Tutti gli articoli di Antonella Russoniello

Giornalista di lungo corso, cura gli uffici stampa di aziende ed associazioni.

Mercatini di Natale ad Avellino e in Irpinia.

Natale tempo di magiche atmosfere, di doni e di romanticismo, tre caratteristiche che possiamo ritrovare nei Mercatini di Natale che, mutuando una tradizione nordica, stanno ormai diventando una caratteristica comune anche in Irpinia.

In un certo senso, infatti, sfidare i rigori dell’inverno passeggiando tra i chioschetti e sorseggiando una cioccolata o un buon bicchiere di aglianico, restituisce quella sensazione di libertà tipica dell’estate e consente la scoperta di affascinanti borghi e paesaggi montani di cui la nostra Irpinia è piena.

Mercatini di Natale in provincia di Avellino

Mercatini di Natale ad Avellino

Iniziando dal capoluogo, il rito del Mercatino di Natale si celebra per il Corso Vittorio Emanuele a partire dall’8 dicembre, nella parte alta della zona “clou” dello struscio, intorno alla Villa Comunale scendendo fino alla zona dei bar più gettonati per gli aperitivi.

Tante le casette in legno con una scelta molto varia di merci, dall’enogastronomia agli articoli artigianali da regalo, sullo sfondo luminoso dei led sospesi e delle sculture luminose tutti a tema musicale.

Mercatini di Natale a Bisaccia

In Alta Irpinia il 9, 10 e 11 dicembre con il Mercatino di Natale di Bisaccia dove sarà possibile trovare prodotti dell’artigianato locale, prodotti gastronomici e dolci tipici e tante idee regalo per il Natale. In programma lo spettacolo della “Banda di Babbo Natale” e intrattenimenti e spettacoli musicali.

Mercatini di Natale a Caposele

Il 10 e l’11 dicembre, i mercatini di Natale animeranno le serate nel centro storico di Caposele.

Mercatini di Natale a Mercogliano

A Mercogliano, il 16, 17 e 18 dicembre, nell’ambito della manifestazione “Natale in Abbazia”, il Giardino del Palazzo Abbaziale ospiterà i Mercatini di Natale “Ora et Labora”:  casette in legno con i prodotti dei più importanti monasteri d’Italia, per un viaggio tra i sapori e le tradizioni natalizie italiane del Chiostro. All’interno dell’Abbazia i bambini potranno visitare l’Ufficio di Babbo Natalee trovare tante divertenti attrazioni.

Mercatini di Natale a Bonito

Il 17 e 18  dicembre torna “Bonito Arte Natale” per vivere la tradizione locale e il clima della festa che rallegra e riscalda. Nel Convento di S. Francesco, appuntamento con artigianato, mostre, collezionismo e prodotti tipici.

Mercatini di Natale a San Martino Valle Caudina

A San Martino Valle Caudina, la IV edizione dei “Mercatini di Natale” si fa… in cinque. Prodotti dell’artigianato e della gastronomia locale nei giorni 10, 11, 17, 18 e 23 dicembre nelle strade del centro storico dalle 17 alle 23.

Terre di Mezzo, un 2016 di escursioni nella Verde Irpinia

Festeggia nel 2016 il ventennale l’Associazione Terre di Mezzo di Montella, anni fatti di passione per il territorio e di meravigliose escursioni tra paesaggi selvaggi e incontaminati.

Ne parliamo con il fondatore Gerardo Basile, che ci porta con le sue parole nel mondo dell’Irpinia più verde, un luogo magico e tutto da scoprire con passeggiate riservate a tutti, dagli sportivi più allenati ai semplici appassionati.

Gerardo, come nasce Terre di Mezzo e perchè?

“Terre di Mezzo nasce nel 1996 come Associazione per la Promozione turistica dell’Irpinia e del Sud in generale. Il nostro intento è far conoscere le bellezze delle nostre montagne nell’unico modo possibile, percorrendole in escursioni personalizzate sui diversi livelli di preparazione atletica dei partecipanti”.

Quali sono le maggiori attrattive del territorio irpino?

“Senza dubbio le emergenze naturalistiche, boschi, montagne, fiumi, sono il punto di forza della nostra provincia, ma non trascurerei, anzi, le attrattive legate ai vini, con ben tre DOCG e tutto ciò che è legato al folklore e al tempo che fu”.

