Tutti gli articoli di Boris Ambrosone

Sono nato sul finire del 1974. Ad Avellino. Qui ho vissuto fino al 2003, e poi ad Atripalda (Av). Ho frequantato il Liceo Scientifico Mancini di Avellino, e mi sono laureato in Sceinze della Comunicazione a Salerno nel 2001. Dopo la laurea ho portato a termine un corso di perfezionamento sugli strumenti e professione della comunicazione della pubblica amministrazione presso l’università di Salerno. Dal 2002 sono giornalista pubblicista. Ho lavorato in Radio (Studio Elle e Radio Punto Nuovo), in TV (Irpinia TV) e per la carta stampata (Economia 2000, il Mattino, Il Denaro). Dal 2011 sono addetto stampa e responsabile delle comunicazioni, presso Irpiniambiente, (dal 2004 ho ricoperto analogo ruolo per ASA S.p.A.) la società provinciale che opera nel ciclo integrato dei rifiuti. Ho curato numerose campagne elettorali come addetto stampa di diversi candidati al consiglio comunale di Avellino e regionale della Campania. Per molti anni sono stato addetto stampa della CGIL di Avellino. Con l’avvento dei nuovi media e grazie alla conoscenza di Lino Sorrentini, direttore di Agendaonline, nei primi anni del nuovo millennio mi sono appassionato alle forme di comunicazione on line, diventando collaboratore di Agendaonline, prima blogger e poi internauta di Facebook. Occasionalmente curo le pagine social di aziende italiane. Con Agendaonline ho trovato la dimensione più confacente tra lavoro e hobby, essendo appassionato di gastronomia e più che discreto cuoco, di viaggi e di musica rock, specialmente se live. Ho curato per Agendaonline numerose rubriche e redatto numerosi articoli su viaggi, gastronomia, cultura e tempo libero. Collaboro anche al sito Prodotti Tipici Campani. Amo il vino buono, preferendo quello rosso, ma non sapendolo fare, mi limito a berlo. L’unica passione estrema è la ROMA, almeno fino a quando non mi sono sposato e sono diventato papà di Ginevra e Zaira.

Le date dei concerti di Madame in concerto: ecco il nuovo tour.

Artista giovanissima, ma già ben definita che sta cercando una sua specifica collocazione nel genere Rap ed Hip hop con sfumature più melodiche.

Madame debutta giovanissima sulla scena artistica, a soli sedici anni chiude il suo primo contratto con la Sugar Music e da alle stampe il suo primo singolo Anna.

Dovranno trascorrere solo sei mesi per raggiungere il successo con il singolo Sciccherie, che la consacrano artista emergente, complice, sicuramente, anche una condivisone sul profilo Instagram da parte di Cristiano Ronaldo, che nell’agosto del 2019 scopre Madame e la “omaggia” della condivisione sul social, che conta diversi milioni di follower.

Non per niente, Madame non ha mai nascosto la sua passione per il calcio che si esprime anche con una grande capacità di palleggio.

Proprio nel 2019 la carriera di Madame ottiene un nuovo impulso grazie all’attenzione di Paola Zukar, manager riconosciuta tra le più brave della scena rap e non solo.

Grazie a questo connubio, Madame si cimenta in diverse collaborazioni e nell’incisione di diversi singoli. La più importante di queste sicuramente il brano dal titolo Madame – L’Anima, realizzato in collaborazione con Marracash.

Passo dopo passo Madame acquisisce sempre maggior padronanza e continua le collaborazioni con altri artisti del genere. Nel luglio del 2020 si ripete il connubio con Marracash, insieme a Dardust e Ghali con il singolo Defuera, brano meno criptico e più estivo e commerciale.

Tra le collaborazioni con maggior seguito di pubblico, anche le apparizioni a X Factor, edizione 2020, dove ha prestato alla concorrente Blind la sua Baby, cantandola in duetto e poi esibendosi alla finale insieme a Negroamaro con Non è vero niente.

Un preludio alla partecipazione al Festival di Sanremo 2021, con il brano Voce, giunto ottavo. Il brano ha ottenuto grossi apprezzamenti dalla critica ed ha venduto oltre 100 mila di copie

Dopo la kermesse ligure, Madame pubblica il suo primo album, omonimo, che costituisce l’impianto del suo tour del 2021.

La musica di Madame

Tonalità morbide, anche se frequentemente sincopate, slang giovanile, testi accurati anche se non impegnati.

Madame è la classica artista che rappresenta una novità nel già sentito del genere rap ed hip hop, ma che deve piacere per quello che rappresenta. I puristi del genere non la considerano tra i maggiori esponenti, chi non è avvezzo a seguire il genere rap ed hip hop potrebbe trovarla di difficile comprensione.

Questi due punti di apparente debolezza potrebbero essere un suo importante punto di forza per ricavarsi uno spazio autonomo ed originale, se avrà il coraggio di farlo.

Le date del Tour di concerti di Madame

  • Sabato 04 set 2021 BRESCIA Arena Campo Marte
  • Martedì 07 set 2021 VICENZA Piazza dei Signori
  • Martedì 14 set 2021 TAORMINA Teatro Antico

Madame in concerto a Dicembre 2021

  • Venerdì 03 Dic 2021 – ROMA Atlantico Live!
  • Sabato 04 Dic 2021 – ROMA Atlantico Live!         
  • Lunedì 06 Dic 2021 FIRENZE – Tuscany Hall
  • Giovedì 09 Dic 2021 NAPOLI  – Casa della musica
  • Venerdì 10 Dic 2021 NAPOLI  – Casa della musica                             
  • Giovedì 16 Dic 2021 VENARIA REALE (TO) – Teatro Della Concordia
  • Domenica 19 Dic 2021 MILANO – Alcatraz
  • Lunedì 20 Dic 2021 MILANO – Alcatraz  

Alice in concerto con le canzoni di Franco Battiato.

Alice canta Battiato è il titolo che l’artista romagnola ha voluto per i concerti che toccheranno diverse località italiane nel 2021 ed in particolare le città della Sicilia, proprio in onore del musicista siciliano.

E’ ancora forte l’eco della scomparsa del musicista e compositore catanese, morto a maggio del 2021, lasciando un grande vuoto nel panorama musicale ed artistico italiano.

Franco Battiato, artista completo e poliedrico, ha rappresentato una delle pietre miliari della cultura italiana, con le sue continue sperimentazioni in grado di spaziare attraverso innumerevoli generi musicali e costituire riferimento e spunto per tanti artisti, nazionali ed internazionali.

Alice viene riconosciuta nel panorama musicale italiana, come una delle maggiori e più brave interpreti della musica e delle parole del maestro catanese, capace di esprimerne le forme e le musicalità in maniera fedele ma allo stesso tempo autentica ed elegante.

Chi è Alice

Il sodalizio artistico tra Alice ed il compianto maestro, recentemente scomparso, è da sempre nota ed apprezzata. Fu il brano scritto a quattro mani, “Il vento caldo dell’estate”, a rilanciare la carriera musicale dell’artista di Forlì, nel 1980. Questo brano, per chi conosce Battiato, è un classico lavoro del maestro, ampiamente riconoscibile, per musica e parole e splendidamente interpretato da Alice.

Un preludio beneaugurante, che consentì ad Alice di vincere il festival di Sanremo con Per Elisa.

La collaborazione tra Alice e Battiato si rinnova anche nell’album AZIMUT, nel quale due furono i brani di maggior successo: “Messaggio” e “Chan-son egocentrique”.

I due, poi, parteciparono insieme all’Eurovision Song Contest” del 1984 con il brano “I treni di Tozeur”, piazzandosi al quinto posto, un risultato soddisfacente, che consolidò la loro amicizia e la collaborazione artistica.

Risale al 2016 il TOUR BATTIATO E ALICE che raggiunse molti teatri Italiani che fece da preludio
al CD+DVD e doppio LP “BATTIATO E ALICE + Ensemble Symphony Orchestra LIVE IN ROMA” con una selezione di brani celebri dal loro repertorio e tre duetti che fu pubblicato a novembre di quell’anno

Prima dell’incontro artistico con Battiato, Alice non ebbe grande riscontro dal punto di vista commerciale. Le prime apparizioni, con il nome di battesimo, Carla Bissi, non lasciarono grandi tracce, nonostante la proposta di brani scritti per lei da artisti già affermati.

Oltre al cambio del nome ed all’incontro con Battiato, Alice beneficiò anche del cambio di casa produttrice dei suoi lavori.

Da allora il successo non abbandonò mai più la cantante romagnola, che oggi vanta 17 album in studio, due lavori live e decine di raccolte.

Il tour del 2021 di Alice

Nei concerti durante i quali Alice omaggerà Battiato proponendo i suoi brani di maggior successo, sarà accompagnata al pianoforte da Carlo Guaitoli, storico collaboratore di Franco Battiato, che ha ricoperto il ruolo di pianista e di direttore d’orchestra durante le performance dell’artista siciliano.

