Ogni giorno 25 mila persone arrivano ad Avellino per lavorare e studiare. Non sono solo traffico. Sono una politica da costruire. Il dato pubblicato qualche giorno fa da Il Mattino, sulla base di un’analisi “Infodata – Il Sole 24 Ore” su dati Istat, dovrebbe entrare subito nella discussione pubblica sulla città.
Perché racconta una cosa importante: Avellino non è una città vuota, finita, marginale. È una città che ha ancora una funzione.
Ogni giorno viene attraversata, utilizzata, vissuta da migliaia di persone che non vi risiedono, ma che dipendono dai suoi uffici, dalle sue scuole, dai suoi servizi, dalle sue attività.
Il punto politico, in vista della prossima tornata elettorale che eleggerà il nuovo Sindaco di Avellino, è capire cosa fare di questa presenza quotidiana.
Va considerato anche il dato inverso: ogni giorno circa 8.400 avellinesi, pari al 16,11% dei residenti, escono dalla città per lavorare o studiare. Ma il saldo resta nettissimo: Avellino perde temporaneamente 8.400 persone e ne accoglie circa 25.400.
Non è solo una città da cui si parte. È soprattutto una città verso cui si arriva.
Quei 25 mila pendolari possono restare un peso da sopportare ogni giorno: traffico, parcheggi pieni, servizi sotto pressione, strade consumate, spazi pubblici attraversati in fretta.
E qui c’è anche un tema scomodo che andrebbe affrontato in modo serio: queste persone usano la città, ma molti costi restano sulle spalle degli avellinesi residenti: traffico, parcheggi, rifiuti, pressione sui servizi, consumo degli spazi pubblici, vivibilità quotidiana.
In poche parole, Avellino svolge una funzione da capoluogo per un territorio molto più ampio del suo perimetro urbano. Accoglie, serve, assorbe, sostiene. Ma lo fa con risorse economiche da Comune medio e con casse comunali tutt’altro che floride.
Da questo dato dovrebbe nascere anche una richiesta politica precisa verso la Regione Campania e verso gli altri livelli istituzionali: se Avellino ogni giorno accoglie una popolazione aggiuntiva pari quasi alla metà dei suoi residenti, come già scritto lo certifica l’ISTAT con un’analisi Infodata – Il Sole 24 Ore, allora servono risorse economiche, progetti e strumenti adeguati.
Ma serve soprattutto uno sguardo nuovo della politica.
Bisognerebbe ragionare su una vera rete urbana con i comuni più vicini: Atripalda, Mercogliano, Monteforte Irpino, Aiello del Sabato, Contrada, Manocalzati, Capriglia Irpina, Ospedaletto d’Alpinolo, Summonte, Cesinali, San Potito Ultra.
Una connurbazione avellinese non solo da nominare, ma da organizzare.
E se i comuni limitrofi non avessero voglia di ascoltare il capoluogo, allora Avellino dovrebbe rispondere con una provocazione molto semplice: diventare così attrattiva da riprendersi energie, consumi e nuovi residenti.
Non contro gli altri territori, ma per sé stessa.
Perché una città che vuole tornare centrale non può limitarsi a gestire chi entra ed esce ogni giorno. Deve diventare il luogo in cui qualcuno sceglie di restare.
Perché oggi il capoluogo viene usato da migliaia di persone, ma non sempre viene scelto. La vera sfida è questa: trasformare una città attraversata in una città desiderata.
Qui nasce il tema della rete da creare: istituzionale, sociale, commerciale, culturale.
Il commercio, ad esempio, dovrebbe essere uno dei primi settori coinvolti in una strategia nuova. Non con la solita frase “rilanciamo il centro storico”, anche se la crisi è ovunque, da via Piave a Rione Parco, dalla Ferrovia a viale Italia, ma con domande concrete.
- Come intercettiamo chi arriva ad Avellino alle 8 del mattino e va via nel tardo pomeriggio?
- Come lo portiamo nei bar, nei negozi, nei mercati, nelle librerie, nei ristoranti, nei luoghi culturali come il Teatro, il cinema Eliseo, il Victor Hugo, la Casina del Principe e, a breve, la Dogana?
- Come facciamo in modo che uno studente o un lavoratore non viva la città solo come luogo di obbligo, ma anche come luogo di relazione?
Il successo del Villaggio Contadino Coldiretti di qualche settimana fa, con migliaia di persone in città per valorizzare agricoltura, prodotti tipici e filiere del territorio, dimostra che quando Avellino offre un motivo forte per esserci, la città e anche i comuni limitrofi rispondono.
Non è un dettaglio. È un segnale.
Gli eventi non devono essere episodi isolati, ma strumenti di connessione tra territorio, commercio, identità e vita urbana.
Si potrebbe immaginare una card cittadina per studenti e lavoratori non residenti, non come semplice tessera di sconti, ma come strumento di relazione tra chi arriva ogni giorno e la città: convenzioni con attività private, servizi dedicati, pacchetti per parcheggi e mobilità, accesso a eventi, cultura e sport, costruiti in modo da generare ritorni economici per Avellino e non nuovi costi per i residenti.
Dentro questa visione dovrebbero entrare anche i servizi digitali.
Una città che ogni giorno accoglie migliaia di persone deve essere semplice da usare: informazioni aggiornate su parcheggi, navette, autobus, uffici, eventi, farmacie, servizi comunali, percorsi pedonali, aree di sosta, luoghi culturali.
Un’app o una piattaforma unica non risolverebbero da sole i problemi di Avellino, ma aiuterebbero a trasformare la città in un sistema più leggibile. Per chi ci vive e per chi ci arriva ogni giorno.
L’obiettivo dovrebbe essere chiaro: far vivere Avellino a queste persone, non solo farle transitare.
D’altronde, se una persona viene ad Avellino cinque giorni a settimana, quella persona non è solo traffico. È una presenza sociale. È economia potenziale. È una relazione possibile.
Renderli cittadini temporanei oggi significa provare a costruire cittadini di fatto domani: persone che non attraversano soltanto Avellino, ma iniziano a sentirla parte della propria vita.
Questi 25 mila pendolari non sono un dato tecnico. Sono una possibilità politica.
Raccontano che Avellino ha ancora centralità. Ma questa centralità va riconosciuta, finanziata, organizzata e trasformata in valore.
La domanda, allora, è semplice: quali scelte politiche potrebbero far restare queste persone un po’ di più, farle vivere meglio, farle sentire parte di una città più grande, più connessa, più utile, più desiderabile?
Perché Avellino 2030 si costruisce anche così: non solo contando chi va via, ma capendo come trasformare chi arriva ogni giorno in un futuro cittadino.
Leggi anche