Suddivivendo per zone, ci può indicare le cose più suggestive da vedere dal punto di vista naturalistico?

“A mio parere, la zona del Partenio con i numerosi percorsi verso Montevergine, i Picentini con le loro numerose cime oltre i 1500 metri ( circa 15) e gli splendidi boschi, ma non trascurerei i paesaggi “toscani” ed “irlandesi” dell’Irpinia d’oriente con l’altopiano del Formicoso ed i magnifici paesi come Cairano, Monteverde, Calitri ed altri”.

Identikit delle persone che fanno escursioni con voi… età, sesso, condizione fisica, etc

“In questi anni abbiamo avuto numerosi clienti di varia estrazione e provenienza. In genere si tratta di quarantenni amanti del buon cibo e delle escursioni, con una forma fisica nella media, molto interessati anche alle tradizioni ed alle sagre. Non mancano, soprattutto grazie al Nordic Walking, i giovani sportivi e negli ultimi tempi, grazie ad un nostro nuovo prodotto il “dog walking” le famiglie e i possessori di cani”.

Fare escursionismo sicuro non è una passeggiata, quali misure di sicurezza sono necessarie per assicurare un’esperienza sicura ai vostri escursionisti?

“Ai corsi di specializzazione e di aggiornamento dell’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (AIGAE) ci insegnano che tre sono le cose da tenere presente quando si accompagna un gruppo: sicurezza, sicurezza e…sicurezza! Le misure principali sono la conoscenza dell’itinerario, controllato il giorno prima, la preparazione e la professionalità della Guida, un numero massimo di accompagnati per ogni guida, 18, un valido collaboratore. E’ importante essere sempre presenti ed attenti a quello che ci circonda, tenere presente che non bisogna arrivare in cima per forza e che qualche volta è più sicuro e professionale decidere di tornare indietro, anche contro il volere dei clienti”.

Programmi futuri, appuntamenti e iniziative 2016

“Essendo il 2016 l’anno del Ventennale, abbiamo in programma escursioni molto interessanti; pensiamo al Gran Sasso, all’Etna al Monte Rosa. Per il momento posso dire che il nostro calendario invernale prevede il 27 dicembre la “Notturna sul Sassosano” a Montella, un Corso di Sopravvivenza da tenersi a fine febbraio, un Corso di Escursionismo con il cane che terremo nel mese di gennaio a Montella, ad Ariano e a Monteverde, le ciaspolate ogni domenica di gennaio e febbraio e tanto altro che potete trovare sulla nostra pagina fb “Terre di Mezzo” o scrivendoci a tdmturismo@gmail.com”.

L’Oro di Montevergine,tanti eventi per riscoprire Montevergine e Loreto

Valorizzare i beni culturali e presentarli in una luce nuova è lo scopo della manifestazione “L’Oro di Montevergine” che, dal 19 dicembre 2015 fino al 31 gennaio 2016, vive il quarto ed ultimo capitolo affascinando con l’arte presepiale, le icone della Madonna, la musica da camera e il teatro.

Partiamo dai luoghi, due tra i più amati della provincia di Avellino: la Mostra di Arte Presepiale del Santuario di Montevergine e l’Abbazia di Loreto. Vale a dire il Santuario mariano più importante del Sud e una delle più belle perle dell’architettura settecentesca in Campania che custodisce una Farmacia antichissima, la Biblioteca di Montevergine scrigno di rarissime cinquecentine,pergamene e preziosissimi arazzi.

“L’Oro di Montevergine” – rassegna promossa dalla Comunità Benedettina di Montevergine in partenariato con il Comune di Mercogliano e il Parco Regionale del Partenio, ideata e curata da Mediateur – parte sabato 19 dicembre 2015, alle ore 11, presso il Santuario di Montevergine con l’inaugurazione della mostra “Il Mistero della Natività”, che apre al pubblico il rinnovato percorso espositivo della Mostra dei Presepi.

Una collezione già da anni in mostra permanente e molto apprezzata dai visitatori che, però, grazie all’opera di Mediateur si appresta a vivere un nuovo splendore grazie al nuovo allestimento degli ambienti che ospitano i Presepi e agli strumenti didattici (tabelle illustrative e una zona multimediale) a disposizione del visitatore per comprendere al meglio quel materiale che è stato, inoltre, selezionato per dare maggior risalto ai pezzi di maggiore pregio artistico: dai settecenteschi presepi napoletani provenienti dai laboratori Cantone & Costabile, alle collezioni delle famiglie Signore, Ferrigno e dell’Amm. Alfredo Marzano.

