Il Palazzo Balestrieri di Avellino

di Barbara Matetich

Il palazzo, che sorge in un contesto urbanistico degno di nota, costituisce uno dei segni emergenti di piazza Amendola su cui affaccia il suo prospetto principale scandito da bei balconi arricchiti da cornici di stucco di gusto neo-rinascimentale.

L’ingresso del palazzo, la cui costruzione risale alla seconda metà del XVIII secolo, è collocato in Via Duomo dove un grande e nobile portale sottolinea l’importanza architettonica e storica del fabbricato sito nelle immediate vicinanze dei punti più qualificanti della vecchia città: il Duomo, il Palazzo della Dogana, l’obelisco con il "reuccio" fanzaghiano e la Torre dell’Orologio.

L’immobile si presenta con un corpo di fabbrica a tre livelli, un piano terra e un sottotetto ed insiste su un’area ad L tra piazza Amendola, via Duomo e la salita dell’Orologio. Tutti i prospetti, leggibili dalle strade perimetrali dell’edificio, sono scanditi da balconi e stucchi, aggetti in pietra calcarea chiara e marcapiani in stucco che ne sottolineano ulteriormente la facciata.

Il terzo livello è costituito da un cornicione aggettante al di sopra del quale si sviluppa l’ultimo piano chiaramente realizzato in epoca successiva.

Il palazzo apparteneva dal 1752 alla famiglia Barecchia, come testimonia la scritta che si trova all’interno del primo basso su via Duomo; B B A 1793: Bartolomeo Barecchia Anno 1793, a testimonianza probabilmente di una serie di lavori di trasformazione dell’edificio.

Nel 1836 la famiglia Barecchia subiva il pignoramento di tutti i suoi beni che furono venduti all’asta. Inizialmente una parte del fabbricato fu acquistata da Domenico Antonio Balestrieri che qualche anno dopo lo acquistò per intero; nel 1885 Nicola Balestrieri ereditava, infatti, tutto l’edificio. Di qui il nome di uno dei più bei palazzi del centro storico che funge da impareggiabile quinta scenografica a piazza Amendola e costituisce con il vicino Palazzo Greco una delle cortine che fiancheggiano la salita a piazza Duomo, centro nevralgico dell’insediamento longobardo.

Il fabbricato, più volte rimaneggiato, fu restaurato e ampliato nel 1751 e ulteriormente trasformato nel 1809 su progetto dell’ingegnere Giosuè Tango che vi costruì una nuova scalinata d’accesso agli appartamenti superiori e ne ridusse l’originario ingresso. Successivamente nel 1815 il prospetto su piazza Centrale (l’attuale piazza Amendola) fu privato di un ricco stemma in gesso e di stucchi che disegnavano finte finestre per rendere più simmetrica la facciata.

Nel 1885 Nicola Balestrieri conferì alle facciate dell’immobile l’aspetto neo-rinascimentale che ancora oggi conservano.

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