I principi di Piemonte ad Avellino nel 1932


di GIOVANNI PIONATI

È del 9 luglio 1932, l'anno del primo «decennale» dell'era fascista, come si scriveva allora, il comunicato finale del Segretario federale in carica, Agostino Podestà (1931-32), a proposito della prima Fiera irpina, e della quinta edizione del Circuito automobilistico «Principe di Piemonte».

«Ho il piacere - scrive il Federale - di comunicare che la prima Fiera Irpina sarà inaugurata dalle L.L.A.A. il Principe e la Principessa di Piemonte il giorno 24 luglio, domenica, alle ore 11.

Nel pomeriggio dello stesso giorno i Principi daranno il "via" ai partecipanti al Circuito Internazionale "Principe di Piemonte"».

Fu forse in virtù di questo comunicato, o perché se ne parlava già da tempo a scuola e in famiglia, che, ragazzotti di 14/15 anni quali eravamo, la mattina di quel fatidico giorno ci trovammo a passeggiare lungo il viale dei platani, ilari e ansiosi, insieme, di veder comparire, in fondo al viale, una mai vista, meravigliosa automobile, quella dei Principi, come in una favola.

Il «circuito» ce lo saremmo visto, nel pomeriggio, dalle nostre solite postazioni di spericolati tifosi, lungo le più entusiasmanti curve - tra la «polverista», per esempio, e Bellizzi o, addirittura, dai boschi della martoriate «breccelle».

Al momento, l'importante era trovare un posto, fra tanti militari e «civili» in attesa, per vedere da vicino gli eredi del trono d'Italia, lui alto e fiero nella sua elegante uniforme militare, lei famosa per la sua bellezza nordica, ma irresistibile, fatta, com'era, di capelli d'oro e di occhi azzurrissimi.

Ricordo, come fosse ieri, quel volto e quel sorriso nel fondo grigio della «capote» dell'immensa Isotta-Fraschini, dove lei, fermatasi la macchina - all'altezza dell'Istituto magistrale o industriale ? - e discesone il Principe per la breve «rassegna», di rito, ai militari che lo avevano atteso, ossequiata, e omaggiata di splendidi fiori dalla moglie del Prefetto Vicedomini (1930-33), attendeva il compimento di quella breve cerimonia militare, per ripigliare, in un corteo di sette macchine, lungo il corso, tra gli applausi e i clamori che venivano dalla strada e dai balconi in delirio, la via che portava al Municipio, a via Mancini ancora...fino al 1980!

Ma seguiamo la cronaca del «Corriere dell'Irpinia», che ha pubblicato un'edizione straordinaria, e per giunta di domenica, con la precisazione degli orari cronometrici della «giornata».

Ore 8,30, preceduto dalla fanfara, sfila lungo il corso il 31° Fanteria «che si avvia ai Platani, appunto, dove presterà servizio d'onore. Segue la M.V.S.N. (camicie nere), che si dispone ai lati del corso, per formare, con marinaretti, fasci giovanili e bersaglieri, i cordoni lungo tutto il percorso che i principi dovranno fare, da Porta Napoli alla Casa comunale». (Ma Porta Napoli non era, fino al 1810, dalle parti del Comune ?!).

L'arrivo dell'«auto reale» ai platani è per le ore 10,15, alle 10,17 i Principi già dovrebbero trovarsi «dinanzi alla Casa Comunale», la presentazione di autorità (tra le quali il Vescovo Petronelli) e amministratori si conclude, stando a quegli orari da centometristi, alle 11,00, ora in cui comincia la visita alla famosa prima Fiera.

La giornata è massacrante: visita, alle 12, all'orfanotrofio in fondo ai platani; quindi, alle 14,30 omaggio alla Cattedrale, mentre già dalle 14,10 «le tribune del Circuito rigurgitano di folla impaziente». Fra le 14 e le 15 i Principi, preceduti dal Questore Molina (1930-38) e accompagnati dall'on. Di Marzo, fanno un giro d'ispezione lungo il percorso della gara; alle 15,30 Umberto di Savoia dà il «via», alle 16,12 i Principi lasciano la tribuna, alle 16,15 terminano la loro giornata avellinese».

Ma non è vero, se è vera, invece, la cronaca che il «Corriere» pubblica con una settimana di ritardo, e che riguarda il grande banchetto, in Prefettura, della sera del 24 luglio, che aveva salutato la grande vittoria di Nuvolari a 96 chilometri orari.

Leggendo quelle vecchie pagine, eravamo rimasti nel dubbio angoscioso che, tutti presi dai calcoli cronometrici della festa, qualcuno si fosse dimenticato della legge naturale, secondo la quale anche i principi hanno necessità di mangiare.