C’è tutto l’immaginario e l’arte della rappresentazione della Natività in questa mostra: dalla magnificenza dei Pastori napoletani del ‘700, alla terracotta di Caltagirone, alle figure intagliate nel legno della Val Gardena, ai diorami con statue di cartapesta leccese dell’inizio del XX secolo, nella Mostra Presepiale, aperta tutti i giorni dalle ore 9 alle 17.

Gli altri appuntamenti hanno come focus il Palazzo Abbaziale di Loreto; si parte domenica 20 dicembre 2015, alle ore 18, “con il concerto del duo “PianoFlauto” in “Aspettando il Solstizio d’Inverno” a cura dell’Associazione Igor Stravinsky di Avellino con sonate di Bach, Chaminade e Chopin eseguite da Andrea Bacchetti al piano e Giovanna Savino al flauto.

Da non perdere l’appuntamento di martedì 22 dicembre 2015, alle 11,30, sempre al Loreto con “L’Oro della Madonna” e la mostra “Theotòkos. I volti della Madre di Dio”.

Per la prima volta saranno mostrate al pubblico 35 preziosissime icone rappresentanti la Madonna con Gesù Bambino. Gioielli di arte e fede tra il XVII e il XIX secolo, le icone provengono dalla Russia, dalla Grecia e dai Balcani e fanno parte della Donazione dell’Abate Tamburrino e della Collezione privata della Comunità Benedettina, il progetto scientifico e il coordinamento organizzativo sono curati da Mediateur.

La mostra è aperta fino al 30 gennaio: dal lunedì al sabato (ore 9-13 e ore 14 -17); il 23 e il 27 dicembre e il 3 e 6 gennaio apertura straordinaria dalle 17 alle 20.

Per scoprire il Loreto e la sua storia in un modo originale, domenica 27 dicembre 2015, c’è “Teatro al Loreto” visita guidata teatralizzata dal titolo “Non toccate quel progetto. Un architetto e il “suo” palazzo” (I° turno ore 17,30, II° turno ore 19, max 30 spettatori a turno) a cura del Teatro di Gluck che racconterà la vera storia del magnifico cortile interno, che alcuni secoli dopo è diventato uno dei palcoscenici più belli della Campania per la musica classica.

“Abbiamo voluto creare una modalità originale di fruizione di un luogo straordinario come il Loreto – spiega Marianella Pucci di Mediateur – recuperando dagli archivi storici il carteggio intercorso tra l’architetto Domenico Antonio Vaccaro e l’Abate Angelo Maria Federici e facendolo mettere in scena da Il Teatro di Gluck. Un modo nuovo per conoscere la storia di questo luogo”.

La visita guidata teatralizzata sarà replicata il 3, 6 e 9 gennaio 2016, ingresso solo su prenotazione (tel. 0825 787150 Loreto, 082572924

Tra archeologia e contemporanea,10 emozioni d’arte a Napoli

La città di Napoli offre sempre un ricco repertorio di mostre ed esposizioni per gli amanti dell’arte, dell’archeologia e per quanti desiderano un momento di pura contemplazione in grado di ristorare l’animo con il potere della bellezza.

Le mostre, inoltre, sono una ghiotta occasione per scoprire artisti, epoche storiche o aspetti della vita che non conosciamo e rappresentano sempre un’occasione di arricchimento da non farsi mancare.

Ecco perciò qualche spunto per quanti prediligono il turismo culturale.

Fino al 16 gennaio 2016, al Museo Archeologico di Napoli, è possibile visitare l’installazione dal titolo “Ultimo reperto” di Laura Cristinzio, a cura di Mariantonietta Picone Petrusa.

Al centro dell’atrio del Museo, l’installazione interpreta la Villa di Poppea a Oplonti sintetizzandone gli spazi, le prospettive, gli affreschi e i mosaici. Due pareti in acciaio corten e metacrilato rosso, formate da pannelli incernierati, rimandano all’antico contesto. Un triclinio e frammenti di mosaico ricordano la presenza muliebre e l’eruzione che, nel 79 a.C., seppellì la Villa; l’installazione è un modo, per il Museo, di abbreviare la distanza tra passato e contemporaneità.