Alice Canta Battiato, le date del tour di settembre 2021

Il mese di settembre vede l’artista esibirsi in tre date tutte in Sicilia

  • Giovedì 02 Settembre 2021 MESSINA  – Arena Villa Dante
  • Venerdì 03 Settembre 2021 SIRACUSA – Teatro Greco
  • Domenica 05 Settembre 2021 PARTANNA (Trapani)  -Teatro Provinciale
  • Martedì 7 settembre Boario Terme (BS) Parco delle Terme
  • Giovedì 9 settembre Assisi (PG) Teatro Lyrick
  • Sabato 11 settembre Boretto (RE) Scorre il Festival Arena Cantieri Navali/Pirodraga

Le date dei concerti di dicembre di Alice in tour

Dopo la pausa autunnale, sul far dell’inverno, Alice ha in programma una tappa mantovana

  • Sabato 11 Dicembre 2021 MANTOVA – Grana Padano Theatre


De Gregori in concerto, le date del tour con i brani più noti

Francesco De Gregori in concerto, con i brani storici del suo repertorio, ecco le date del tour.

I fan hanno dovuto attendere più di anno, ma finalmente il momento è arrivato.

Il tour di Francesco de Gregori prevede ben 8 appuntamenti, tra settembre e novembre e la data di chiusura per l’estate 2022, allo Stadio Olimpico di Roma dove ci sarà una storica reunion tra due vecchi amici ed interpreti della canzone d’autore italiana: Antonello Venditti e Francesco De Gregori.

Chi è Francesco De Gregori?

Il cantautore romano non ha davvero bisogno di presentazioni, così come non hanno bisogno di essere ricordate le sue canzoni più famose, da La donna Cannone a Rimmel, da Viva l’Italia a Alice, da Buffalo Bill a Titanic e Generale.

De Gregori da oltre mezzo secolo incanta e appassiona giovani ed adulti, con la sua musica attraversata da tonalità rock, popolari e grandi ballate, alternate da temi politici e novelle introspettive e romantiche.

Memorabili le sue collaborazioni con Lucio Dalla, Ivan Graziani, Antonello Venditti, Riccardo Cocciante.

Mosse i primi passi artistici agli albori degli anni ’70, non ancora ventenne e la sua carriera non ha mai avuto battute d’arresto.

Con il Tour THE GREATEST HITS 2021, Francesco De Gregori proporrà i suoi brani più famosi, come suggerisce appunto il titolo del tour, riproponendo i suoi cavalli di battaglia che lo hanno reso famoso al grande pubblico.

I successi di De Gregori

Il primo successo in carriera è stato certamente il brano Alice, agli inizi degli anni ’70, bissato e amplificato da Rimmel, nel 1975.

Da allora, De Gregori ha sempre stupito positivamente critica e pubblico, con il suo sound ed i suoi testi, sia con quelli politicamente impegnati che le con i brani sentimentali e le ballate romantiche.

Nel 1979, l’album dal vico considerato tra i più belli di sempre della musica italiana: Banana Republic con Lucio Dalla

Sono ben 20 gli album in studio incisi da Francesco De Gregori e quasi altrettanti quelli dal vivo. Non si contano, inoltre le raccolte dell’autore romano.

Impossibile, in ogni caso, riassumere oltre 50 anni di carriera del cantautore e musicista, personaggio poliedrico e intergenerazionale, capace di farsi apprezzare per il suo impegno politico e per la capacità di mettere in musica e parole tematiche impegnate e temi leggeri.

Numerosi anche i riferimenti storico-politici nei suoi brani antichi e recenti.

Dal vivo, inoltre, De Gregori non di rado propone riarrangiamenti delle sue canzoni con versioni originali rispetto ai brani incisi in studio.

Tra le curiosità che riguardano l’artista, quella relativa all’ammirazione per due mostri sacri della musica internazionale: “L’ammirazione sconfinata per De André mi ha convinto a provare a fare questo mestiere. E poi Bob Dylan”. Proprio con Bob Dylan, De Gregori ebbe un incontro nel 1984, quando fu accompagnato nei camerini del Palaeur dove Dylan tenne una serie di concerti.

Ecco le date del Tour THE GREATEST HITS

4 gli appuntamenti a settembre: concerti all’aperto tra piazze e stadi

  • martedì, 07 settembre 2021 Piazza del Comune, Cremona, Italia
  • giovedì, 09 settembre 2021 Piazza dei Cavalieri, Pisa, Italia
  • venerdì, 10 settembre 2021 Piazza dei Signori, Vicenza, Italia
  • domenica, 12 settembre 2021 Campo Sportivo Floro Finistauri, Acquasparta (TR)

I concerti indoor di Novembre

  • mercoledì, 17 novembre 2021 Vox Club, Nonantola (MO)
  • giovedì, 18 novembre 2021 Alcatraz, Milano
  • venerdì, 26 novembre 2021 Casa della Musica – Federico I, Napoli, Italia
  • sabato, 27 novembre 2021 Atlantico Live, Roma

Venditti e De Gregori in Concerto all’Olimpico di Roma

Attesissimo l’evento della prossima estate con i due mostri sacri della canzone d’autore italiana. Venditti e De Gregori apriranno l’estate romana 2022 con una data allo Stadio Olimpico, una location d’eccezione che farà sicuramente registrare il tutto esaurito con i biglietti già in vendita e già quasi sold out.

  • sabato, 18 giugno 2022 Stadio Olimpico, Roma, Antonello Venditti & Francesco De Gregori

Un Week end al Laceno: sentieri, grotte, gastronomia, sport e relax.

Il Laceno, o Lago Laceno, è una delle mete turistiche montane più apprezzate dell’Irpinia.

L’altopiano si sviluppa a poco più di mille metri di altezza, nel cuore dei monti Picentini, ed è circondato dalle vette del Monte Cervialto, Rajamagra, Cervarolo e Montagna Grande, comprese tra i 1.800 ed i 1500 metri di altitudine.

Il Laceno ricade nel territorio del comune di Bagnoli Irpino, noto a livello nazionale per la produzione del Tartufo Nero di Bagnoli, di cui sono ricchi i terreni dei boschi circostanti.

L’intera area dell’Altopiano, non distante tra l’altro da Montella e dal Monte Terminio, è servita da numerose strutture alberghiere e di ristorazione e gode di una più che discreta rete stradale.

Al centro dell’altopiano è osservabile un lago, che prende vita dal torrente Tronola, a carattere stagionale, molto esiguo nei periodi caldi e che copre l’intero bacino nei mesi invernali e primaverili.

Il Laceno è caratterizzato da un ampia conca a pascolo circondata da foreste per lo più di faggi, mentre le colture lungo le pendici di avvicinamento all’altopiano son prevalentemente castagneti, da cui la nota Castagna di Montella, comune poco distante dal pianoro.

Impianto Sciistico

Fino a qualche anno fa, il Laceno era una nota e frequentata stazione sciistica, poi chiusa principalmente a causa dei mancati interventi sugli impianti di risalita.

Ciò nonostante, il panorama innevato invernale e la rigogliosità della flora estiva ed autunnale ne fanno uno dei luoghi d’eccezione del turismo irpino e campano e di tutto il Sud Italia.

Cosa fare al Laceno

Il Lago Laceno è un lugo ideale per gli amanti della natura, adatto ad adulti e bambini, alle famiglie ed ai giovani. Oltre ad essere particolarmente frequentato durante le festività classiche per le gite “fuori porta” come la Pasquetta ed il Ferragosto, il Lago Laceno è ideale per trascorrere un week end all’aria pura, tra le vette delle montagne più altre della Campania.

Boschi transitabili e sentieri organizzati per escursioni sono le attrattive principali per i turisti. Nei mesi invernali, il paesaggio ampiamente innevato ed estremamente placido ed ovattato assicurano un soggiorno rilassante a chi ama la neve e le temperature rigide.

In estate, invece, la frescura della rigogliosa flora rappresenta un oasi sicura per allontanarsi dal caldo asfissiante della città.

Lacenolandia

Parco giochi Lacenolandia

E’ un parco giochi di montagna a tutti gli effetti, con numerose attrazioni e giostre, per grandi e piccini, dal Parco Avventura, alla giostra Discovery, al parco acquatico con i gommoni, e per finire alle classiche giostre dalla ruota panoramica al bruco mela.

E’ aperto tutti i giorni dalle 10 del mattino alle 20 di sera ma è opprtuno verificare la disponibilità legata alle condizioni meteo.

Picnic e ristoranti al Laceno

Area picnic Laceno

L’altopiano ed i boschi che lo circondano sono l’ideale per chi ama i picnic all’area aperta.

Esistono numerose aree attrezzate libere, dotate di tavoli e panche, ma anche numerosi ristoranti e strutture ricettive proprio sul limitare dell’altopiano.

I ristoranti tipici

  • Ristorante Lo Spiedo Altopiano Laceno – Via Serroncelli, 24 83043 Bagnoli Irpino Telefoni 0827/68074 0827/68074
  • Trattoria Il Fauno Altopiano Laceno – C.da Tronola, 25 83043 Bagnoli Irpino 0827/68029
  • Ristorante Il Lago Altopiano Laceno 83043 Bagnoli Irpino Telefoni 0827/68055 0827/68055
  • Ristorante Pizzeria Il Quadrifoglio C.da Rosole, 6 83043 Bagnoli Irpino Telefoni Telefoni 0827/62863 0827/62863 3398226628
  • Ristorante La Baita Solarium Altopiano Laceno – Via Serroncelli 83043 Bagnoli Irpino Telefoni 0827/68047
  • Ristorante La Piazzetta Altopiano Laceno – Via alle Mandrie 83043 Bagnoli Irpino Telefoni 0827/68022 3407834721
  • Ristorante Rifugio Amatucci Monte Raiamagra – 1700 metri s.l.m. 83043 Bagnoli Irpino Nessun telefono disponibile
  • Ristorante Rifugio Settevalli Monte Raiamagra – 1400 metri s.l.m. 83043 Bagnoli Irpino Telefono 3475408311
  • Ristorante Pizzeria Il Caliendo Altopiano Laceno – Via Serroncelli 83043 Bagnoli Irpino Telefoni 0827/68120 0827/68120 3339261746
  • Ristorante San Lorenzo C.da San Lorenzo, 1 83043 Bagnoli Irpino 0827/62743 Telefono 3497785243
  • Ristorante Settevalli Altopiano Laceno – Via Serroncelli 83043 Bagnoli Irpino Telefoni 0827/68061 0827/68061

I rifugi del Laceno

I rifugi del Laceno

Rifugio canadese

Partiamo dal più spartano. Il rifugio Canadese, situato sulla vetta rajamagra. Altro non è che una struttura in legno a forma di tenda canadese.

