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Avellinese,non aspettare il bambinello.Il tuo futuro dipende solo da te.



Lo dico a Te che te ne vai in fretta, tra un acquisto ed un altro, con la testa nello smart phone, attento solo a scansare le cacche dei cani…

Occorre seminare dubbi e non necessariamente per raccogliere certezze, questa più meno la sintesi di un pensiero di Norberto Bobbio, quanto mai attuale e che dovrebbe essere faro delle nostre vite, illuminarci nel cammino tortuoso delle nostre esistenze.

E si perché è inutile illudersi, i tempi moderni, per dirla con Charlot non sono affatto una passeggiata di salute per le nostre coronarie e, quella che era,una volta, una vita ai limiti del bucolico in una piccola città di Provincia, è divenuta in una corsa agli ostacoli, tra pregiudizi, errori, brutture, barriere architettoniche, il bue, l’asinello ed i gazebo dei partiti che spuntano nel fine settimana nel salotto buono della città.

L’immagine è triste assaj, i simboli del natale accanto a quelli dei partiti : un gazebo con qualche bandiera, un tavolino e due seggiolelle, un immagine di una tristezza assoluta.

Le persone camminano in fretta tra un acquisto ed un altro, con la testa negli smart phone, attente solo a scansare cacche dei nostri amici a quattro zampe.

Eh si, perché succede anche questo nella nostra città, un percorso ad ostacoli tra gli escrementi.

Si  voltano, poi con tono distratto a guardare la bancarelle dove si vendono parole e veloci continuano la marcia  dall’altra parte.

Astenici, disinteressati a tutto quanto ai partiti è legato, sfiduciati, stomacati dall’assenza di progettualità e di visione, dagli scandali e dal proliferare continuo di bagattelle, i cittadini si aggirano come in trance, salvo poi riacquisire il colorito e la veemenza quando gioca la squadra del cuore o si piomba in campagna elettorale.

Ecco forse dovremmo ridurre al minimo i tempi di durata di ciascuna amministrazione, al massimo 12 mesi, in maniera tale da ridestare non le coscienze, ma la febbrile ricerca del piazzamento del sederone, perché come si fa, uno ha la figlia giovane, carina, laureata con il massimo dei voti, che non lavora e che meriterebbe tanto, o il nipote, genio dei computer che viene sfruttato in quella piccola azienduccia e che va collocato bene, perché poi si deve sposare e come si fa con il mutuo e la casetta carina da acquistare nella zona in della Città.

Ed allora il problema non sono quelli che ci amministrano o quanto meno non solo loro, ma noi, noi che distratti scegliamo il nostro futuro e quello delle future generazioni con leggerezza  schizofrenica, che parliamo di finanza “ drogata”, di derivati, di titoli e di banche che falliscono mentre compriamo un kg di salsicce dal macellaio o pontificando sui social, con le arie di economisti consumati con decine di pubblicazioni alle spalle.

Popolo di superficiali nelle relazioni umane, e nelle scelte politiche; popolo che ha come Divinità vera e propria sull’altarino in camera da letto, Santa Raccomandazione, popolo, affetto dalla critichite acuta, “che è sempre colpa degli altri”, e “che  tanto non cambia nulla che reagiamo a fare”.

Ed allora quel gazebo con le bandierine può diventare la moderna capanna nella quale riporre il bue e l’asinello, in questo freddo Natale, ormai alle porte, in attesa di un bambinello che possa rappresentare il futuro che arriva con le sue variabili ed incognite, ma che è solo nelle nostre mani e che può essere davvero plasmato a nostra immagine e somiglianza, perché a questo punto non si può che risalire.

Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte.
(Karl Popper)

 

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