Il Museo Archeologico ospita, fino al 6 gennaio 2016, “Fear” la mostra dedicata a Jill Mulleady (Montevideo, 1980), esploratrice di tutti i linguaggi della pittura per creare un universo pittorico caratterizzato dall’eclettismo.

L’artista ha assunto la figura del gladiatore romano come motivo della mostra; secondo la leggenda, il sudore del gladiatore sopravvissuto al combattimento e raschiato da uno schiavo era un ambito afrodisiaco per la nobiltà dell’epoca. Mulleady perciò ha voluto creare con Creative Perfumers una fragranza, “Fear”,  per animare le percezioni sensoriali dei visitatori del Museo Archeologico, il profumo sarà perciò diffuso nel Gabinetto segreto che custodisce gli affreschi e le sculture di argomento esplicitamente erotico rinvenute a Pompei. Oltre a ciò saranno esposti i dipinti della serie “Riot”, che rimandano alla pittura rinascimentale tedesca con influssi e suggestioni che arrivano fino a De Chirico.

Sempre al Museo Archeologico di Napoli, fino al 16 gennaio 2016, “Pompei e l’Europa. 1748-1943” curata da Massimo Osanna, Luigi Gallo e Maria Teresa Caracciolo.

La mostra analizza, la suggestione operata dal sito di Pompei sugli artisti, dall’inizio degli scavi nel 1748 al bombardamento del 1943. Il confronto fra reperti antichi e opere moderne rende esplicita l’influenza della classicità sugli sviluppi dell’arte e dell’estetica moderna, fra emulazione e reinterpretazione. La prima rassegna dal titolo “Natura e Storia (1748-1943)” sarà allestita a Napoli al Museo Archeologico Nazionale e permetterà di evidenziare l’influenza del sito sugli artisti europei dal Settecento al Novecento. La seconda parte della mostra si terrà direttamente negli scavi di Pompei, dove saranno presentati i calchi delle vittime dell’eruzione recentemente restaurati dalla Soprintendenza. Un’ulteriore sezione della mostra, intitolata “Fotografare e documentare Pompei”, occuperà il portico dell’Anfiteatro con  fotografie conservate nella Soprintendenza Speciale di Pompei, Ercolano e Stabia.

Alla Fondazione Mondragone, dal 15 Dicembre 2015 al 20 Febbraio 2016, l’arte contemporanea è in mostra con Paradox Transformations” personale di Rudolf Polanszky curata da Francesco Stocchi e promossa dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e la Fondazione Morra Greco (info 081 4238368).

In mostra una ventina opere realizzate tra gli anni ’90 e il 2015, opere su tela e lavori scultorei che prendono forma nell’azione, nell’atto fisico della creazione, affrontando la relazione tra l’astrazione e lo spazio umano. Interessato alla ricerca spaziale degli anni ’60, e testimone dell’esperienza dell’Azionismo Viennese nella sua attitudine più gestuale ed immediata, Polanszky sviluppa un linguaggio intimo, criptico a volte, dando ai suoi gesti, forma e tempo dissociativi a partire dall’impiego di materiali di scarto. L’approccio dell’artista si compie nel tentativo di analizzare gli elementi fondamentali del linguaggio creativo: spazio, luce, colore, ritmo. Intendendo la pratica creativa come genuina espressione cognitiva, il non-sapere intellettuale genera il fare artistico, che diviene un tentativo per conoscere l’incognito.

“Eracle liberato” è il titolo della mostra curata da Valeria Sanpaolo che il Museo Archeologico Nazionale dedica, fino al 13 gennaio, al più famoso degli eroi dell’antichità.

Poco più di 50 opere, nel Salone della Meridiana, per raccontare le avventure di Ercole, tra questi anche dei reperti sconosciuti come la metopa in marmo dal Cilento, o il piede colossale di una  statua analoga a quella Farnese.

Fino al 20 gennaio, alla 1Opera Gallery – Palazzo Diomede Carafa, curata da Pietro Tatafiore “Disegni” la personale di Wainer Vaccari (info 081 0487254)

“Dieci disegni inediti dove ritroviamo temi ricorrenti del percorso dell’artista, rivisitati attraverso una tecnica che richiama il pixel ma in una versione analogica. I protagonisti di queste opere sono personaggi dall’aspetto perturbante, sorpresi nell’attimo che precede un moto ed essi stesi permeati da una sorta di campo dinamico che li attraversa e ne scompone la figura. Opere come, Atomica tattica o I neutrini di Majorana, testimoniano l’interesse di Vaccari per le teorie della fisica contemporanea, un campo nel quale egli sembra immergersi, ( Tuffatore) dal quale attinge ispirazione ( Sotto riva) e che polarizza l’attenzione dei suoi personaggi, assorbiti dall’osservazione di oggetti apparentemente banali, dietro i quali si cela forse un’indagine sull’origine stessa della materia”.  Testo critico in catalogo di Valerio Dehò.