Occorre essere preparati fisicamente ed adegutamente equipaggiati, in tal caso, se siete dei pionieri da “nudi e crudi” potreste anche immaginare di pernottare, ma evitando i mesi più freddi dove la neve copre buona parte della struttura.

Rifugio Amatucci

Più che un rifugio è un vero e proprio ristorante ad oltre 1600 metri di quota. Vista impagabile e portate corroboranti dopo una impervia risalita.

In Mountain Bike e a cavallo al Laceno

Il Lago Laceno è il paradiso per gli amanti della Mountain Bike, ma anche per chi vuole solo visitare l’intero altopiano con una meno faticosa passeggiata in bicicletta.

Grazie al Laceno Bike Park, un sistema integrato di percorsi cicloturistici, è possibile visitare l’altopiano e le aree circostanti, anche più difficili da raggiungere, grazie a 6 tracciati diversi, con diverse difficoltà.

Famiglie, bambini, ma anche amanti del cross country, possono cimentarsi, avendo anche l’opportunità di fittare in loco biciclette, mountain bike e anchè risciò per una pedalata di coppia o di famiglia.

Poco distante dall’altopiano, inoltre, è possibile godere di escursioni o passeggiate a cavallo, grazie al Piccolo Ranch, che si trova Montella.

La stuttura organizza diversi percorsi ed escursioni a cavallo anche a 1300 metri di altitudine, di diversa difficoltà, per neofiti e per chi vuole trascorrere anche un intera giornata tra i boschi dei monti Picentini, compreso di bivacco.

Le escursioni sul Lago Laceno

Dal Lago Laceno è possibile intraprendere numerosi percorsi che portano alle vette circostanti. Ogni percorso ha le sue caratteristiche e le sue difficoltà, dalla semplice passeggiata tra boschi e sentieri a vere e proprie performance sportive, rispetto alle quali bisogna avere una discreta preparazione fisica ed un adeguato equipaggiamento.

Le Grotte del Caliendo

Sono uno dei posti più suggestivi nei dintorni del Lago Laceno. Le Grotte del Caliendo, che da anni, purtroppo, attendono la realizzazione di percorsi visitabili da parte dei turisti, per i quali i lavori di realizzazione sono iniziati e poi sono stati interrotti, sono tra le grotte di maggiore interesse speolologico di tutta Italia.

Sono formate da lunghi percorsi che caratterizzano il sottostrato dell’intero Altopiano del Laceno.

Strapiombi, strettoie, stalattiti e stalagmiti caratterizzano il panorama quasi lunare che è stato più volte “portato alla luce” dalle riprese effettuate dagli speleologici.

E’ transitabile per buona parte nei periodi estivi quando la portata di acqua all’interno è ridotta.

Dove mangiare al Laceno

Ci sono numerosi ristoranti situati sull’Altopiano del Laceno in grado di soddisfare una considerevole domanda, soprattutto nei periodi di maggior frequenza, in particolare nei periodi estivi, anche se l’autunno e l’inverno sono le stagioni che permettono di apprezzare maggiormente il paesaggio montano e la gastronomia del luogo.

A farla da padroni sulla tavola del Lago Laceno sono il tartufo nero di Bagnoli e la castagna di Montella, prodotti tipici, rinomati e ricercati della zona.

Ristoranti, osterie, agriturismi, rifugi sono dislocati su tutto il territorio, sia sull’altopiano, nei dintorni dell’invaso, sia lungo le strade di avvicinamento, nei comuni di Bagnoli Irpino e di Montella.

Dove dormire al Laceno

Il Laceno è la località montana meglio servita da strutture alberghiere, eredità dell’epoca in cui la zona era un frequentato luogo scelto dagli sciatori.

Oggi, con le piste non più battute, vi è maggiore disponibilità e possibilità di pernottare al Laceno.

Tra gli hotel disponibili in zona, Il Grand Hotel Grisone, l’Hotel Cervialto, l’Hotel Ristorante Locanda Degli Hirpini.

E’ possibile anche optare per soggiorni più lunghi di un week end in sistemazioni residence o affittacamere per chi non vuole essere legato agli orari degli hotel e vivere la montagna senza limiti.

  • Grand Hotel Grisone Laceno: Via Serroncelli, 83043 Bagnoli Irpino (AV)
  • Hotel Taverna Capozzi Laceno: Via Delle Sorgenti Tronola, 1, 83043 Bagnoli Irpino (AV) 
  • Hotel Cervialto Laceno: Via Serroncelli, 10, 83043 Bagnoli Irpino (AV)
  • Hotel La Lucciola: Altopiano Laceno – Via dei prati, 2 Città: Bagnoli Irpino CAP: 83043
  • Hotel Belvedere Laceno: Via De Rogatis, 37 Città: Bagnoli Irpino CAP: 83043
  • Bed & Breakfast La Casa di Tornola: Altopiano del Laceno Via Delle Ginestre, 2 – 83043 Bagnoli Irpino (AV)

Eventi Lago Laceno e dintorni

Molti eventi al Lago Laceno vengono organizzati senza periodicità e sono saltuari. Fanno eccezione gli appuntamenti che si svolgono, ormai da anni e quasi ininterrottamente a Bagnoli Irpino e Montella

Al tartufo ed alla castagna, infatti, sono dedicati due frequentatissimi eventi, la mostra mercato del Tartufo di Bagnoli e la sagra della castagna di Montella.

Mostra Mercato del Tartufo Nero di Bagnoli Irpino

Si svolge nelle ultime settimane del mese di ottobre nel comune di Bagnoli Irpino, alle pendici dell’Altopiano. Il tartufo nero di Bagnoli, è il re dell’evento accompagnato dai non meno apprezzati prodotti locali, come i funghi e la castagna.

Numerosi gli stand enogastronomici che affollano strade e piazze di Bagnoli Irpino nelle due settimane dedicate al Tartufo. Numerosi anche i punti vendita della profumatissima pepita, denominata “il nero di Bagnoli”

Sagra della Castagna di Montella

Dal 1977 si svolge La Sagra della Castagna di Montella IGP, sempre nei primi week end di novembre. Stand gastronomici e punti vendita affollano la cittadina nei pressi del Laceno.

Oltre a pietanze e dolci con la castagna è possibile gustare prodotti caseari, formaggi stagionati, funghi e altri prodotti del sottobosco locale.

Come arrivare al Laceno

Per giungere il Laceno esistono diversi itinerari a seconda della località di partenza.

Per chi proviene da Ovest e da Nord occorre transitare lungo la Napoli Bari fono al casello di Avellino est proseguendo poi per la strada Ofantina verso Montella. Dall’uscita di Montella si raggiunge in venti minuti l’altopiano

Per chi proviene da Sud, percorrere la Reggio-Calabria Salerno e poi il raccordo Salerno Avellino, quindi imboccare l’Ofantina fino all’uscita di Montella e proseguire per il Laceno.

Da est, – Percorrendo l’Autostrada Bari-Napoli , fino  al Casello Avellino Est per poi imboccare l’Ofantina fino a Montella e poi al Lago Laceno.

In gita a Montevergine, dalla visita al Santuario della Madonna, ai sentieri di Acquafidia, alla scoperta dei sapori d’Irpinia.

Montevergine è la vetta del massiccio del Partenio che sovrasta la città di Avellino, nota in tutto il mondo per la presenza del Santuario, dove è custodito il quadro della Madonna di Montevergine, che richiama oltre un milione di visitatori e pellegrini ogni anno.

Il massiccio ricade geograficamente all’interno del territorio del comune di Mercogliano, ed è il centro più importante e conosciuto dell’intera area del Partenio, un parco protetto che tocca ben 4 delle 5 province della Campania: Avellino, Benevento, Caserta e Napoli, dove si trova anche l’oasi Wwf della Montagna di Sopra di Pannarano, sul versante del monte che affaccia sul comune del Beneventano, guardano ad Est.

Cosa fare a Montevergine

Il turismo è prevalentemente religioso, legato alla visita al Santuario ed alla venerazione del quadro della Madonna di Montevergine.

Unitamente allo spirito religioso delle visite, è possibile godere della natura incontaminata e usufruire delle numerose aree pic-nic libere sistemate lungo i tornanti di avvicinamento alla vetta.

Campo Maggiore a Montevergine

Per chi non resiste al richiamo della montagna, è d’obbligo una puntata a Campo Maggiore. Attraverso i sentieri del parco del Partenio, o dal santuario procedendo lungo stretti e irti tornanti si arriva in questo altipiano, dal quale è possibile ammirare le maggiori vette che costituiscono l’area del Partenio.

Campo Maggiore è una distesa di natura incontaminata a perdita d’occhio, dove il alcuni periodi dell’anno si assiste alla formazione di un lago carsico, che copre una parte dell’altopiano.

