Il Casino del Principe Avellino

di Andrea Massaro

A pochi metri dai ruderi del Castello, proseguendo il cammino che da Avellino conduce in Puglia, un edificio semidiroccato ed in fase di restauro, dopo essere stato per lunghi anni disabitato, racchiude seducenti pagine di storia.

Fino a non poco tempo fa la folta vegetazione soffocava quelle che furono onorate mura.

Le mura, le cui origini sono fatte risalire alla committenza di Camillo Caracciolo, furono gettate verso il 1591.

Il Casino del Principe sostituì il distrutto e sempre più fatiscente Castello di Porta Puglia.

Il Casino, sebbene si presentava come un elegante palazzo, fu costruito come luogo d’accesso al sontuoso Parco retrostante, ricco di alberi, piante e fiori esotici.

La fauna che viveva al suo interno consentiva una ricca ed una più abbondante cacciagione e la sua estensione arrivava fino a comprendere il territorio dell’attuale frazione Picarelli.

Recenti rinvenimenti hanno portato alla luce pregevoli elementi di fattura rinascimentale che, sebbene sottoposti sotto l’attuale livello stradale, sono chiaramente riconoscibili come elementi ornamentali di un luogo di residenza nobiliare.

La facciata uniforme conferisce al palazzo tratti di eleganza e sobrietà. L’edificio, che si sviluppa in due piani, conserva al piano terra quattro portoni in simmetria, i quali immettono ai locali terranei illuminati direttamente da altrettante aperture ogivali.

Al primo piano una serie di balconi in ferro battuto testimonia i pregi e la raffinatezza artistica di quello che fu il Casino principesco sin dalla sua origine.

Una fontana posta all’interno della corte, di forma semicircolare, reca motivi marini a forma di conchiglie. Il giardino, ricco di lussureggiante vegetazione nella collina retrostante, era raggiungibile da due porte poste accanto alla fonte.

Completano la costruzione due portono che servivano da accesso alle scuderie e ai depositi.

Dopo l’elevazione dal Palazzo del Largo, l’attuale palazzo della Provincia, nel 1761 il Casino di Porta Puglia fu adibito a pubblica locanda ove facevano sosta i viaggiatori.

In una descrizione lasciata da un noto viaggiatore della prima metà dell’Ottocento, Cesare Malpica, autore di numerosi reportages su luoghi e costumi dell’Italia del suo tempo, apparsa su "L’Omnibus Pittoresco" nel 1841, ci mostra il Casino del Principe adibito a "Grande Albergo mobiliato".

Anche altri documenti di alcuni decenni precedenti indicano tra la proprietà immobiliare del Principe di Avellino una "Taverna a Porta Puglia".

Qui le vetture provenienti da Napoli e dirette a Foggia, Bari e altre località pugliesi, facevano sosta ed i viaggiatori trovarono ristoro nelle ampie sale, reduci da spossanti viaggi in carrozze, alla guida delle quali sedevano i vetturini che abitavano proprio nei pressi.









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