Fino al 1° febbraio 2016, al Museo Madre, “BORIS MIKHAILOV. IO NON SONO IO”, curata da Andrea Viliani ed Eugenio Viola (info 081.193.13.016).

“Boris Mikhailov (Kharkov, 1938) è uno dei più autorevoli fotografi contemporanei. Nato in Ucraina, nelle serie fotografiche in cui si articola la sua ricerca, avviata negli anni Sessanta, mentre lavora come ingegnere in una fabbrica, e ripetutamente boicottata dal regime sovietico, Mikhailov affronta una molteplicità di temi sociali, indagando i profondi e spesso traumatici cambiamenti che hanno investito, e ancora oggi investono, il suo paese e, per traslato, la stessa identità contemporanea, nella sua frammentazione, ma, al contempo, nella ricerca delle sue comuni radici etiche”.

“TRA TERRA E MARE. ALL’ORIGINE DEL GUSTO. AL RIONE TERRA UN VIAGGIO NELLA VITA DI 2000 ANNI FA”  è il titolo della mostra che si terrà fino al 27 marzo 2016 a Pozzuoli, Rione Terra (info 081 19936286 / 19936287).

Un percorso suggestivo nell’antichità e nelle stratificazioni del tempo – con oltre 15 installazioni interattive: al Rione Terra di Pozzuoli, nel cuore dei Campi Flegrei –  realizzato dalla Soprintendenza Archeologia della Campania, in collaborazione con il Comune di Pozzuoli, che resterà aperta ogni week end, dalle 9 alle 17.  L’itinerario della durata di circa 55 minuti, ripercorre le antiche strade romane sulle quali si affacciano le antiche botteghe, magazzini, laboratori e spazi privati molto ben conservati, ed è arricchito di presenze virtuali che guidano il pubblico alla scoperta delle attività che si svolgevano nell’antica Puteoli. L’immersione nella storia dell’antica città, resa particolarmente efficace dall’incredibile stato di conservazione degli edifici che sono visibili sotto i palazzi seicenteschi, si avvale dell’uso di tecnologie innovative che facilitano la lettura delle complesse stratificazioni e delle tracce lasciate dall’uomo e dal tempo. Il tema su cui si sviluppa tutto il percorso è quello del cibo, dai prodotti che arrivavano con le navi quando Puteoli era il porto della Roma Imperiale sino a quello delle tabernae. Ed infatti il visitatore vedrà materializzarsi gli abitanti dell’epoca, vedrà le loro ombre discutere in taverna, le impronte segneranno il loro cammino, i rumori e le risate ci riporteranno alle feste”.

“IL GIOVANE SALVATOR ROSA. GLI INIZI DI UN GRANDE MAESTRO DEL ‘600 EUROPEO” è il titolo della mostra curata da Viviana Farina al Museo Correale (info 081 8781846), visitabile fino al 31 gennaio 2016.

“L’iniziativa celebra i quattrocento anni della nascita dell’eclettico artista (Napoli 1615 – Roma 1673) che fu pittore ma anche un apprezzato poeta e incisore. Grande innovatore della pittura di veduta, la fama di Salvator Rosa è legata alla rappresentazione di paesaggi e marine caratterizzati da una natura aspra e selvaggia. La mostra pone particolare attenzione agli inizi del suo percorso artistico, svoltisi negli anni Trenta del Seicento tra Napoli, sua città natale, e Roma. Il Museo Correale fa da cornice ad una piccola quanto preziosa selezione di circa venti olii su tela, provenienti da collezioni private e da cinque collezioni museali italiane (Museo di Capodimonte, Museo di San Martino, Museo Correale, Museo Filangieri, Galleria Corsini), alcuni mai esposti al pubblico”.

“MARCO BAGNOLI. LA VOCE. NEL GIALLO FAREMO UNA SCALA O DUE AL BIANCO INVISIBILE” è il titolo della mostra, curata da Achille Bonito Oliva e visitabile al Museo Madre fino al 29 febbraio (info 081 19313016).

