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Avellino, la città dei ponti senza fiumi e senza idee per il futuro.



L’uomo è per natura un animale politico. Si deve avere molto rispetto quando si decide di scrivere e comunicare con gli altri, non si può improvvisare, bisogna riflettere con attenzione, evitare sbavature e soprattutto, pensare a quanto si vuole resti nella mente di chi legge.

L’improvvisazione è possibile in qualche modo nella musica, ma si fonda su una enorme conoscenza di chi ha preceduto il musicista e, sulla piena padronanza dello strumento, poi come in tutte le cose, una sana dose di sensibilità non guasta, ma ahimè non tutti ne siamo dotati.

Gli uomini politici sono uguali dappertutto. Promettono di costruire un ponte anche dove non c’è un fiume.(Nikita Chrušcev).

Ed in questa città ci sono un sacco di ponti senza fiume, ma per dirla tutta senza neanche la pozza d’acqua, che possa assomigliare ad uno stagno.

Le rane ogni tanto fanno la loro comparsa invadono la spianata soleggiata al centro città, e gracidano aspettando qualcuno possa ascoltarle per più di pochi istanti.

Tutti prendono appunti, tutti pubblicano lo stonato gracidare che finisce nella pattumiera nell’arco di pochi giorni, senza aver lasciato alcuna traccia dietro di se.

Una guerra continua a chi gracida più forte, a chi riesce con un balzo ad arrivare più avanti verso Piazza del Popolo.

Poco importa che questo significhi avere una sede di Partito, parlo del Pd, a cui sono iscritta, completamente abbandonata, che si riempie di un vociare indistinto solo in occasioni di tesseramenti farlocchi e di campagne elettorali; poco importa essere circondati da “bruttezza”, pur inneggiando ovunque alla bellezza come cura per ogni assenza di morale o di senso civico;

poco importa che ci siano le spianate, e che nascano in esse foto posate da postare su di un social, foto che ritraggono noi in pieno deserto umano ed architettonico;

poco importa che non vi sia alcuna idea per il futuro della città e che nessuno dalla provincia abbia più motivo di venire nella nostra città;

poco importa che non vi sia ordine, compostezza, che non vi sia alcuna cultura ne programmazione per la prossima estate;

poco importa che si siano uccise, e vi sono mandanti precisi, festival ed iniziative artistiche che hanno reso Avellino, nota anche nel circuito nazionale, rendendoci fieri anche solo per un piccolo istante.

Niente, non ci resta che il niente, mani vuoti amici miei, mani senza forze, mani che hanno smesso di lottare, mani che hanno smesso di reagire.

E si, perché infondo abbiamo smesso di avere reazioni e qualsiasi cosa accada, che ci lascia sgomenti il tempo di una vasca per il corso.

La nostra terra non ci appartiene più e noi abbiamo smesso di amarla, e di occuparcene, troppo presi da come collocare i nostri aurei sederoni sulle poltrone disponibili negli enti.

Ho come la sensazione che il vento abbia però cambiato direzione e non tanto perché la Magistratura interviene laddove la Politica ha solo accaparrato e chiuso occhi ed orecchie, piegandosi in due alle logiche della spartizione pure grossolana del poco grano rimasto, ma perché ormai c’è poco da raschiare il barile se per distruggere un avversario si colpiscono le aspettative, e le strutture parti del patrimonio della città.

Ebbene si ,sono ancora una volta qui a contestare metodi e meccanismi, perchè le battaglie si combattono in campo aperto, armati di idee, obiettivi chiari e di competenza, con sollecitudine , onestà e correttezza, non con sotterfugi ed a suon di intercettazioni o di errori ed irregolarità contabili.

Non si colpisce l’uomo, ma una comunità intera che così, smarrisce completamente il senso delle cose, la misura delle stesse, la strada verso l’avvenire, il senso di appartenenza al contesto civico a cui appartiene perdendo le uniche opportunità di crescita umana e culturale sino ad oggi avute.

“Come hai paura di sporcarti le mani. Ebbene, resta puro! A che cosa servirà e perché vieni tra noi? La purezza è un’idea da fachiri, da monaci. Voialtri, intellettuali, anarchici, borghesi, vi trovate la scusa per non fare nulla. Non fare nulla, restare immobili, stringere i gomiti al corpo, portare i guanti. Io, le mani, le ho sporche. Le ho affondate nella merda e nel sangue fino ai gomiti». (Jean-Paul Sartre)

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