Capita che in una giornata di Primavera qualcuno, nella magica città delle scatole pensi bene di incontrarsi per discutere di massimi sistemi e di cultura; per interrogarsi su quali siano le forme di gestione più opportune ed efficienti per le strutture pubbliche presenti al momento nella nostra moderna Babele.

Si mira a raggiungere il cielo, senza preoccuparsi di quale sia il modo più corretto per tenere ben saldi i piedi per terra.

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Ed infondo pochi dietro quel tavolo si sono guardati i piedi nella vita!

Troppo presi dalla necessità di provare a trovare in qualche modo consenso; troppo presi  dalla necessità di catturare attenzione e non rendendo per nulla un buon  servizio  alla cultura della nostra Babele, la cui Torre è ormai sempre più in bilico.

La cultura di cui spesso si ignora anche il significato, è ormai argomento buono per ogni insalata o pietanza, una sorta di insaporitore alle erbe che dovrebbe coprire il sapore di muffa di un pesce ormai andato a male.

Un argomento alla moda con cui ci si riempie la bocca senza poi aver detto poi nulla di significativo.

Perché salvo qualche intervento, il resto è scivolato tra uno sbadiglio ed un mormorio di fondo che copriva anche i suoni pronunciati che nulla avevano di “parole”.

E già, perché le parole devono essere sognate, pensate, comprese, spiegate a chi ci ascolta.

E quindi sarebbe stato interessante sentire da parte di chi della politica, e solo della politica ha fatto un mestiere ,quali idee abbia per il futuro e come pensa di poter dare vita ad una struttura come l’Eliseo, che a seguito della ristrutturazione presenta dei limiti oggettivi evidenti anche per un bambino delle elementari.

  • Ci avrebbero dovuto spiegare se la Fondazione, che è strumento giuridico validissimo, debba avere  un contenuto specifico  e a chi debba esserne affidata la gestione e con quali criteri.
  • Ci avrebbero dovuto spiegare per quale diamine di motivo qualunque somma arriva nelle casse comunali per la cultura debba essere dirottata per il rilancio della zeppolin o del peperoncino.
  • Ci avrebbero dovuto spiegare se sia finalmente auspicabile un censimento serio delle associazioni senza scopo di lucro che diano conto di entrate ed uscite e di progetti realizzati nel passato.
  • Ci avrebbero dovuto spiegare, vista la guerra mossa all’attuale Cda del Teatro Carlo Gesualdo, se è immaginabile una era nuova e diversa, fatta da chi e come, ma senza peli sulla lingua. Senza piccole stoccate da bassa politica sulla Casina del Principe o su altre scatole assegnate.

Perché se politica deve essere e, qualcuno ha la velleità che essa sia alta, ci si doveva interrogare su chi paga i costi delle strutture e come, ed ancora se la cultura per definizione non debba avere alcun utile economico, o non piuttosto cercare di essere quanto meno, in un periodo di vacche magre, affetta dal caro vecchio principio di economicità.

Perché è possibile farla in “perdita”, ma allora esigiamo che da essa discendano crescita, educazione, formazione, sogno e passione. Esigiamo che essa possa creare un nuovo tessuto sociale, una nuova forma di coesione, una nuova era, fatta di bellezza e di competenza.


Ma   soprattutto evitateci, per favore, per il futuro incontri finalizzati al nulla, diretti solo ad alimentare il vuoto che aleggia prepotente nella nostra Babele, così smarrita e confusa, e che non ha bisogno di altri “candidati” che nel chiacchiericcio non fanno altro che attivarsi per nuove collocazioni, nuove poltrone  a capo di qualche ente o  di qualche Istituzione.

“Mi sono interessato a fondo della dignità umana: ho disposto nel mio laboratorio le analisi più disparate sull’argomento. Tutti i tentativi sono falliti miseramente a causa della difficoltà che ho incontrato a procurarmi il materiale occorrente”.  (Karl Kraus)

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