“Dall’inizio degli anni Settanta la pratica artistica di Marco Bagnoli (Empoli) si articola fra disegno, pittura, scultura, installazione ambientale e sonora, unendo fra loro, in una pervasiva sintesi, dato estetico ed enunciato scientifico, teorie della visione e del colore e ricerca iconologica, antichi saperi e una sospesa, mobile esperienza dello spazio e del tempo, in cui l’opera esplora la ramificazione del pensiero fino a divenire matrice di conoscenza, sia razionale che intuitiva. L’intervento di Marco Bagnoli al museo Madre di Napoli, intitolato La Voce. Nel giallo faremo una scala o due al bianco invisibile, rientra nell’ambito del progetto L’ALBERO DELLA CUCCAGNA. Nutrimenti dell’arte, a cura di Achille Bonito Oliva e con il patrocinio di EXPO Milano 2015”.

Federico Iadarola, quando la fotografia racconta ed emoziona.

Quello di Federico Iadarola è un universo d’immagini che spazia dai ritratti intensi dei contadini irpini alla magia dei paesaggi alle suggestioni architettoniche.

Il suo è un occhio che scruta e scava nelle linee e nelle atmosfere distillandone l’intimo sentimento, la più nascosta essenza.

Laureato in architettura, Iadarola ha tuttavia seguito le orme paterne e rilevato l’antica bottega di colui che definisce “un mago”, capace di tirare fuori la meraviglia dal gioco della luce e dell’ombra, di comunicare senza “il perimetro costruttivo della parola scritta, descrivere sogni e gridare senza urlare”.

Ha mostrato al pubblico i suoi lavori sin dagli anni ’90 e la sua ricerca continua, animata da una inesauribile passione e dalla costante ricerca dell’intensità e della verità di ogni immagine.

Federico Iadarola, com’è nata la passione per la fotografia?

“Da piccolo trascorrevo molto tempo nello studio fotografico di mio padre, lì agitavo la bacinella dello sviluppo con la luce rossa, costruivo spade con la carta protettiva delle pellicole e accendevo il fuoco con la lente di ingrandimento per i ritocchi, e di tutto ciò ricordo soprattutto gli odori”.

Quali sono i suoi maestri o le sue fonti d’ispirazione?

“Il primo maestro è stato mio padre. A 14 anni ero in grado di leggere la luce correttamente e di utilizzare una Zeiss Ikon 4,5/6 con pellicola 120. Coi libri di fotografia ho conosciuto Bresson, Erwitt, Kertesz, Klein, Weston, Brandt; Man Ray, Newton, Sieff, Avedon, Mapplethorpe, e gli italiani Scianna, Jodice , Ghirri e ognuno di loro è stato, suo malgrado, per me maestro e fonte di ispirazione”.

Quali sono le tecniche che predilige nella realizzazione dell’immagine?

“Non prediligo nessuna tecnica in particolare. Non amo l’utilizzo di luce artefatta. Per me fotografare è sentire: lasciarsi guidare da una luce o da un odore, da un suono o da un sapore. Penso che la fotografia possa essere pure un’esperienza tattile”.

Paesaggio, reportage, ritratto, quali sono le diverse emozioni che le suscitano?

“Quello che cerco, quando decido di fotografare, è la “distanza giusta” dalle cose. Paesaggio, ritratto e reportage avranno sempre un comune denominatore, che è l’anima di chi fotografa, e che sarà sempre riconoscibile per quanto si possano considerare diversi gli ambiti”.

Un episodio divertente e uno commovente dal suo album dei ricordi fotografici.

“Tanti episodi accaduti mi hanno trovato con una macchina fotografica tra le mani. Mi è capitato di fotografare momenti con gli occhi gonfi di lacrime per la loro comicità o per la loro drammaticità”.

Quali sono le mostre o le pubblicazioni più importanti cui ha partecipato?

“Non moltissime ma tutte importantissime per me”.

Oggi la fotografia è ormai completamente digitale, i tempi romantici dell’attesa in camera oscura sono quasi archeologia, ci può essere lo stesso calore nelle immagini, la stessa emozione e possibilità di lavorare i supporti come si faceva un tempo con i chimici e la carta?

