Avellino: il «sensale» a piazza Libertà

di Andrea Massaro

Diventa sempre più raro vedere «sensali» affaccendati in Piazza Libertà ad Avellino.

Un tempo la loro presenza animava il largo in calorose discussioni per acquistare e vendere sacchi di nocciole.

Questa produzione si perde nel tempo. Le pergamene di Montevergine, risalenti al XII e XIII secolo, ripostano atti di vendita e affitti stipulati con doversi fittavoli e acquirenti di Avellino e del circondario.

Anche nei secoli seguenti i nocelleti sono in vari atti notarli.

Nel 1200 un padrone di Monteforte fitta un nocelleto per 5 tari l'anno.

Prima dello sviluppo edilizio, Avellino era un immenso nocelleto avvolto nel verde durante i mesi primaverili ed estivi.

La centralissima Piazza della Libertà, animata da negozi e magazzini, botteghe e caffè, era un punto importante per la vendita delle nocciole.

Vecchie fotografie ingiallite restituiscono alla città immagini d'altri tempi, ove carri, carrette, «traini» e altri rudimentali mezzi di trasporto sono colmi di sacchi di pregiate nocciole «abellinae», le quali, secondo alcuni eruditi dei tempi passati, hanno dato il nome alla capitale dell'Irpinia.

Le contrattazioni di Piazza Libertà davano origine alla «voce delle nocciole», ovvero al prezzo al quale si attenevano i singoli venditori.

La «voce» veniva fissata dal Decurionato (consiglio comunale).

Il Sindaco e gli Eletti (Assessori) nominavano una terna di «Deputati», incaricati di recarsi nelle fiere e nei mercati dei centri prossimi ad Avellino per rilevare e riscontrare il prezzo di questo nutriente prodotto della terra, e stabilire, così, un prezzo medio, come avviene per altri prodotti melle Borse finanziarie dei più noti centri commerciali.

Nella seduta del 5 ottobre 1828, il prezzo delle «nocelle» viene stabilito in ducati 5,51 al sacco, mentre l'anno dopo il Decurionato fissa il prezzo a ducati 4,70.
Una buona annata, con raccolti abbondanti, provoca un ribasso secondo le collaudate leggi del mercato.

Le nocciole trovano impiego in diverse preparazioni alimentari, non ultima per la confezione della famosa nutella.

Da noi l'uso più diffuso è quello per la fabbricazione del torrone, prodotto nei paesi del Partenio.

Molti pellegrini in visita a Mamma Schiavona non disdegnano acquistare, accanto alle castagne, varie serte di nocciole «ntrite» (secche e sgusciate, infilate in una collana di filo), che oltre al sapore racchiudono tutta la bellezza di questo energetico e prezioso frutto della generosa terra d'Irpinia.