Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno. (Karl Kraus)
Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno. (Karl Kraus)
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Avellino, tra Cultura e Scatole Magiche.

Tutte le persone osannate perdono dignità se osservate da vicino. (Napoleone Bonaparte).

Capita che in una giornata di Primavera qualcuno, nella magica città delle scatole pensi bene di incontrarsi per discutere di massimi sistemi e di cultura; per interrogarsi su quali siano le forme di gestione più opportune ed efficienti per le strutture pubbliche presenti al momento nella nostra moderna Babele.

Si mira a raggiungere il cielo, senza preoccuparsi di quale sia il modo più corretto per tenere ben saldi i piedi per terra.

Ed infondo pochi dietro quel tavolo si sono guardati i piedi nella vita!

Troppo presi dalla necessità di provare a trovare in qualche modo consenso; troppo presi  dalla necessità di catturare attenzione e non rendendo per nulla un buon  servizio  alla cultura della nostra Babele, la cui Torre è ormai sempre più in bilico.

La cultura di cui spesso si ignora anche il significato, è ormai argomento buono per ogni insalata o pietanza, una sorta di insaporitore alle erbe che dovrebbe coprire il sapore di muffa di un pesce ormai andato a male.

Un argomento alla moda con cui ci si riempie la bocca senza poi aver detto poi nulla di significativo.

Perché salvo qualche intervento, il resto è scivolato tra uno sbadiglio ed un mormorio di fondo che copriva anche i suoni pronunciati che nulla avevano di “parole”.

E già, perché le parole devono essere sognate, pensate, comprese, spiegate a chi ci ascolta.

E quindi sarebbe stato interessante sentire da parte di chi della politica, e solo della politica ha fatto un mestiere ,quali idee abbia per il futuro e come pensa di poter dare vita ad una struttura come l’Eliseo, che a seguito della ristrutturazione presenta dei limiti oggettivi evidenti anche per un bambino delle elementari.

  • Ci avrebbero dovuto spiegare se la Fondazione, che è strumento giuridico validissimo, debba avere  un contenuto specifico  e a chi debba esserne affidata la gestione e con quali criteri.
  • Ci avrebbero dovuto spiegare per quale diamine di motivo qualunque somma arriva nelle casse comunali per la cultura debba essere dirottata per il rilancio della zeppolin o del peperoncino.
  • Ci avrebbero dovuto spiegare se sia finalmente auspicabile un censimento serio delle associazioni senza scopo di lucro che diano conto di entrate ed uscite e di progetti realizzati nel passato.
  • Ci avrebbero dovuto spiegare, vista la guerra mossa all’attuale Cda del Teatro Carlo Gesualdo, se è immaginabile una era nuova e diversa, fatta da chi e come, ma senza peli sulla lingua. Senza piccole stoccate da bassa politica sulla Casina del Principe o su altre scatole assegnate.

Perché se politica deve essere e, qualcuno ha la velleità che essa sia alta, ci si doveva interrogare su chi paga i costi delle strutture e come, ed ancora se la cultura per definizione non debba avere alcun utile economico, o non piuttosto cercare di essere quanto meno, in un periodo di vacche magre, affetta dal caro vecchio principio di economicità.

Perché è possibile farla in “perdita”, ma allora esigiamo che da essa discendano crescita, educazione, formazione, sogno e passione. Esigiamo che essa possa creare un nuovo tessuto sociale, una nuova forma di coesione, una nuova era, fatta di bellezza e di competenza.

Ma   soprattutto evitateci, per favore, per il futuro incontri finalizzati al nulla, diretti solo ad alimentare il vuoto che aleggia prepotente nella nostra Babele, così smarrita e confusa, e che non ha bisogno di altri “candidati” che nel chiacchiericcio non fanno altro che attivarsi per nuove collocazioni, nuove poltrone  a capo di qualche ente o  di qualche Istituzione.

“Mi sono interessato a fondo della dignità umana: ho disposto nel mio laboratorio le analisi più disparate sull’argomento. Tutti i tentativi sono falliti miseramente a causa della difficoltà che ho incontrato a procurarmi il materiale occorrente”.  (Karl Kraus)


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