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Napoli museo archeologico
Napoli museo archeologico
Arte e Cultura

Tra archeologia e contemporanea,10 emozioni d’arte a Napoli

La città di Napoli offre sempre un ricco repertorio di mostre ed esposizioni per gli amanti dell’arte, dell’archeologia e per quanti desiderano un momento di pura contemplazione in grado di ristorare l’animo con il potere della bellezza.

Le mostre, inoltre, sono una ghiotta occasione per scoprire artisti, epoche storiche o aspetti della vita che non conosciamo e rappresentano sempre un’occasione di arricchimento da non farsi mancare.

Ecco perciò qualche spunto per quanti prediligono il turismo culturale.

Fino al 16 gennaio 2016, al Museo Archeologico di Napoli, è possibile visitare l’installazione dal titolo “Ultimo reperto” di Laura Cristinzio, a cura di Mariantonietta Picone Petrusa.

Al centro dell’atrio del Museo, l’installazione interpreta la Villa di Poppea a Oplonti sintetizzandone gli spazi, le prospettive, gli affreschi e i mosaici. Due pareti in acciaio corten e metacrilato rosso, formate da pannelli incernierati, rimandano all’antico contesto. Un triclinio e frammenti di mosaico ricordano la presenza muliebre e l’eruzione che, nel 79 a.C., seppellì la Villa; l’installazione è un modo, per il Museo, di abbreviare la distanza tra passato e contemporaneità.

Il Museo Archeologico ospita, fino al 6 gennaio 2016, “Fear” la mostra dedicata a Jill Mulleady (Montevideo, 1980), esploratrice di tutti i linguaggi della pittura per creare un universo pittorico caratterizzato dall’eclettismo.

L’artista ha assunto la figura del gladiatore romano come motivo della mostra; secondo la leggenda, il sudore del gladiatore sopravvissuto al combattimento e raschiato da uno schiavo era un ambito afrodisiaco per la nobiltà dell’epoca. Mulleady perciò ha voluto creare con Creative Perfumers una fragranza, “Fear”,  per animare le percezioni sensoriali dei visitatori del Museo Archeologico, il profumo sarà perciò diffuso nel Gabinetto segreto che custodisce gli affreschi e le sculture di argomento esplicitamente erotico rinvenute a Pompei. Oltre a ciò saranno esposti i dipinti della serie “Riot”, che rimandano alla pittura rinascimentale tedesca con influssi e suggestioni che arrivano fino a De Chirico.

Sempre al Museo Archeologico di Napoli, fino al 16 gennaio 2016, “Pompei e l’Europa. 1748-1943” curata da Massimo Osanna, Luigi Gallo e Maria Teresa Caracciolo.

La mostra analizza, la suggestione operata dal sito di Pompei sugli artisti, dall’inizio degli scavi nel 1748 al bombardamento del 1943. Il confronto fra reperti antichi e opere moderne rende esplicita l’influenza della classicità sugli sviluppi dell’arte e dell’estetica moderna, fra emulazione e reinterpretazione. La prima rassegna dal titolo “Natura e Storia (1748-1943)” sarà allestita a Napoli al Museo Archeologico Nazionale e permetterà di evidenziare l’influenza del sito sugli artisti europei dal Settecento al Novecento. La seconda parte della mostra si terrà direttamente negli scavi di Pompei, dove saranno presentati i calchi delle vittime dell’eruzione recentemente restaurati dalla Soprintendenza. Un’ulteriore sezione della mostra, intitolata “Fotografare e documentare Pompei”, occuperà il portico dell’Anfiteatro con  fotografie conservate nella Soprintendenza Speciale di Pompei, Ercolano e Stabia.

Alla Fondazione Mondragone, dal 15 Dicembre 2015 al 20 Febbraio 2016, l’arte contemporanea è in mostra con Paradox Transformations” personale di Rudolf Polanszky curata da Francesco Stocchi e promossa dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e la Fondazione Morra Greco (info 081 4238368).

In mostra una ventina opere realizzate tra gli anni ’90 e il 2015, opere su tela e lavori scultorei che prendono forma nell’azione, nell’atto fisico della creazione, affrontando la relazione tra l’astrazione e lo spazio umano. Interessato alla ricerca spaziale degli anni ’60, e testimone dell’esperienza dell’Azionismo Viennese nella sua attitudine più gestuale ed immediata, Polanszky sviluppa un linguaggio intimo, criptico a volte, dando ai suoi gesti, forma e tempo dissociativi a partire dall’impiego di materiali di scarto. L’approccio dell’artista si compie nel tentativo di analizzare gli elementi fondamentali del linguaggio creativo: spazio, luce, colore, ritmo. Intendendo la pratica creativa come genuina espressione cognitiva, il non-sapere intellettuale genera il fare artistico, che diviene un tentativo per conoscere l’incognito.

“Eracle liberato” è il titolo della mostra curata da Valeria Sanpaolo che il Museo Archeologico Nazionale dedica, fino al 13 gennaio, al più famoso degli eroi dell’antichità.

Poco più di 50 opere, nel Salone della Meridiana, per raccontare le avventure di Ercole, tra questi anche dei reperti sconosciuti come la metopa in marmo dal Cilento, o il piede colossale di una  statua analoga a quella Farnese.