L’altopiano, situato a circa 1.300 metri, è raggiungibile a piedi o con auto ben equipaggiate.

Soprattutto nei periodi freddi è opportuno tenere in considerazione le evoluzioni meteo, in quanto le precipitazioni, anche nevose sono improvvise e abbondanti.

Il santuario di Montevergine

La Madonna di Montevergine

Il santuario è il luogo di eccellenza del turismo a Montevergine. La sua storia è legata alla figura di Guglielmo da Vercelli, monaco eremita poi eletto santo.

Mirabile ed imponente il complesso abbaziale voluto da Guglielmo da Vercelli nei primi anni del 1100.

All’interno è custodito il quadro della Madonna di Montevergine. Il complesso ospita anche una ricca ed importante mostra di presepi provenienti da tutto il mondo.

Nella cripta, invece, sono custodite le spoglie di San Guglielmo da Vercelli.

All’interno del Santuario, in un percorso che attraversa ben nove sale, spicca la Mostra dei presepi di Montevergine. Qui sono esposti decine di presepi, alcuni molto antichi, provenienti da tutto il mondo.

Accanto alle sale che ospitano la mostra di presepi, da non perdere è poi il Museo Abbaziale, all’interno del quale sono custoditi, dipinti, paramenti sacri e reperti marmoreo di elevato valore artistico e storico.

I Rifugi e le aree Pic-nic

Nel parco del Partenio è possibile trascorrere anche un week end immersi nella natura godendo dell’aria pulita e dell’ambiente incontaminato, usufruendo delle numerose strutture alberghiere presenti in zona.

Oltre agli hotel situati nelle vicinanze, è possibile trascorrere ore di divertimento e relax nei numerosi rifugi presenti.

Rifugio Forcetelle

Situato nel comune di Summonte, il Rifugio Forcetelle è una struttura ubicata lungo il sentiero che arriva a Campo San Giovanni. Perfettamente integrata nel contesto, è dotata di cucina e servizi igieneici oltre ad aree attrezzate con giochi all’aperto.

Rifugio Campo San Giovanni

E’ un classico rifugio di montagna, rustico e selvaggio ma molto accogliente e suggestivo. E’ dotato di servizi igienici ed area pic-nic. Ideal per una giornata all’aperto in totale relax.

Divertimento e attività a Montevergine

Oltre ai pellegrinaggi al Santuario, Montevergine e l’intero Parco del Partenio offrono numerose opportunità di divertimento.

Oasi Wwf Pannarano

Si trova sul versante beneventano di Montevergine, nel territorio del comune di Pannarano. E’ un’oasi attrezzata dotata di numerosi sentieri per il trekking, raggiungibile anche in MTB. E’ possibile ammirare la notevole complessità della vegetazione e numerose specie faunistiche presenti. Nell’area è presente anche una sorgente di acqua oligominerale potabile.

Parco Avventura Montevergine

La montagna non è solo relax, ma anche sport e divertimento. Come il parco avventura di Montevergine, situato nella pineta di Ospedaletto d’Alpinolo. Il parco è dotato di percorsi acrobatici e di arrampicata, ponti tibetani, teleferiche, e tutto quanto necessario per avventure da scalatori, in piena sicurezza..

Montevergine cosa vedere

Oltre al santuario ed alle aree pic nic, o all’altopiano di Campo Maggiore, vi sono anche altri luoghi da visitare nelle vicinanze di Montevergine.

Acquafidia

Lungo le pendici del Partenio, a poca distanza dal Santuario di Montevergine è situata la località di Acquafidia, oasi di pace, caratterizzata dalla fitta vegetazione e da fredde sorgenti. Acquafidia è uno dei luoghi raggiungibili attraverso gli itinerari che da Mercogliano si inerpicano fino alla vetta del monte. Ad Acquafidia è possibile trascorrere una giornata a contatto con la natura, tra i boschi, utilizzando l’area attrezzata per il pic nic con tanto di barbecue.

Borgo di Capocastello a Mercogliano

Abbarbicato sulle pendici che da Mercogliano si innalzano verso Montevergine si trova il borgo di Capocastello, dove è rimasta inalterata la forgia medioevale della comunità originaria di Mercogliano. Tra viuzze e anfratti è possibile ammirare le antiche mura che circondavano il borgo, unitamente ai resti dell’antico castello recentemente restaurato. Mirabile anche l’affresco di San Martino, San Fiorentino e San Flaviano sulla Porta dei Santi.

Eventi ed appuntamenti a Montevergine

Sono due gli eventi più noti che si svolgono a Montevergine, ma molti altri animano le sere d’estate dei comuni limitrofi al monte. Proponiamo i due eventi legati al culto della Madonna di Montevergine.

La Juta

Il 12 settembre di ogni anno, in occasione della festa della Madonna di Montevergine si rinnova l’appuntamento con il pellegrinaggio a piedi che da Ospedaletto D’Alpinolo conduce al santuario. La mattina del 12 settembre, i pellegrini si radunano per compiere “la Juta” dal termine dialettale “sagliuta” e cioè salita.

La Candelora

Il 2 febbraio di ogni anno, per la festa della Candelora, si celebra la cosiddetta Juta dei Femminielli, che si recano al santuario per rendere grazie alla Madonna. Il rito è tramandato da una antica tradizione secondo la quale la madonna di Montevergine avrebbe protetto e liberato due omosessuali spediti nudi ed incatenati in montagna dopo essere stati scoperti a baciarsi. Un oltraggio che nel 1200 non poteva essere tollerato dalla comunità, ma che fu accettato dalla Madonna che consentì ai due amanti di vivere liberamente il loro legame.

Dove e cosa mangiare a Montevergine

La montagna di Montevergine e l’intera area del Parco del Partenio rappresentano anche un’oasi di sapori e di profumi per chi non rinuncia all’appuntamento con la buona tavola.

Sono numerosi i ristoranti che si trovano lungo il percorso e nei comuni che ricadono nell’area del partenio.

La cucina avellinese è fedelmente riprodotta alle falde del Partenio.

Funghi, tartufo, cacciagione, formaggi stagionati, insaccati, pasta fatta in casa e vini doc e docg come Aglianico, Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Falaghina del Beneventano sono solo una parte dell’offerta enogastronomica di cui si può godere sia in estate che in inverno.

Ristoranti

Nel cuore del borgo di Capocastello, si trova l’Osteria I Santi, ricavata dalla ristrutturazione di due antiche grotte. Cucina tradizionale rivisitata con grande raffinatezza. Prodotti tipici e ottima selezione di vini e menù stagionale.

Sapori tipici, sapientemente miscelati ed abbinati all’Osteria La Juta di Ospedaletto d’Alpinolo. Salumi e formaggi irpini, sono il must. I fusilli impreziositi con la cipolla ramata di Montoro e caciocavallo di Calitri sono il giusto carburante prima di dirigersi verso il santuario.

A pochi chilometri dalla vetta, lungo i tornanti che conducono al Santuario di Montevergine ci si imbatte nel ristorante il Casone. Menù tipico a base di carne alla brace, ma anche tartufo e castagne nel periodo.

Fuori dalla tipicità ma non per questo meno attraente, il ristorante Aurum, a Summonte, in un palazzo signorile del ‘600, dove è possibile gustare ottimo pesce all’ombra della montagna.

Agriturismi

Se volete un agriturismo di montagna, invece, la sosta obbligata è a Villa Maccario in Contrada Utracchi ad Ospedaletto d’Alpinolo. Cucina tipica, buona pizza, ampio spazio.

Come arrivare a Montevergine

Montevergine è facilmente raggiungibile, grazie alla vicinanza del casello autostradale di Avellino Ovest, sull’A16, Napoli Canosa, che dista appena 20 minuti dalla vetta e dunque dal santuario.

Giunti al Casello, occorre seguire le indicazioni per Mercogliano. Da qui è possibile raggiungere il santuario usufruendo della Funicolare che in soli sette minuti consente l’ascesa, oppure in auto lungo i tornanti del monte, passando per Ospedaletto D’Alpinolo e Summonte.

Anche il tragitto a piedi non è particolarmente impervio. Dopo aver raggiunto Mercogliano si può optare per una lunga passeggiata, seguendo i tornanti o i numerosi sentieri che li attraversano, meno agevoli ma più “economici” per quanto riguarda la distanza.

Un Week end sul Monte Terminio: dal pic nic al maneggio, dalle escursioni ai ristoranti degli agriturismi.

Un week end sul Monte Terminio, nel cuore dell’Irpinia, è la soluzione ideale per chi ama la natura, l’aria pulita e la cucina di qualità.

Il Monte Terminio, nel cuore dell’Irpinia, in provincia di Avellino, a pochi chilometri da Napoli e Salerno, è un’oasi di pace, dove l’ambiente è rimasto incontaminato e le occasioni di divertimento per adulti e bambini non mancano, dal semplice pic nic in famiglia, al soggiorno in agriturismo, alle escursioni per ammirare paesaggi mozzafiato a piedi o a cavallo, grazie ai maneggi che sono presenti in loco.

Situato nel parco regionale dei Monti Picentini è la seconda vetta più alta della Campania, inferiore al Monte Cervialto di appena 3 metri.

Un week end al Terminio, o anche la visita di un solo giorno, vi consentirà, tra l’altro di gustare le prelibatezze della cucina tipica avellinese e assaporare i vini irpini, dall’Aglianico al Taurasi per i rossi, dal Fiano di Avellino al Greco di Tufo, passando per la Falanghina e la Coda di Volpe, per chi ama i vini bianchi.

