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Avellino Corso Vittorio Emanuele
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Avellino, la città dove la politica non pensa mai al bene comune.

“Non esistono governi popolari. Governare significa scontentare”. (Anatole France)

In un autunno piuttosto instabile dal punto di vista climatico nella città dei Babbani accadono molte cose.

Cose che nessuno avrebbe potuto prevedere e che i posteri giudicheranno sicuramente con il dovuto distacco, cosa che ahimè io non riesco proprio ad avere.

Eppure erano così belli quegli autunni in cui le foglie morte di rosso intenso invadevano le strade e sulle quali passeggiavi, godendone un rumore familiare e romantico.

Oggi la città ha una immagine completamente stravolta, sembra aver perso la sua altera eleganza, sembra essersi accartocciata su stessa, piegata dal dolore delle speculazioni edilizie post terremoto, e dalla violenza di speculatori senza scrupoli che sono ignoranti arricchiti che hanno come scopo unico quello di gestire il potere, anche politico, a proprio uso e consumo.

Ecco la nostra piccola città di provincia appare consumata, consumate le strade, le strutture pubbliche, prima di ossigeno e di verde, priva di bellezza.

Ritorno spesso sul concetto di Bellezza, come presupposto di ogni azione politica, perché in realtà la politica non può svilupparsi senza pensare al bene comune.

Ed invece l’ennesimo rimpasto ci rimanda l’immagine orribile di Babbani che contrattano con gli elfi al solo scopo di dimostrare al mondo che esistono, mentre lo scollamento con i cittadini diventa terribile, una frattura insanabile, e qualcuno si prepara il cammino per le prossime elezioni che sembrano sempre più vicine.

Clientele, raccomandazioni, segnalazioni, incarichi a pioggia, l’abuso della cosa pubblica a qualcosa di delittuoso a prescindere dalle connotazioni meramente penali, che pur arriveranno , se finalmente qualche inchiesta giunga a chiudersi prima o poi, aldilà del mero strillonaggio mediatico. 

Senza ricorrere a sortilegi ed alla magia, gli elettori avrebbero forse solo voglia di servizi efficienti, e di amministratori capaci, laddove per capace si intende chi ha ben chiaro quale macchina deve guidare, quale percorso percorrere ed in quale posto giungere.

Perché, porca miseria, questo posto merita un po’ di sole che scaldi e non nebbie asfissianti, e merita molto di più di qualche bancarella di qua e di là nel salotto buono della città, come se fossimo solo pancia e niente testa.

Una comunità ha bisogno di pensiero, di lungimiranza, ha bisogno di programmazione per il futuro e di innovazione competente.

Di amministratori coraggiosi che non abbiano timore di non essere rieletti o di essere rimossi.

Amministratori che operino con coscienza , ma soprattutto che abbiano competenza e conoscenza, e che non vengano selezionati perché quota di spartizione di questa o quella corrente.

Ho già detto più volte che la politica ha il compito, il dovere morale di fare sintesi e di abbandonare le logiche da postribolo che hanno ridotto la nostra terrà schiava e sottomessa.

E’ necessaria una rivoluzione forte, decisa e culturale, prima che sia troppo tardi, prima che non ci siano in eredità per la generazione futura altro  che spianate bianche con una pessima musica in sottofondo, musica stonata e senza anima.

“In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano”. (Pietro Nenni)

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