La Stazione di Avellino

di Andrea Massaro

In quell’epoca, non so per quale ragione, ci fu una grande immigrazione, e tutte le sere arrivavano con i due ultimi treni da Napoli venti-trenta-quaranta immigrati della nostra provincia, che dovevano ripartire l’indomani, e quindi costretti a mangiare, e pernottare alla stazione di Avellino. Io avvalendomi del buffet, internamente mi rimorchiavo a fila indiana quest’immigranti (come un facchino accaparratore), e con una valigia pesante li precedevo, e tutti mi seguivano attraversando la sala da pranzo del buffet, dove erano raccolti amici ferrovieri. Ed a proposito, quando mi vedevano passare, cantavano la canzone:

"Ma nun songo li bellizzi, songh’e tratti ca tu tieni."

Li facevo sedere, ordinavo dei maccheroni, carne e vino, gli mettevo una bottiglia di tre quarti per ogni persona. Per me era un lavoro enorme, perchè quelli che arrivavano col treno di mezzanotte, bisognava lavorare fino alle due di notte."

Con questo brano, tratto dalle Memorie di un commerciante, il Cav. Angelo Muscetta presenta l’interno della stazione di Avellino nell’ultimo decennio del secolo scorso, al tramonto dell’Ottocento, quando più intenso fu il fenomeno dell’immigrazione il quale, se da un lato spopolò l’intera regione irpina, dall’altro canto consentì, come naturale valvola di sicurezza lo sfogo alle grandi tensioni politiche e sociali di questi anni.

Dal giorno della sua inaugurazione, 31 marzo 1879, la Stazione ferroviaria di Avellino è stato al centro di manifestazioni umane e sociali di grande pregnanza che ha inciso profondamente sui sentimenti degli uomini che l’hanno frequentata.

La ferrovia in Irpinia non diede i frutti che tutti si aspettavano da questo innovativo sistema di comunicazione.

Nel settore dei commerci e degli scambi essa rappresentò l’inizio di un grave isolamento in quanto il vecchio commercio praticato lungo la Nazionale delle Puglie trovava Avellino sul suo cammino, e quindi, luogo di transito obbligato.

Ciò favoriva l’economia locale per la continua presenza di commercianti, acquirenti e trasportatori di merci, primi fra tutti i prodotti cerialicoli.

La manifattura e la vendita della pasta a mano era un settore non trascurabile nell’economia cittadina.

Il percorso ferroviario verso il Tirreno e l’Adriatico non solo provocò l’andamento commerciale in modo negativo, ma mise in discussione il discreto benessere che, sia pure faticosamente, la città cercava di conquistarsi nei primi decenni unitari.

La presenza della Stazione nel nuovo rione consentì a quest’ultima di svilupparsi velocemente e incrementare la presenza abitativa.

La stessa Stazione ha fatto da polo aggregante ad un considerevole strato della popolazione che si è industriata a ricavare lucro dall’indotto ferroviario.

Negli stati di famiglia ancora conservati si può notare un forte flusso migratorio verso Avellino da parte di impiegati e operai addetti ai servizi ferroviari.

Intere famiglie di ferrovieri provenienti da Capua, Caserta, S.Maria C.V., Nocera, Benevento, Salerno, Napoli ed altri paesi e città della Campania hanno, negli ultimi decenni dell’Ottocento e nei primi del Novecento, fissato le loro dimore nella nostra città, integrandosi completamente.

Lotriquenza Francesco, classe 1846, veniva da Napoli;

Mucci Giordano, nato nel 1836, da Asciano (Siena);

Santanastasio F.Saverio, classe 1840, da Capua;

Gerusa Tommaso, nato nel 1852, da Sanseverino.

Altri arrivano da regioni più lontane. E’ il caso del ferroviere Pietro Guaschino che venne ad abitare alla Via S.Antonio Abate, da Casal Monferrato.

Un figlio di questi, Modestino, Brigadiere dei Carabinieri, fu trucidato nel 1945 a Villa Carcina, nel bresciano. Al suo nome sono intestate vie e scuole pubbliche nel suddetto Comune di Villa Carcina.

Le date salienti della storia d’Italia sono segnate da grandi menifestazioni svoltesi presso la stazione. Le guerre d’Africa del 1898, del 1911, che consentì la conquista di tripoli, le interminabili tradotte della grande guerra del 1915-18 e di nuovo le avventure coloniali del 1936 hanno affollato i lunghi marciapiedi dei binari di una folla commossa di uomini e dame dell’Irpinia.

Il treno è stato anche il grande protagonista degli anni della seconda guerra Mondiale e della Ricostruzione post bellica degli anni ‘50 quando molti nostri conterranei con le loro valigie di cartone partivano per le regioni del nord in cerca di lavoro.

Ancora la Stazione è stato il luogo delle grandi emozioni che si sono accompagnate ad un decennio calcistico esaltante dove il treno della speranza, trascinava giovani e meno giovani a sognare nel pallone quei momenti di gloria negati in altri spazi.







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