Liceo Colletta Avellino

La storia del liceo classico Pietro Colletta di Avellino

di Luca Cipriano

Il grande cancello in ferro battuto, la "passeggiata" che costeggia i due lati del giardino, l'ingresso imponente con la duplice scalinata.

Ventiquattro gradini in marmo che risalgono la storia dell'Irpinia.

E che ci portano al Convitto Nazionale "Pietro Colletta"di Avellino....

Ad accoglierci la rotonda, quella rotonda tanto cara ai nomi eccellenti che nel Convitto coltivarono la loro passione per lo studio.

Ah, se quelle pareti potessero parlare.

Quante storie avrebbero da raccontare, quanti aneddoti, quanti ricordi. Forse qualcuno ci avrà provato. Forse qualcuno si sarà messo lì una, volta, in mezzo alla grande rotonda, ed avrà ascoltato la voce della storia parlare convinta.

Ed avrà visto o sentito i corpi e le voci di tanta parte della cultura irpina: De Sanctis, Cocchia, La Penna, Troisi, Maccanico, Cannaviello, Soldi, Marinari. Tutti giovani; tutti studenti; tutti non ancora consapevoli del loro grande futuro.

A raccontare la storia del Convitto non sono solo gli innumerevoli scritti sull'argomento.

A parlare sono anche le pareti, le tante commemorative, le 12 colonne purissime nello stile che disegnano maestose la rotonda, la secolare magnolia che troneggia con i suoi rami nel giardino principale.

"Suggestivo fin dalla nascita questo nostro Ateneo dall'imponente mole dell'edificio, esposto a mezzogiorno in fondo alla "Strada dei pioppi" l'odierno Corso Vittorio Emanuele, col vestibolo che ha la forma di un tempio greco per il suo colonnato e la maestosa cupola, con l'antistante giardino tutto fiori nella bella stagione, con in mezzo la secolare verde magnolia da una parte e dall'altra il busto in bronzo di Francesco de Sanctis, erettovi nel 1917, centenario della nascita : così il professore Vincenzo Cannaviello, che del Convitto fu allievo prima e docente poi. Ma di nomi illustri, il Convitto nazionale ce ne ha regalati tanti. Antonio La Penna, Attilio Marinari, Dante della Terza, Giovanni Barra, Dante Troisi, Enrico Cocchia, Antonio Maccanico, Nicola Mancino.

Nomi celebri, storie illustri, vite esemplari per uomini che hanno scritto pagine alte della nostra provincia. ex alunni d'oro, dunque. Come non ricordare l'esempio di Enrico Cocchia, filologo classico, grande uomo di cultura, che lasciò i banchi del liceo-convitto con una media eccellente. O il "trio" Maccanico - Marinari - La Penna, compagni di Classe, tutti brillanti negli studi.

La storia dell'intellighenzia irpina è tutta lì.

Inaugurato il primo dicembre 1831 , il "Real Collegio" si avviava a divenire il nuovo polo della cultura in provincia.

Undici anni di lavori , ben tre differenti progettisti (Oberati, De Fabio, Ferenti), quattro piani di costruzione, oltre 150 aule, circa 70 mila ducati di spesa: il Convitto nazionale ha tutti i numeri per essere vero e proprio "monumento" cittadino.

E' stata la sua antica meridiana a scandire il correre veloce del tempo per le genti irpine. ?stata la sua limpida facciata, testimone silente di tanti episodi passati. Come quando il Convitto, assist?inerme, ad uno "scempio" dovuto alla guerra. "esaurendosi i nostri mezzi, poiché il bronzo dei monumenti, il rame degli utensili di cucina, il ferro dei cancelli, i rimasugli di metallo, i chiodi arrugginiti, tutto si portava ai forni per ridurlo a necessari proiettili bellici , a tal uso servì pure il cancello all'ingresso del nostro liceo-Convitto, che fu per tutta la sua lunghezza sostituito da un parapetto di mattoni": come ricorda ancora il professore Cannaviello.

Ed oggi il Convitto Nazionale. quell'istituzione gloriosa, è ancora lì. Solenne, maestoso, si staglia austero tra gli edifici del Corso Vittorio Emanuele a ricordarci la sua storia.

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