Escurisioni e gite sul Monte Termino per un giorno a contatto con la natura

Un pic nic in provincia di Avellino è la soluzione l’ideale per chi vuole vivere una giornata a contatto con la natura. Esistono diverse aree e zone dove è possibile sostare per un pic nic, un pranzo frugale, una colazione e poi seguire i numerosi percorsi escursionistici.

Le aree pic-nic del Terminio sono numerose, libere e gratis o attrezzate a pagamento.

Se siete amanti delle scampagnate non vi è che l’imbarazzo della scelta: apparecchiate con la classica tovaglia a quadroni, sistemate i cestini e godete dell’aria pulita dell’incontaminata natura dell’Irpinia.

Se, invece, volete qualcosa di meno pioneristico e più comodo, potete facilmente individuare le aree pic nic presenti lungo le pendici del monte, tutte attrezzate con tavoli e panche, e con servizi igienici oltre ad aree gioco per i più piccini oppure scegliere uno dei tanti ristoranti della zona.

Il Parco Fiume Sabato

Il Parco Fiume Sabato, attrezzato con numerosi gazebo tutti sufficientemente distanziati. Nel Parco Fiume Sabato potete utilizzare anche l’area gioco, per due tocchi al pallone o semplicemente per smaltire ciò che avete divorato ai tavoli presenti nell’area.

Se raggiungete il Terminio a bordo del vostro camper vi consigliamo il parco Trombetta, che oltre all’area pic nic offre piazzole per camper e roulotte, servizi igienici ed un’area gioco attrezzata per i bambini. Presente anche un chiosco dove acquistare prodotti tipici locali consumabili in loco.

Parco Cerrus

Il Parco Cerrus, chiamato anche parco della Quercia, è l’area pic nic più accorsata della zona. E’ completamente immersa nel verde in modo da preservare il carattere naturalistico e selvaggio della vostra giornata en plein air. E se avete dimenticato l’occorrente per una grigliata niente paura, lo fornisce l’organizzazione della struttura.

Gli agriturismi sul Monte Terminio per soggiornare nella verde Irpinia

Il Termino offre la possibilità anche di trascorrere qualche giorno, con pernottamento, a chi vuole godere per un intero week end della natura incontaminata dell’Irpinia e dei Monti Picentini.

Tra le strutture che offrono la possibilità di accomodarsi anche di notte, la più completa è sicuramente La Tana Del Ghiro, che si trova nel cuore della montagna ed è dotata di un confortevole rifugio.

Anche l’agriturismo Trombetta, sempre in piena montagna, dispone di camere per il pernottamento per soggiorni prolungati.

Meno integrati con la montagna, ma comunque in zona, vi sono numerosi hotel sia sul versante irpino che su quello salernitano. Se volete pernottare e soggiornare non proprio in compagnia di lupi e cinghiale potete optare per sistemazioni sulle strade di avvicinamento alla vetta.

Segnaliamo l‘Hotel Serino, il B&B Villa Filomena, l’hotel O’ Carpino, sulla strada che da Serino conduce alla vetta.

Sul versante salernitano invece si può soggiornare e pernottare a La piccola casa del Cinema a Giffoni Valle Piana, al Valle dei Pioppi ad Acerno.

Se invece vi avvicinate provenendo da est, potete soggiornare a Montella, al B&B Affittacamere Soggiorno Boccuti, equidistante dalla vetta del terminio e dall’Altopiano del Laceno.

Cosa vedere nella zona del Monte Terminio.

Arrivare a mille e ottocento metri, (1.806 metri per l’esattezza) non è affatto facile, ma lo spettacolo che si può ammirare dalla vetta è impagabile, vale il viaggio e la fatica.

Ovviamente alcuni percorsi escursionistici prevedono una particolare preparazione ed adeguato equipaggiamento, soprattutto per le condizioni meteo su di una vetta di altezza elevata. Soprattutto se si opta per il periodo autunno – inverno, quando le temperature sono vicine allo zero o inferiori.

Sono numerosi gli itinerari escursionistici segnalati, alcuni dei quali possono essere affrontati senza particolari preoccupazioni non essendo particolarmente impegnativi. Altri invece prevedono necessariamente l’utilizzo di una guida.

Ci sono numerose associazioni e gruppi amanti della montagna e del trekking che propongono escursioni guidate ed in cordata.

In questo caso è possibile godere degli splendidi scenari, come quello che si staglia sulla vetta del monte che in un solo colpo d’occhio, nelle giornate terse, consente di ammirare il Golfo di Napoli con il cono del Vesuvio e del Monte Somma e del Golfo di Salerno.

Un’escursione sul Terminio per raggiungere la vetta ha una durata media di 4 ore. Con un dislivello di oltre 500 metri. Se non siete più tanto sportivi, però, esistono percorsi meno impegnativi ma non per questo meno affascinanti.

Le strutture ricettive presenti in zona offrono nei loro pacchetti la possibilità di usufruire di percorsi con guide esperte, configurate secondo le proprie capacità fisiche.

I maneggi sul Terminio per andare a cavallo tra i boschi d’Irpinia

A completare l’offerta turistica del Terminio, la possibilità di visitare boschi e pendici in sella ad un cavallo. Esistono numerosi maneggi che consentono ai turisti di rilassarsi in lunghe passeggiate a cavallo alla scoperta dei luoghi più pittoreschi della montagna.

Altre soluzioni prevedono un giro a cavallo nei maneggi gestiti dalle strutture presenti in zona tra cui si segnala il Piccolo Ranch.

Cosa mangiare e bere al Terminio

L’offerta gastronomica della zona è ampia e tipica dell’Irpinia. La regina incontrastata è la castagna utilizzata per zuppe e minestre con fagioli o con funghi porcini, anche questi tipici della zona, raccolti in gran quantità nel sottobosco. A base di castagna anche il delizioso castagnaccio, dolce che viene servito anche semifreddo.

Insaccati, formaggi stagionati, carne alla brace sono gli ingredienti tipici di antipasti e secondi, mentre la pasta fatta in casa, fusilli, tagliatelle, gnocchi e ravioli sono la base dei primi piatti.

Tutti i ristoranti della zona propongono i piatti tipici della tradizione irpina montana, anche con aggiunta del tartufo nero di Bagnoli.

Nei calici, d’obbligo il rosso Aglianico o il più raffinato Taurasi, ma se siete propensi ai bianchi non c’è che l’imbarazzo della scelta, dal Fiano di Avellino al Greco di Tufo, alla più modesta, ma sempre apprezzata, Falanghina.

Come arrivare al Monte Terminio

Il Monte Terminio è servito da importante arterie di comunicazione ed è facilmente raggiungibile sia dal versante occidentale irpino (da Serino) che da quello orientale (da Montella) così come dal versante Sud da Salerno.

Per chi vuole arrivare al Terminio in auto, occorre percorrere l’A16 Napoli Canosa, uscire al Casello di Avellino Est e procedere verso il raccordo Autostradale Avellino Salerno. Imboccato il raccordo prendere l’uscita Serino, dopo appena 10 km e proseguire verso il Terminio.

Se l’avvicinamento al Monte avviene sempre dall’Irpinia ma dalla zona Est, occorre raggiungere la strada statale 7, si può penetrare verso il monte sia da Volturara che da Montella.

Da Sud il monte è raggiungibile dalla strada provinciale 164 da Acerno (Sa) o dalla Strada Provinciale 26c da Giffoni Valle Piana (Sa).

Tutti gli itinerari sono ampiamente indicati lungo il percorso.

I tempi di percorrenza sono i seguenti: 60 minuti da Napoli, 40 minuti da Salerno, 20 minuti da Avellino.

I Serial Killer Italiani più sanguinari: oltre duecento i morti per mano assassina.

In alcuni casi, i serial killer italiani hanno “scelto” vittime considerate ad alto fattore di rischio, prostitute, emarginati, ma in molti casi, l’istinto omicida prendeva spunto da traumi infantili o violenze subite, in altri casi ancora si manifestava a causa di gravi patologie psichiche mai curate.

La Storia di Giorgio Orsolano, la iena di San Giorgio. 

Il primo uccisore seriale italiano viene individuato in Antonio Boggia, al quale, in concorso con Giorgio Orsolano, furono addebitati quattro omicidi, messi in atto a colpi di ascia e mannaia, che gli valsero il soprannome di Mostro di Milano o Mostro di Stretta Bagnerà.  

La leggenda narra che il fantasma del Boggia vaghi ancora senza pace nella zona di via Bagnera a Milano e si manifesti talvolta con ventate di freddo gelido che avvolgono i passanti. Mise in atto i suoi crimini all’inizio del 1800.

Fu condannato a morte per decapitazione e la sua testa fu messa a disposizione del criminologo italiano, sovente contestato per i suoi metodi, Cesare Lombroso, che dall’analisi dei tratti somatici del Boggia confermo le sue teorie, così come per Vincenzo Verzeni, lo strangolatore di donne, finito nei casi di studio del Lombroso, anch’egli operante nella bergamasca al quale furono addebitati due omicidi di donne per strangolamento e sei aggressioni a metà del 1800

Giovanna Bonanno, la vecchia dell’aceto.