“La fotografia non è cambiata affatto, è sempre la stessa. A cambiare è stato il mondo intorno, oggi chi fotografa può avvalersi di tecnologie difficilmente immaginabili qualche decennio fa e per ciò che riguarda i processi di stampa fine-art i risultati  credo che si possano definire apprezzabilissimi.

Il calore e l’emozione, che possono essere propri di una fotografia, rimangono tali a prescindere dall’attrezzo utilizzato per la sua realizzazione”.

A suo avviso c’è abbastanza spazio per la fotografia nella nostra provincia ?

“Personalmente se penso allo “spazio ideale per la fotografia”, penso alla strada con la città dentro e le storie che le persone raccontano. La fotografia per tanti è diventata una vera e propria passione e le passioni hanno bisogno di un loro spazio per crescere ed essere condivise”.

Quali sono gli altri fotografi irpini di cui apprezza il lavoro, a suo avviso c’è una “scuola avellinese” di fotografia? Possiamo eventualmente ricostruirne un po’ la storia?

“Sono tante le belle persone che ho il piacere di conoscere e che stimo che fanno fotografia . Tanti miei amici fotografano e se dicessi di uno piuttosto che di un altro, commetterei un torto”.

Giovani e fotografia, se ne vedono tanti in giro con le reflex, c’è desiderio di imparare la tecnica oppure prevale l’approccio “istintivo” all’immagine?

“I giovani sono il futuro e l’unica speranza per nuove immaginazioni”.

Pio Francavilla, le emozioni del parapendio negli scatti del designer

Nella vita è un designer ma Pio Francavilla ama scatenare la creatività anche con la macchina fotografica scegliendo punti di vista spettacolari grazie all’altra sua grande passione: il parapendio.

Ha fatto della sua passione per l’arredamento e il design una professione, dopo aver studiato all’Istituto d’Arte di Avellino e all’ISIA Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Roma, ha infatti lavorato per diverse aziende italiane operanti nel campo dell’arredamento e della progettazione meccanica e grafica amando del suo lavoro soprattutto il fatto che “veder nascere un prodotto è più entusiasmante che vedere il prodotto finito”.

Oltre al disegno, il progettista atripaldese, ama l’arte, la musica, la natura e la fotografia grazie alla quale può fermare gli attimi più intensi delle performance musicali, ricordare le espressioni più buffe della sua cagnolina Gaya (trovatella presa al canile AIPA di Atripalda, cui ha dedicato una pagina Facebook) e trasmettere le emozioni dei suoi voli in parapendio.

Nel tempo ha maturato alcune esperienze “a quattro mani” con due dei suoi più cari amici ed ex compagni di scuola: il fotografo Aldo Marrone e il docente di grafica pubblicitaria Mario Carbone, con quest’ultimo sta preparando una mostra in Toscana dedicata al tema del volo e dei paesaggi aerei.

Proprio dall’aeroporto di Capaccio-Paestum, infatti, partono alcuni dei suoi “safari” fotografici che immortalano la bellezza della natura, dei tramonti e l’infinito senso di libertà che si sperimenta volando senza motore, nel silenzio rotto solo dal fruscio del vento contro la vela rettangolare del parapendio.

“La passione per la fotografia – spiega Francavilla – è lo sviluppo di una curiosità nel vedere “trasformare in modo fisso un ricordo”, e nasce fondamentalmente da mio padre e dalla sua Canon AE-1 completamente manuale. Tra i Maestri ammiro particolarmente Toscani, Barbieri, Avedon, Newton, Capa, Cartier-Bresson e mi ispiro molto al design ed i suoi particolari. Dalle espressioni nei ritratti, a momenti particolari ai paesaggi la mia lettura nasce sempre dalle linee, dai segni apparentemente confusi che, però, rivelano ad un occhio attendo la loro trama precisa, la loro geometria perfetta”.

Prediligendo un approccio caldo e spontaneo all’atto di scattare, Francavilla parte sempre dalla luce, lasciando in ombra la sua visione, per far emergere pienamente il soggetto, l’emozione del momento.

Ricordando con nostalgia i tempi degli studi artistici con le trepidanti attese in camera oscura, non disdegna tuttavia il vantaggio dell’immediatezza del digitale con la sua capacità di cogliere l’attimo fuggente anche con un cellulare o una compatta, perché, alla fine, l’importante è catturare e trasmettere l’emozione.

  • Nella foto di Pio Francavilla in copertina:  Le Saline di Margherita di Savoia