto di Monteforte Irpino fu la prima di una lunga scia che insanguinò l’Italia fino alla metà degli anni ’80.

23 giorni dopo la morte di Annarumma, il 12 Dicembre del 1969, avvenne la strage di Piazza Fontana, che provocò la morte di 17 innocenti e il ferimento di 88 persone.

I colpevoli della morte di Annarumma non sono mai stati assicurati alla giustizia.

Secondo la versione ufficiale, a colpirlo, con un tubo innocente recuperato in un vicino cantiere, fu un giovane incappucciato, di cui si persero ben presto le tracce. Per i manifestanti, invece, ad uccidere Annarumma fu la sua stessa camionetta, della quale aveva perso il controllo durante una manovra e che andò a sbattere contro un altro mezzo della Polizia.

A supportare tale versione, sarebbe stato un filmato realizzato da una emittente televisiva francese presente in strada del quale, però, non è stata rinvenuta traccia negli archivi.

Le foto della camionetta con il vetro del guidatore sfondato e l’autopsia dell’agente smentiscono questa tesi.

La magistratura accertò l’origine dolosa della morte, pur non avendo mai individuato l’esecutore materiale, scrivendo così una delle tante pagine nebulose che hanno caratterizzato gli anni di piombo.

Antonio Annarumma, figlio di un agricoltore, era nato a Monteforte Irpino provincia di Avellino il 10 Gennaio 1947.

Entrò nel corpo della polizia nel 1967, dopo avere frequentato la Scuola Allievi di Caserta. Prestò servizio nel Reparto Mobile di Foggia e, successivamente, nel Reparto Celere di Milano.

Annarumma è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile. In sua memoria è stata intitolata la Caserma di Via Umberto Cagni che ospita il terzo reparto mobile,e l’omonimo Parco pubblico a Milano.

La città di Avellino, al pari della natia Monteforte Irpino, per ricordare il sacrificio del giovane conterraneo gli ha da anni intitolato una strada, quella che dall’incrocio con Via Tagliamento e Via Morelli e Silvati conduce verso lo stadio e la città ospedaliera.

Via Annarumma è una strada tra le più trafficate della rete urbana che, soprattutto tra i più giovani, è ormai solo una indicazione toponomastica, per la quale (ma non è l’unico caso) non è mai tempo perso rilanciare un esercizio di memoria.

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