In realtà, prima del Boggia, fu Giovanna Bonanno, mendicante ed accattona siciliana che nella metà del 1700, fu considerata autrice di una decina di uccisioni per avvelenamento, ed a guadagnarsi la notorietà come la vecchia dell’aceto. Proprio con l’aceto, arricchito di arsenico metteva in atto i suoi piani, anche se in realtà agiva per conto terzi, confezionando il veleno su commessione per le clienti che volevano disfarsi dei mariti. Ancor prima, già a metà del 1600, anche Giulia Tofana, anch’ella siciliana, mise in atto pratiche omicide per conto di donne che volevano disfarsi dei mariti.

La storia di Cesare Serviatti, lo squartatore di donne.

Cesare Serviatti, invece, agì, durante il ventennio fascista, con particolare cura nell’uccisione di tre donne, occultandone il cadavere in alcune valigie, poi ritrovate presso le stazioni ferroviarie.

Molto astuto il sistema di adescamento, adottato da quello che fu definito il “Landru de noantri” l’annuncio sul giornale: “Pensionato, 450 lire mensili, conoscerebbe signorina con mezzi, preferibilmente cameriera, scopo matrimonio”.

Fu condannato a morte per fucilazione.

Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio”

Due secoli dopo gli fece “buona compagnia nella lista delle serial killer italiane Leonarda Cianciulli, denominata la saponificatrice di Correggio, paesino dove mise in atto i suoi disegni criminali. Alla Cianciulli sono stati addebitati almeno tre omicidi sicuri, compiuti tra il 1939 ed il 1941.

Le vittime accertate, tutte donne, venivano sciolte nella soda caustica, così come si faceva per la produzione del sapone, ma non vi è alcuna evidenza che le donne uccise fossero state effettivamente trasformate in sapone.

Donato Bilancia, il killer delle prostitute.

La storia recente dei sanguinari d’Italia annovera tra i più attivi, Donato Bilancia, il killer dei treni o il serial killer delle prostitute. Fu autore di 17 omicidi, compiuti in appena 6 mesi, commessi mentre si appartava con le sue vittime scelte tra lea prostitute o sui treni in viaggio sulle tratte liguri.

Il suo modus operandi era consueto, per lo più facendo uso dello strangolamento attuato talvolta anche a mani nude, ma non ha disdegnato nemmeno l’uso di armi.

È morto di recente, a fine dicembre 2020, a seguito del Covid.

Mario Vanni e Giancarlo Lotti, i compagni di merenda.

Il caso che ha invece tenuto banco intere generazioni in Italia, determinando anche una vera e propria psicosi tra le coppiette che erano solite appartarsi nelle campagne fiorentine, è stato quello inizialmente denominato del Mostro di Firenze, che in seguito ha avuto i riferimenti in Mario Vanni e Giancarlo Lotti, denominati Compagni di merenda.

Pietro Pacciani, il “mostro di Firenze”?

Controversa, invece, il caso di Pietro Pacciani, inizialmente condannato all’ergastolo, sentenza poi ribaltata. Le vicende del Mostro di Firenze, al quale si attribuiscono 14 uccisioni accertate ed almeno altrettante sospette, nel corso degli anni si è arricchito di altri personaggi, oltre ai tre principali e di contorni noir che sfociano nell’esoterismo e nella magia nera ed altri macabri riti.

Anche le fasi processuali hanno tenuto incollati alla Tv milioni di italiani e la vicenda ha avuto ampia eco anche nelle trasposizioni televisive e cinematografiche.

Marco Bergamo, il killer di Bolzano

Sempre nel Nord Italia, nella zona di Bolzano, furono accoltellate a morte 5 donne, una studentessa, una giovane insegnate e 3 prostitute per mano di Marco Bergamo.

Il killer di Bolzano, come fu denominato, fu attivo tra il 1985 ed il 1992. Marco Bergamo era solito colpire le vittime ripetutamente anche con decine di fendenti, impossessandosi, talvolta, dei loro indumenti intimi.

Le Bestie di Satana

Non sono mancati, in Italia, nemmeno i serial killer organizzati in gruppo, come le notorie Bestie di Satana, che in provincia di Varese, tra il 1998 ed il 2004 sono stati autori di 3 omicidi accertati, e secondo gli inquirenti anche di induzioni al suicidio di appartenenti alla setta satanica.

Sono 7 le persone ritenute responsabili a vario titolo degli omicidi: Andrea Volpe, Nicola Sapone, Paolo Leoni, Mario Maccione, Pietro Guerrieri, Marco Zampollo, Eros Monterosso. Coinvolta nelle vicende giudiziarie anche Elisabetta Ballarin. Le vittime furono uccise per strangolamento, a colpi di arma da fuoco e a colpi di martello. Guerreri, Maccione, Volpe e Ballarin sono ora liberi dopo aver scontato la pena o gran parte di essa.

Sonya Caleffi, l’infermiera della morte.

Sonya Caleffi, l’infermiera killer, tra il 2003 ed il 2004 fu autrice di 5 uccisioni di pazienti ricoverati presso diverse strutture sanitarie lombarde. Gli inquirenti sospettano che le morti causate con iniezione di aria procurando così fatali embolie gassose ai malcapitati siano molte di più, tra le 15 e le 18, rispetto alle 5 accertate. La Caleffi è libera dal 2018, dopo aver scontato 14 dei 20 anni di carcere che le sono stati comminati. La storia della Caleffi è stata più volte raccontata in tv ed ella stessa ha raccontato gli anni bui della sua carriera di serial killer.

Michael Lupo, lo strangolatore.

Un Serial killer italiano di esportazione, è stato Michael Lupo, soldato italiano che nel Regno Unito si macchiò di 4 omicidi, per strangolamento, tutti commessi nel 1986, più altri 2 tentati omicidi. Lupo è morto nel 1995.

Ferdinand Gamper, il mostro di Merano.

In poco più di 20 giorno, tra febbraio e marzo del 1996, Ferdinand Gamper, fu autore di ben sei omicidi. Altoatesino, divenne noto con il nome di Mostro di Merano. Le sue vittime furono colpite con arma da fuoco alla testa, compreso il maresciallo colpito mortalmente durante uno scontro a fuoco con Gamper, ormai braccato, che si tolse la vita sparandosi.

Roberto Succo, il mostro di Mestre.

Anche Roberto Succo, il mostro di Mestre, morto nel 1988, è stato tra i più prolifici assassini seriali italiani. La sua azione omicida inizio nel 1981 con l’uccisione dei genitori, alla sola età di 19 anni, a seguito di 32 fendenti all’indirizzo della madre e colpi di accetta il padre. Dichiarato infermo di mente, fuggì in Francia, dove commise altri 5 omicidi, fino al 1988. Arrestato nuovamente, si suicidò con un sacchetto di plastica riempito di gas.

Luigi Chiatti, il mostro di Foligno.

Molto scalpore destò nell’opinione pubblica italiana anche la storia criminale di Luigi Chiatti, il mostro di Foligno, reo di aver ucciso tra il 1992 ed il 1993, Simone Allegretti di appena 4 anni e Lorenzo Paolucci di 13 anni.

Chiatti si trova attualmente in residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza, in pratica, quelle che una volta erano chiamati ospedali psichiatrici. La storia di Chiatti ebbe notevoli ripercussioni sociali all’epoca, tanto che prima di scoprire l’autore dei delitti, un’altra persona si autoaccusò degli omicidi, ma poi si scoprì opera di un mitomane ed un’altra si suicidò, lasciando un biglietto, con il quale si autoaccusava degli omicidi.

Gianfranco Stevanin, il mostro di Terrazzo.

Analogo seguito nell’opinione pubblica ebbe il caso di Gianfranco Stevanin. Gli italiani si divisero riguardo alla sua presunta incapacità di intendere e volere, nel compimento di sei uccisioni.

Il mostro di Terrazzo, come fu denominato Stevanin, agì in Veneto, tra il 1993 ed il 1994.

Ha più volte dichiarato di aver agito senza capire cosa stesse facendo e spesso senza nemmeno ricordare gli efferati delitti commessi per strangolamento e soffocamento.

Michele Profeta, il mostro di Padova.

Serial killer, in delirio di onnipotenza, tanto da fargli ingaggiare una sfida con la polizia, fu Michele Profeta.

Due le vittime del Mostro di Padova, denominato anche il “professore” per il suo aspetto distinto. Uccise un conducente di taxi e poi un agente immobiliare, nella zona di Padova, in entrambi i casi lasciò tracce per gli inquirenti sulla scena del crimine.

Andrea Matteucci, il mostro di Aosta.

Tra il 1980 ed il 1995, anche Aosta, ebbe il suo mostro, al secolo Andrea Matteucci. A suo carico quattro omicidi, ma l’opinione pubblica fu sconvolta per la sua pratica di necrofilia a danno delle vittime. Uscito dal carcere nel 2017, attualmente si trova in una struttura psichiatrica.

Milena Quaglini, la vedova Nera del Pavese.

Milena Quaglini si rese autrice di 3 omicidi, tutti e tre perpetrati nei confronti di tre uomini violenti nei suoi confronti e che le fece guadagnare il soprannome di Vedova Nera del Pavese, area in cui commise le azioni, tra il 1995 ed il 1999.

Morì suicida nel carcere di Vigevano dove era in attesa di processo.

Maurizio Minghella, il killer delle prostitute.

Ha collezionato, invece, oltre 200 anni di carcere, Maurizio Minghella, sospettato di aver ucciso oltre 15 persone, prevalentemente donne, scelte tra prostitute, e di aver attuato numerose violenze.

I fatti criminosi sono stati commessi da Minghella tra il 1997 ed il 2001, tra Torino e Genova.

