Costume e Società

Avellino, tra Facce Nuove e Solite Facce, cerca una difficile via d’uscita.

“Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare qualcosa” Don Pino Puglisi.

Quanto accade oggi nel Partito Democratico, in provincia di Avellino,non è molto lontano da quanto accade nel resto dell’Italia, e mi sia consentito da quanto la sinistra ed i partiti progressisti in Europa e nel mondo stanno vivendo.

Difficile riuscire in poche righe a ricostruire la storia delle Responsabilità, dei tradimenti, delle battaglie vinte a metà, delle mete agognate e mai raggiunte, quello che appare evidente ed immediato a chi vive intensamente questa fase politica è l’assenza di una leadership, che non sia quella di un uomo solo al comando, ma quella di una classe dirigente capace di guidare l’Europa, il Paese, e la nostra città fuori dalle sabbie mobili della Crisi Economica.

L’economia vive una fase di stagnazione fortissima, calano gli investimenti in attività produttive e manifatturiere, e l’assenza di impegno nelle politiche dell’occupazione ci restituiscono un dato terribile, in termini di disoccupazione giovanile.

Ho più volte sottolineato da queste pagine come sia assurdo pensare che la scelta della decontribuzione, che pure ha un senso nel breve termine, possa essere la panacea di tutti i mali, e che le leggi confuse e mal scritte certo non aiutano i giovani a trovare lavoro e a costruirsi opportunità per il futuro.

Insomma,l’immagine è tutt’altro che rosa shocking, giovani demotivati, inoccupati, imprese chiuse, investimenti ed opere pubbliche ferme al palo.

Eppure siamo il paese che possiede un patrimonio artistico e di bellezze tale da poter senza difficoltà costruire un nuovo tipo di economia. Una economia bella, verde, sostenibile e giovane.

Siamo il paese degli artisti, e delle intelligenze, ed invece continuiamo ad essere ricordati per la mafia, le stragi di Stato,la corruzione ed una pubblica amministrazione claudicante.

E’ necessario un cambio di rotta, e preso atto che la sfida della Riforma Costituzionale è persa, occorre ripensare l’agenda delle priorità, e non me ne voglia nessuno, il sussulto viene solo dalla Politica che scende nuovamente nelle piazze accanto ai cittadini, vicino ai giovani ed alle loro difficoltà.

La politica non può tacere dinanzi ai suicidi, non può tacere dinanzi alla Questione Morale, non può girarsi di spalle di fronte a territori completamente abbandonati nelle mani della criminalità organizzata.

Tutto va bene, suona un po’ come “la Mafia non esiste” e non lo si può accettare, o almeno non si può più.

Il Caso Avellino

La città di Avellino timidamente si muove, dice qualcuno, in maniera trasversale, lontana dai simboli della politica, ma piena della cultura tipica dei partiti.

Ecco su questo ho una mia opinione precisa.

E’ possibile il cambiamento, solo se si ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, se con coraggio, una certa parte di questa città, che ha esercitato il potere per interesse personale, non viene più coinvolta in alcun processo e viene lasciata in disparte.

Si ha vero cambiamento, quando le facce sono quelle pulite di chi non ha nulla da guadagnare, ma tutto da perdere nel mettersi a disposizione della Comunità.

Una comunità esausta, a cui è stata tolta qualsiasi forma di dignità e che è ultima nelle classifiche sulla vivibilità.

Una comunità che vede i suoi figli partire, e con essi le speranze ed i sogni di una ricostruzione felice di una città.

Ma la città è fatta dai cittadini, e non dai politici, questi sono l’espressione spesso, della nostra superficialità, dei nostri egoismi, delle nostre brutture, della nostra voglia di essere sordi al cambiamento per paura.

Lo avevano capito bene Falcone e Borsellino, lo aveva capito Don Pugliesi, che fu freddato con un colpo alla nuca e sorrise al suo assassino, perché aveva speso la propria esistenza cercando di educare alla cultura della legalità in un terreno di frontiera dimenticato, forse anche dal Padreterno.

E non si dica che esagero nel paragonare quanto accade qui, alla Sicilia preda degli Unni, perché non siamo molto lontani dalla stessa omertà ed indifferenza di quei posti.

Fare finta di non vedere quanto accade equivale ad essere corresponsabili e noi, sono sicura, vogliamo molto di più per noi e per la nostra città.

Ed in questa direzione che spero che rivolgeremo tutte le nostre forze ed attenzioni, non cedendo ad altri interessi od opportunismi, perché ci sono ancora carte da giocare, ci sono ancora fondi da gestire, e la famelica cupidigia è sempre pronta dietro l’angolo.

E la battaglia è solo all’inizio.

“Chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa,chi parla e cammina a testa alta muore una volta sola”. Giovanni Falcone