Fino al 20 gennaio, alla 1Opera Gallery – Palazzo Diomede Carafa, curata da Pietro Tatafiore “Disegni” la personale di Wainer Vaccari (info 081 0487254)

“Dieci disegni inediti dove ritroviamo temi ricorrenti del percorso dell’artista, rivisitati attraverso una tecnica che richiama il pixel ma in una versione analogica. I protagonisti di queste opere sono personaggi dall’aspetto perturbante, sorpresi nell’attimo che precede un moto ed essi stesi permeati da una sorta di campo dinamico che li attraversa e ne scompone la figura. Opere come, Atomica tattica o I neutrini di Majorana, testimoniano l’interesse di Vaccari per le teorie della fisica contemporanea, un campo nel quale egli sembra immergersi, ( Tuffatore) dal quale attinge ispirazione ( Sotto riva) e che polarizza l’attenzione dei suoi personaggi, assorbiti dall’osservazione di oggetti apparentemente banali, dietro i quali si cela forse un’indagine sull’origine stessa della materia”.  Testo critico in catalogo di Valerio Dehò.

Fino al 1° febbraio 2016, al Museo Madre, “BORIS MIKHAILOV. IO NON SONO IO”, curata da Andrea Viliani ed Eugenio Viola (info 081.193.13.016).

“Boris Mikhailov (Kharkov, 1938) è uno dei più autorevoli fotografi contemporanei. Nato in Ucraina, nelle serie fotografiche in cui si articola la sua ricerca, avviata negli anni Sessanta, mentre lavora come ingegnere in una fabbrica, e ripetutamente boicottata dal regime sovietico, Mikhailov affronta una molteplicità di temi sociali, indagando i profondi e spesso traumatici cambiamenti che hanno investito, e ancora oggi investono, il suo paese e, per traslato, la stessa identità contemporanea, nella sua frammentazione, ma, al contempo, nella ricerca delle sue comuni radici etiche”.

“TRA TERRA E MARE. ALL’ORIGINE DEL GUSTO. AL RIONE TERRA UN VIAGGIO NELLA VITA DI 2000 ANNI FA”  è il titolo della mostra che si terrà fino al 27 marzo 2016 a Pozzuoli, Rione Terra (info 081 19936286 / 19936287).

Un percorso suggestivo nell’antichità e nelle stratificazioni del tempo – con oltre 15 installazioni interattive: al Rione Terra di Pozzuoli, nel cuore dei Campi Flegrei –  realizzato dalla Soprintendenza Archeologia della Campania, in collaborazione con il Comune di Pozzuoli, che resterà aperta ogni week end, dalle 9 alle 17.  L’itinerario della durata di circa 55 minuti, ripercorre le antiche strade romane sulle quali si affacciano le antiche botteghe, magazzini, laboratori e spazi privati molto ben conservati, ed è arricchito di presenze virtuali che guidano il pubblico alla scoperta delle attività che si svolgevano nell’antica Puteoli. L’immersione nella storia dell’antica città, resa particolarmente efficace dall’incredibile stato di conservazione degli edifici che sono visibili sotto i palazzi seicenteschi, si avvale dell’uso di tecnologie innovative che facilitano la lettura delle complesse stratificazioni e delle tracce lasciate dall’uomo e dal tempo. Il tema su cui si sviluppa tutto il percorso è quello del cibo, dai prodotti che arrivavano con le navi quando Puteoli era il porto della Roma Imperiale sino a quello delle tabernae. Ed infatti il visitatore vedrà materializzarsi gli abitanti dell’epoca, vedrà le loro ombre discutere in taverna, le impronte segneranno il loro cammino, i rumori e le risate ci riporteranno alle feste”.

“IL GIOVANE SALVATOR ROSA. GLI INIZI DI UN GRANDE MAESTRO DEL ‘600 EUROPEO” è il titolo della mostra curata da Viviana Farina al Museo Correale (info 081 8781846), visitabile fino al 31 gennaio 2016.



“L’iniziativa celebra i quattrocento anni della nascita dell’eclettico artista (Napoli 1615 – Roma 1673) che fu pittore ma anche un apprezzato poeta e incisore. Grande innovatore della pittura di veduta, la fama di Salvator Rosa è legata alla rappresentazione di paesaggi e marine caratterizzati da una natura aspra e selvaggia. La mostra pone particolare attenzione agli inizi del suo percorso artistico, svoltisi negli anni Trenta del Seicento tra Napoli, sua città natale, e Roma. Il Museo Correale fa da cornice ad una piccola quanto preziosa selezione di circa venti olii su tela, provenienti da collezioni private e da cinque collezioni museali italiane (Museo di Capodimonte, Museo di San Martino, Museo Correale, Museo Filangieri, Galleria Corsini), alcuni mai esposti al pubblico”.

“MARCO BAGNOLI. LA VOCE. NEL GIALLO FAREMO UNA SCALA O DUE AL BIANCO INVISIBILE” è il titolo della mostra, curata da Achille Bonito Oliva e visitabile al Museo Madre fino al 29 febbraio (info 081 19313016).

“Dall’inizio degli anni Settanta la pratica artistica di Marco Bagnoli (Empoli) si articola fra disegno, pittura, scultura, installazione ambientale e sonora, unendo fra loro, in una pervasiva sintesi, dato estetico ed enunciato scientifico, teorie della visione e del colore e ricerca iconologica, antichi saperi e una sospesa, mobile esperienza dello spazio e del tempo, in cui l’opera esplora la ramificazione del pensiero fino a divenire matrice di conoscenza, sia razionale che intuitiva. L’intervento di Marco Bagnoli al museo Madre di Napoli, intitolato La Voce. Nel giallo faremo una scala o due al bianco invisibile, rientra nell’ambito del progetto L’ALBERO DELLA CUCCAGNA. Nutrimenti dell’arte, a cura di Achille Bonito Oliva e con il patrocinio di EXPO Milano 2015”.


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