I Ludwig: Wolfgang Abel e Marco Furlan

Firmavano i loro delitti con lo pseudonimo di Ludwig, i serial killer Wolfgang Abel e Marco Furlan. A loro carico, 10 vittime accertate e altre 18 presunte.

I due mettevano in atto le uccisioni con violenza inaudita, con coltellate, colpi di accetta e martello ed in alcuni casi bruciando le vittime fino a carbonizzarle.

La loro azione si è svolta tra il 1977 ed il 1984, tra i paesi del nord est italiano e la Germania.

Gli assassini senza nome

Senza colpevoli, invece, i 30 omicidi commessi in un lungo periodo tra il 1944 ed il 1983, in provincia di Genova.  

Il Mostro di Bargagli, così i giornalisti definirono l’autore, ma si pensa che sia stata più di una persona a commettere i delitti.

Senza volto anche il Mostro di Udine, a carico del quale, rimasto per sempre ignoto si contano 4 omicidi per accoltellamento ai danni di altrettante prostitute tra il 1971 ed il 1989

Serial Killer Italiani: Michele Profeta, il mostro di Padova che seminava il terrore.

Michele Profeta, con 2 vittime accertate, è uno dei meno prolifici serial killer italiani, ma il Mostro di Padova, uno dei modi in cui fu chiamato, rappresenta una delle personalità più complesse ed articolate tra i serial killer italiani più sanguinari.

Michele Profeta, 4 definizioni per il Mostro di Padova

La prima definizione che fu destinata al killer quando non era stato ancora individuato, fu quella di Mostro di Padova, derivante dall’area geografica dove furono rinvenute le 2 vittime.

Gli omicidi compiuti da Michele Profeta tra il 29 gennaio e l’11 Febbraio 2001, furono commessi entrambi a Padova.

Serial Killer italiani: le vittime del Mostro di Padova

Le vittime di Michele Profeta furono un conducente di taxi, Pierpaolo Lissandron, rinvenuto cadavere a bordo della sua auto di servizio, il 29 gennaio del 2001.

Dodici giorni dopo, fu ucciso un agente immobiliare, Walter Boscolo, trovato morto all’interno della sua abitazione.

Entrambi gli omicidi furono commessi con una pistola Iver Johnson calibro 32. Circostanza che allarmò le forze dell’ordine e la comunità padovana, per la presenza accertata di un serial killer, che fortunatamente non ebbe tempo di mettere in atto altre uccisioni.

L’arresto di Michele Profeta avvenne, infatti, il 16 Febbraio dello stesso anno, solo per un errore commesso dal killer, che per quanto sfrontato e spregiudicato si rivelò non particolarmente avvezzo al crimine.

Il killer delle carte da gioco

Michele Profeta è stato un uccisore seriale dalla personalità complessa ed articolata. Sebbene il modus operandi in entrambi gli omicidi sia stato immediatamente riconducibile alla stessa persona, era chiara la volontà del killer di lasciare un segno di appartenenza delle uccisioni.

Su entrambe le scene del crimine, infatti, gli inquirenti recuperarono due carte da gioco, un re di cuori ed un re di denari.

Non confermata, invece, l’ipotesi secondo la quale il killer fosse solito sedersi ad osservare la vittima appena uccisa prima di lasciare il luogo del delitto.

Il profilo di Michele Profeta

Sfrontato ed enigmatico, amante delle conoscenze classiche, avvezzo a deliri di onnipotenza, Michele Profeta ha rappresentato nel panorama dei serial killer italiani una delle personalità più complesse ed articolate.

Sicuramente poco avvezzo alle strategie del crimine ha commesso errori grossolani nella sua personale sfida alle forze dell’ordine ed agli inquirenti.

Dalle ricostruzioni della vita privata, sembra che la personalità di Profeta sia stata fortemente condizionata dal rapporto burrascoso con la famiglia di origine e di forte contrasto con la madre.

Prima di passare all’azione criminale ed alla sfida lanciata alle forze dell’ordine, Profeta si è costruito due famiglie, con moglie e figli, ognuna completamente ignara della presenza dell’altra, scoperta dopo l’arresto.

I messaggi di sfida prima degli omicidi

Il profilo delirante si manifestò prima degli omicidi, quando Profeta lasciò in ben due occasioni nei pressi di due stazioni della polizia un messaggio minacciando di inaugurare una lunga scia di sangue se non gli fossero stati consegnati 12 miliardi. Messaggio corredato dalle istruzioni della consegna del denaro.

Tra il primo ed il secondo messaggio di richiesta di denaro, il primo omicidio, quello del tassista Lissandron.

L’errore del killer Profeta e l’arresto

Probabilmente il delirio di onnipotenza lo spinse a commettere degli errori che si rivelarono fondamentali nella caccia all’assassino.

Nell’appartamento dell’agente immobiliare Boscolo, gli inquirenti scoprirono che il giorno dell’uccisione l’agente aveva incontrato un tal signor Pertini. Nome falso che Profeta aveva riferito a Boscolo per avere l’appuntamento.

Lo stesso nome che aveva dato ad un altro agente immobiliare, con il quale si era già incontrato circa un mese prima.

In quell’occasione, però, l’agente immobiliare era giunto all’appuntamento con il killer in compagnia di un’altra persona.

Circostanza non prevista da Profeta che si era visto costretto a rinviare lazione criminosa.

Quando gli inquirenti accertarono e divulgarono la notizia che il “signor Pertini” con ogni probabilità doveva essere il falso nome del killer, fu lo stesso agente immobiliare incontrato un mese prima a fornire l’identikit agli inquirenti di Profeta, che fu così arrestato nei pressi della sua abitazione.

Il processo, il carcere e la morte del Professore

Freddo, distaccato ma anche raffinato nei modi e particolarmente colto.

Michele Profeta oltre ad essere identificato come il Mostro di Padova ed il killer delle carte da gioco fu definito anche il Professore.

Durante l’interrogatorio e nelle fasi del processo non manifestò mai pentimento, tantomeno sorpresa o sgomento.

Fu ritenuto responsabile dei due omicidi e condannato all’ergastolo. Recluso nel carcere di Padova in attesa di giudizio, tento la fuga nel luglio del 2001. Fu quindi trasferito nel carcere di Voghera dove iniziò gli studi universitari in Lettere.

Nel 2004, mentre sosteneva con il professor Davide Bigalli il suo primo esame universitario, in Storia della Filosofia, presso il carcere di Milano, Michele Profeta fu colto da arresto cardiocircolatorio che si rivelò fatale.

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I piatti tipici della cucina laziale: ecco cosa mangiare e bere nei ristoranti regione Lazio.

Per quanto ricca negli abbinamenti e nella sostanza, la cucina laziale, e quella romana in particolare, è una cucina tendenzialmente povera.

Nel senso che trae origini da tradizioni popolari, dove occorreva arrangiarsi con quel poco che offriva la terra per imbandire le tavole delle case e delle trattorie.

Già, la trattoria. Antenato dei moderni ristoranti, questa tipologia di locale, che rende meglio di ogni altro l’idea del “fatto in casa”, è tra le più diffuse nel Lazio.

Entrarci, per chi non le conosce, sarà una piacevole sorpresa.

Gli antipasti della cucina Laziale.

La cucina laziale non offre particolari pietanze d’entrée. D’altronde, da sempre, i romani hanno badato al sodo, concentrandosi su pietanze più sostanziose.

Nel basso Lazio, però, un bel piatto di formaggi freschi e mozzarella rappresenta un antipasto assai gustoso, così come, spostandosi in particolare nel frusinate, per cominciare è possibile farsi servire un bel piatto di verdure miste grigliate.

I Piatti Tipici Laziali.

Nei primi piatti si nasconde la vera essenza della cucina romana.

Simbolo della romanità a tavola (anche se per onor del vero traggono origine da Amatrice, piccolo centro in provincia di Rieti) sono i bucatini all’amatriciana, piatto a base di strutto, guanciale, pomodoro, peperoncino e pecorino. I buongustai sostengono che la vera amatriciana è quella in bianco. L’effetto finale è comunque sublime in entrambi i casi.

I bucatini cacio e pepe appartengono, invece, alla tradizione delle borgate della capitale, così come gli gnocchi alla romana e la pajata, ovvero un piatto di rigatoni conditi con un sugo a base di budella di vitellino da latte cotte con olio, aglio, prezzemolo, vino bianco, pomodoro e peperoncino.

Diffusi ormai in tutta Italia, ma di origine romana, sono anche gli spaghetti alla carbonara.

I Secondi piatti

Tra i secondi, il piatto più caratteristico della cucina laziale è l’abbacchio alla cacciatora. Di solito, l’abbacchio è servito sotto forma di spezzatino cotto al forno con aglio, rosmarino, vino bianco, acciughe e peperoncino.

Da provare anche le “bracioline d’abbacchio” in casseruola e la coratella d’abbacchio. Altro piatto “povero” è la coda alla vaccinara, stufata in un ragù ricco di odori e cioccolato amaro.

A base di vitello è il saltimbocca alla romana, arricchito da prosciutto e salvia.

Passando al pesce, piatto tipico della cucina laziale è il baccalà in guazzetto (filetti infarinati saltati in padella con un fondo di salsa di pomodoro, acciuga, olive e pinoli).

Nella zona dei Castelli da non perdere la porchetta.

Un buon secondo di carne può essere accompagnato dai carciofi alla giudia, piatto di origine ebraica, o (specie nella zona di Velletri) dai carciofi alla matticella.

