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Costume e Società

Riaperture Sale Scommesse e Giochi Legali ancora Bloccate, lavoratori fermi e danni erariali enormi per lo Stato.

Scommesse ferme e danno erariale enorme. Il gioco rappresenta tra le primissime fonti di entrata per le casse dello Stato.

Nell’Italia post Covid che riparte, c’è un settore che ancora segna il passo. E’ quello delle scommesse e del gioco, sia nella forma delle agenzie fisiche che nella versione online.

La riapertura delle sale scommesse dovrebbe essere prevista per il 15 giugno. Ma si va avanti con molte nubi e poche certezze. Oltre al lockdown, a frenare il settore è la posizione politica dell’attuale governo che, almeno nella parte pentastellata, non ha mai fatto mistero di voler ridimensionare il fenomeno. Che, però, allo Stato conviene eccome.

Come se ne uscirà? Ne abbiamo parlato con Lucio Pellecchia, amministratore di Pixelo, società che fornisce piattaforme per la gestione delle attività di gioco online a società concessionarie in Italia e all’estero.

Scommesse ferme e danno erariale enorme. Il gioco rappresenta tra le primissime fonti di entrata per le casse dello Stato.
Lucio Pellecchia e lo staff Pixelo

Dottore Pellecchia, il settore delle scommesse è l’ultimo a riaprire. Gli operatori si sentono un po’ figli di un dio minore. Qual è la sua esperienza in merito?

«Tutti gli operatori e i fornitori di servizio hanno avuto un grosso danno dal lockdown. Di fatto si è azzerata la raccolta delle scommesse, anche perché va considerato che tutti gli eventi sportivi sono stati sospesi o rinviati. Se non ci sono eventi, il gioco ne risente, con cali anche del 95%».

Lo stop agli eventi sportivi ha influito anche sulle altre tipologie di gioco?

«Si, si è determinato un effetto a cascata. Con il fermo dei campionati, la chiusura della agenzie di scommesse fisiche e delle sale gioco, c’è stato un calo anche della raccolta delle altre forme di gioco: penso al casinò e al poker online, che hanno visto una riduzione degli importi giocati, nonostante siano rimasti fruibili anche nel periodo di lockdown».

La drastica riduzione del gioco e delle scommesse è legato secondo lei solo alla chiusura delle sale?

«Oltre ai fattori sopra evidenziati, direi che molto ha influito anche la minore disponibilità economica delle persone. Di fronte ad un clima di incertezza, anche il giocatore più incallito ha preferito non destinare al gioco quella parte delle sue risorse che utilizzava normalmente allo scopo».

Qualche giorno fa gli operatori del settore sono scesi in piazza a Roma per protestare contro l’immobilismo ed il silenzio del governo.

«La chiusura ha comportato danni non solo per i concessionari di gioco e gli imprenditori impegnati nel settore, ma comporta tuttora dei danni notevoli per decine di migliaia di famiglie che vivono di attività legate al gioco. Gioco e scommesse sono fra le poche attività che non sono ripartite e di cui non si è parlato se non nelle ultime ore. Come se fosse stato dimenticato. Probabilmente il settore non è ritenuto essenziale. Eppure…»

Eppure?

«Eppure lo è, almeno per due motivi. Il primo è che, negli anni, sia pure faticosamente, è stato regolamentato il comparto e si è riusciti pressoché ad eliminare il gioco illecito. Una chiusura così lunga delle sale di certo non elimina il gioco. Magari lo trasferisce in parte su canali illeciti, rendendo inutile il grosso lavoro fatto in precedenza. Invece, sarebbe essenziale che il gioco rimanesse sotto il totale controllo pubblico».

E il secondo motivo?

«Il fatto che non si raccolgano le scommesse ha comportato un danno erariale enorme. Il gioco rappresenta tra le primissime fonti di entrata per le casse dello Stato. Insomma, non parliamo di bruscolini! Ed in questo particolare momento in cui si discute freneticamente di come reperire risorse, si rinuncia ad ingenti entrate provenienti da attività necessariamente poste sotto lo stretto controllo pubblico, esercitate da società concessionarie dello stato che normalmente danno lavoro e reddito a migliaia di persone».

Dottor Pellecchia, secondo lei a questo punto quando si riparte e come?

«Ad oggi, mentre si parla del 15 giugno come data certa per la ripartenza di attività come cinema e teatri, non c’è altrettanta chiarezza sulla ripresa delle attività di scommesse, dove tra l’altro c’è un numero ridotto di persone che si ritrovano contemporaneamente nello stesso luogo e spesso per poco tempo».

Perché secondo lei?

«Non so se effettivamente sia una scelta politica o di mera prevenzione sanitaria. C’è un’effettiva preoccupazione su come possa essere gestito l’utilizzo in sicurezza da parte degli utenti delle apparecchiature di intrattenimento (slot machines), ma come si è provveduto a regolamentare tutte le attività, anche quelle che prevedono la presenza di centinaia di persone o un contatto molto ravvicinato fra operatore e cliente, non si capisce perché ci siano tante lungaggini per le procedure di riapertura delle sale scommesse e delle sale gioco».

Con quale spirito riparte Pixelo, nel suo ruolo di fornitore di piattaforme per il gioco online?

«La nostra attività non si è mai fermata, anche se naturalmente è stata fortemente penalizzata dalla sospensione degli eventi sportivi. Per questo motivo, siamo stati costretti ad operare a ranghi ridotti. In questi giorni, vediamo un minimo di ripresa con la ripartenza della Bundesliga e speriamo che si consolidi con la ripartenza di tutti i principali campionati prevista a partire dalla metà di giugno. In ogni caso, abbiamo garantito al meglio i servizi di assistenza a tutti i nostri clienti ed ora siamo ripartiti a pieno ritmo con le attività di sviluppo. Prossimo obiettivo è quello di accelerare al massimo la messa on line dei tre nuovi clienti concessionari di gioco pubblico a distanza che abbiamo acquisito».

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