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Avellino e gli avellinesi tra la pagliuzza e la trave.

Chiedete al rospo cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo, naturalmente. Voltaire

Mi sembra un buon punto di partenza per questo nuovo anno che si affaccia timido all’orizzonte, tutto quello che ci circonda è valutato alla luce del mondo in cui viviamo e dell’esperienza e della formazione che ciascuno di noi possiede, una sorta di soggettivizzazione costante che rende arbitrario il nostro agire.

E’ come dire se festeggiando la notte di capodanno io uso i petardi e gli stessi infastidiscono gli altri, tra cui le povere bestioline, il mio agire sarà ai miei occhi corretto, opportuno, privo di elementi negativi, ma se fossero gli altri anni dopo a festeggiare nello stesso modo, ed io avessi problemi con il mio di cane acquistato da poco, quel comportamento sarebbe ai miei occhi criminale, illegittimo, da punire con la galera ed i lavori forzati.

Il genere umano è meraviglioso, così sfaccettato nel suo vivere ed agire ed è in questo che interviene la regola dell’autorità, che indica la strada da percorrere al cittadino, peccato che la regola nelle moderne democrazie sia ormai esterna rispetto all’individuo.

Questo ha una serie di contraccolpi mica da poco, il cittadino non rispetta le regole,perché le riconosce giuste e necessarie alla sopravvivenza ed al corretto svolgimento della vita civile, no, per carità, le rispetta per paura e timore della coercizione o che è peggio, si ingegna per individuare metodi e sistemi più o meno complicati per destreggiarsi tra esse ed evitarle, un po’ come i pali su una pista di sci o le buche della mia città.

Ora voi direte questa che vuole mo nei giorni di festa con ste cose complicate:  l’educazione civica, la capacità di sentirsi parte integrante di un sistema a cui contribuire con il proprio comportamento, con le solite menate sulla cultura e la libertà che comporta una enorme, spropositata responsabilizzazione dei soggetti, che certe volte è meglio la dittatura?

E’ lo so sono sempre stata una donna pesante e con l’età che avanza, le domande mi assillano sempre di più e, sviluppo un certo fastidio per le cose che non funzionano, le cose che non vanno ed, allora perché non dirle, non comunicarle anche agli altri, sperando che l’anno che giunge  ci possa spingere, perché ormai siamo sull’orlo del baratro, bloccati nel tunnel del nostro immobilismo, ad avere un sussulto di evoluzione, un sussulto che vada oltre il panettone ed il disgusto per lo spostamento di un mercatino rionale.

Ecco ci indigniamo per le bagattelle, per le cosette, e non per le macroscopiche bruttezze che ci soffocano, come le polveri sottili, ed il problema non è l’inquinamento ed il trasporto pubblico, ma la targa alterna che non ci consente di fare shopping, come se il problema anche del nostro commercio fosse l’assenza del veicolo e non piuttosto la pezza che ci propinano per pezzo di haut- couture.

Per carità amici miei è la vecchia storia della pagliuzza e della trave, ma ci si può riscattare da questo piattume ed allora facciamolo un buono unico proposito per l’anno appena arrivato, promettiamo di essere solo cittadini, Avellinesi, nel caso di specie, fieri della nostra origine ed appartenenza, impegnati a mantenere viva la nostra città, pulita, asciutta, a sopportare la pioggia e l’umido, costruendo spazi alternativi di conoscenza e cultura in cui sia dolce naufragare e fermarsi a rimirare le stelle, in attesa del futuro.

Invitiamo i nostri illustri rappresentanti a smetterla di ciarlare, perché i mandati finiscono, e si deve tornare alle urne, e si dovrà, pertanto, tornare a bussare alle porte degli elettori dimenticati con il cappello in mano e con loro invitiamo gli amici della stampa ad essere liberi, liberi di osservare con occhio critico e lucido la società che ci circonda, liberi di essere la nostra coscienza, i nostri sensi, di colpire con forza il potere, di chiamare chi ci amministra al rispetto delle regole e all’assunzione delle proprie responsabilità.

Perché è vero siamo uomini, fragili, creature mobili, variabili come il cielo d’autunno, ma in fondo brava gente che vuole solo campare tranquilla, sopravvivere, ecco questo non basta, bisogna educare alla vita e non alla sopravvivenza; amare la libertà come la più alta delle responsabilità, non farci canzonare, propinare pessima “musica” perché noi abbiamo diritto ad essere spettatori della più bella tra le opere liriche, compositori di nuove sinfonie.

La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica.
(Ignazio Silone)


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