I Dolci della Pasticceria Laziale. 

 Il dolce più classico della tradizione romana è il maritozzo, morbido panino nel cui impasto sono presenti pinoli, uvetta e scorzetta d’arancia candita.

I bocconotti sono piccoli tortini di pasta frolla imbottiti di ricotta.

Particolarmente gustoso è, infine, il pangiallo, un dolce a base di noci, mandorle, nocciole, pinoli e miele.

Le strade del Vino nel Lazio

In una terra dall’antica tradizione culinaria, dove sin dall’antichità i bagordi avevano come principale alleato il nettare degli dei, non poteva mancare una vasta scelta di vini da abbinare ad ogni pietanza.

La zona dei Castelli è quella in cui si produce un ottimo bianco. Il Frascati (ma anche il Velletri e il Colli Albani), ad esempio, che ben si abbina agli ortaggi ma anche ad un buon primo.

Con il pesce, ma anche con l’amatriciana, particolarmente indicato è l’Est! Est! Est! di Montefiascone.

Tra i rossi, prodotto in provincia di Viterbo, il Genazzano è un vino che ben si sposa con i secondi di carne tipici della cucina laziale.

Dove mangiare bene a Roma in 5 ristoranti tipici non turistici.

Dove si mangia bene a Roma, spendendo poco, in ristoranti non turistici? Una domanda che nasconde tre quesiti: dove mangiare bene a Roma, dove mangiare bene a Roma spendendo poco, e dove trovare un ristorante non turistico a Roma.

Ciò non vuol dire che l’ingresso è vietato ai turisti o è consentito solo a chi è romano doc.

Significa solo che volete assaporare la vera essenza della cucina romana, dove, per esempio, Carbonara e Amatriciana vengono ancora cucinate secondo la ricetta tradizionale, senza la bestemmia della pancetta o della panna.

Osterie e ristoranti tipici a Roma non turistici

La cucina romana, tra l’altro, e più generalmente quella laziale, è una cucina povera, mutuata dalla tradizione contadina. Solo nelle osterie e nei ristoranti tipici è ancora possibile gustare i sapori di una volta.

E’ legittimo che per una carbonara o una pajata all’ombra di Fontana di Trevi il conto possa sfiorare i 50 euro, ma in quel caso state pagando il panorama, non la pietanza.

Mangiare bene a Roma spendendo poco è possibile se sai dove andare.

Inoltre, Roma è un museo a cielo aperto dovunque, e magari, anche zone meno battute dai flussi turistici possono riservare piacevoli sorprese architettoniche e gastronomiche.

Osterie e ristoranti tipici a Roma si trovano un po’ ovunque, da Trastevere, al Pincio, e nell’immediata periferia. Alcuni, con il corso degli anni si sono orientati ad una cucina di massa, per soddisfare un numero sempre maggiore di coperti. Altri sono rimasti fedeli alla tradizione della cucina romana di una volta.

Osterie e ristoranti con locali piccoli, e con tempi un po’ più lunghi di attesa sono sinonimo di cura per la gastronomia, non dovendo “fare numero” con i milioni di turisti che visitano la città eterna.

Cosa mangiare nei ristoranti e nelle osterie di Roma

La cucina romana non è per palati fini e per stomaci deboli.

E’ una cucina ricca di sapori e di profumi, che per lo più, guarda al passato, alla tradizione contadina.

Le ricette della cucina romana e laziale ormai sono conosciute in tutto il mondo:

Non vi resta che scegliere il vostro menù.

Dove mangiare nelle migliori trattorie e ristoranti tipici di Roma

Ar Grottino der Traslocatore

Partiamo dalla Garbatella, quartiere ricco di tradizioni romane, con classica architettura urbana dell’epoca fascista. Rione popoloso e popolare, ma ciò nonostante tranquillo ed ordinato, lontano dai flussi turistici.

Qui troviamo il ristorante Ar Grottino der Traslocatore.

Locale piccolo ricavato all’interno di una grotta e al di sotto del livello stradale. Cucina a vista, porzioni da traslocatore, appunto.

Menù classico della cucina romana. Propone anche la mezza porzione, ma perchè dimezzare la goduria.

Il menù è una sorta di enciclopedia di ciò che si mangiava nelle case romane e laziali di una volta.

Primi piatti della tradizione romana: rigatoni con pajata di vitella, bucatini amatriciana, rigatoni gricia, rigatoni carbonara, tonnarelli cacio e pepe, tagliatelle al sugo di coda.

Per i secondi piatti: coda alla vaccinara, trippa alla romana, fegato di vitella con cipolle, saltimbocca alla romana, arrosticini di pecora, padellotto di vitella con carciofi e cipolle, coratella di agnello con carciofi, animelle di vitella, fegatelli di maiale, spuntature di maiale, abbacchio alla scottadito.

Non abbiamo segnalato gli antipasti perché è meglio partire subito con il botto, anziché cincischiare.

Osteria Mamma Mia

Anche questo locale, piccolo ma accogliente, non si trova lungo percorsi turistici, ma in compenso è in posizione strategica per chi frequenta il Foro Italico, lo Stadio Olimpico e la Farnesina.

Osteria Mamma Mia si trova in Via Masolino da Panicale, una traversa della più importante arteria Lungotevere Flaminio, a dieci minuti a piedi dallo Stadio.

Il menù è proposto dall’Oste in persona, Marco Martinelli: Dai tonnarelli cacio e pepe ai rigatoni all’amatriciana, dalla carbonara alla gricia, passando per i rigatoni al sugo di coda e i vermicelli Mamma Mia, che rappresentano il piatto forte dell’osteria. Anche i secondi prevedono un’ampia possibilità di scelta. E’ possibile ordinare del pollo alla romana (quello vero!), l’ossobuco, le polpette, diventate famosissime tra gli ospiti del locale e molto richieste anche da chi entra per la prima volta da Mamma Mia, la trippa alla romana, l’abbacchio alla cacciatora. Non è possibile alzarsi dal tavolo senza aver assaggiato i dolci fatti in casa, in particolare il tiramisù”.

Da Enzo al 29

Non poteva mancare un locale di Trastevere in questa guida alla vera cucina romana e delle trattorie tipiche di Roma.

Da Enzo al 29 ritroverete la vera essenza di Roma portata in tavola.

Un menù completo da enzo al 29 non costa più di 25 euro.

Per l’antipasto scegliete tra carciofo alla romana, panzanella, carciofo alla giudia.

Per i primi piatti: amatriciana, gricia, carbonara cacio e pepe pasta al sugo di coda. Tra i secondi, trippa alla romana coda alla vaccinara, e i contorni con cicoria all’agro oppure  cicoria ripassata

Unico appunto da muovere nei confronti del menù, la scelta dei rigatoni. Formato di pasta più facile da gestire, sicuramente, ma che sa troppo di menù turistico. Anche in questo caso, però, Enzo al 29 sa differenziarsi, avendo scelto rigatoni Selezione Da Enzo, realizzati artigianalmente con farine di altissima qualità nel cuore del Parco Nazionale della Majella in Abruzzo.

Pastificio Guerra

A differenza di trattorie, osterie e ristoranti classici, il Pastificio Guerra, nel centro di Roma, propone street food a base di pasta.

In via della Croce 8, a due passi da Piazza di Spagna, il pastificio Guerra offre pasta in mono porzione da consumare a volo.

Ovviamente il menù è limitato, si fa per dire, alla pasta, come si conviene ad un pastificio e non aver snaturato la “missione” del locale è un punto di forza.

Il servizio veloce (e non potrebbe essere altrimenti vista la fila nelle ore di punta) e cortese, le pietanze di alto livello, da quelle tradizionali della cucina romana, con Carbonara, Amatriciana a quelle della cucina italiana in genere.

Pasta fresca cucinata nel laboratorio. Ideale per i turisti, ma apprezzatissimo dai Romani doc.

Un buon compromesso se cercate un posto dove mangiare bene a Roma senza perdere tempo e dedicarsi alla visita dei luoghi più belli della Capitale.

Sora Lucia

Chiudiamo il “viaggio” tra le trattorie e i ristoranti tipici dove si può mangiare bene a Roma spendendo poco, rimanendo lontano dai luoghi affollati dai turisti.

Ultimo, ma non ultimo, consigliamo Sora Lucia, antica istituzione culinaria romana, in via Rasella, che costeggia i giardini del Quirinale.

Pur trovandosi in pieno centro storico, Sora Lucia è un locale romanissimo.

Dalla location, informale come si addice alle vecchie osterie della Capitale, alla cucina.

Qui, a differenza di molti altri ristoranti romani, le ricette tipiche, come la Carbonara, l’Amatriciana, la cacio e pepe vengono proposte con i formati di pasta della tradizione, su tutti spaghetti e bucatini.

Se hanno deciso di non optare per il rigatone (una vera e propria scorciatoia dei cuochi “pasticcioni” che ha bisogno di “auto” sulla tenuta della pasta) significa che questo è il posto giusto dove mangiare bene a Roma.

Probabilmente da Sora Lucia vi offrono il miglior antipasto dei ristoranti tipici di Roma, ma lasciate spazio anche alla Gricia, o a uno dei secondi come “le alici alla griglia di Sora Lucia rigorosamente freschissime servite calde come secondo piatto o tiepide come antipasto, a voi la scelta: in entrambi i modi sono gustosissime”.

Adesso sapete dove mangiare bene a Roma spendendo poco. A voi la scelta.

Buon viaggio e buon pranzo.