Quando si diceva... mangiare nei ristoranti di Avellino

di Erennio Mallardo

 Ad Avellino, 'elenco dei ristoranti e degli alberghi di un tempo, parla un linguaggio chiaro ed inequivocabile.

Per un agglomerato urbano ove, all'epoca cui si riferisce questa storia, vivevano (ed anche abbastanza bene) 20 o 25 mila abitanti, il gruppo dei locali riservati alla ristorazione offriva un panorama di tutto rispetto.

I nomi sono impressi nella memoria di molti: Alla bella Napoli, alle due Baccanti, Cesare, Ciamillo, Corona di ferro, Eden Park, Giardini Reali, Moderno, Patria (Centrale), Savoia, Sirena e Sofia.

Per quanto riguarda, invece, gli albergatori i loro esercizi si conoscevano come il "Cesare", il "dei Fiori", il "Moderno", quindi "Muscetta", "Patria", e "Roma". I conduttori ed i proprietari sapevano il fatto loro e la buona fama che si erano conquistata sul "campo" di battaglia, era la più consistente e valida garanzia.

E, tanto per fare un esempio, se a Napoli si portava in palmo di mano "Gennarino 'o brodo" ( al secolo don Gennaro Cavaliere), ad Avellino la "corona " andava a cincere il capo di "monzu Dominico", di Cesare Trombetta, di "Ciamminiello", di Quirino Galasso, di Del Mastro e Agostino Giordano. Ma, come si dice, ogni cosa a suo tempo; e perciò per i ristoratori sceglieremo i fratelli Blasi che dirigevano un grosso locale alla villa Rossi sulla collina dei Cappuccini la cui insegna era quella dello " Eden Park".

I fratelli Blasi non avevano certamente badato a spese quando si era trattato di scegliere lo "chef" e perciò a suon di bigliettoni non avevano voluto rinunciare alle prestazioni di don Salvatore "d'a Pigna secca".Con il detto chef arrivarono ad Avellino anche tre suoi aiutanti.

Un pranzo normale all'Eden veniva a costare una lira e 20 centesimi; con tre lire si aveva di diritto ad un pranzo di quattro portate più il pane, la frutta ed un quartino di vino.

Nel 1915 la città si arricchì di un nuovo ristorante: si trattava del "Moderno" annesso all'omonimo albergo di via Mancini.

Il proprietario Agostino Giordano, giusto quattro anni prima, aveva anche inaugurato un bellissimo teatro il quale a giusta ragione aveva sostituito completamente il "Comunale" ormai già sulla strada del declino. Completata che fu la costruzione del palazzo soprastante il teatro Giordano avvenne il trasferimento sia dell'albergo che del ristorante.

A quei tempi Avellino contava anche su di un discreto gruppo di suonatori e cantanti che partecipavano a serate, a matrimoni e a ricevimenti a titolo prettamente dilettantistico.

Non volevano fare, e non facevano, concorrenza ai pur celebrati "posteggiatori", ma erano capaci e dotati di tecnica musicale e voci apprezzabili.

I cantanti si chiamavano Barchiesi, Battista, Coppola, Del Mastro, Silvestri, Tulimiero e Vietri; i "musici" erano De Masellis, Carminuccio e Peppino Noviello, Alfredo Palumbo, Ciccillo Ricciardi (detto "fornariello") Solimene e Testa. Si esibivano abbiamo detto per divertimento e si cimentavano anche nelle "serenate" che allora andavano molto di moda.

Nel 1925 proprio l'anno in cui venne cancellato il teatro "Comunale", lasciò il mondo anche Agostino Giordano e nel luglio 1928 il suo bellissimo teatro spense le luci ed accostò i battenti. Continuarono però a funzionare l'albergo ed il ristorante ma il secondo smobilitò nel corso della guerra 1940-1945 per fare posto al circolo ricreativo che fu conosciuto sotto la sigla "Dopolavoro delle Forze Armate".

L'albergo continuò ad andare avanti fino alle tragiche giornate del settembre 1943; poi fu danneggiato dalle bombe e saccheggiato per cui non fu più possibile rimetterlo in funzione. Concluso il racconto panoramico sui ristoranti, alberghi, cantanti, e suonatori riportiamoci alla situazione presente.

Avellino, proiettata verso il 2000 positivamente o negativamente poco importa, oggi conta su nuovi e tanti alberghi e ristoranti; questo se da un lato ci allieta l'animo dall'altro lato, invece, ci immalinconisce perché ci induce a pensare agli anni lontani.

Qualcuno, bontà sua, avrebbe manifestato l'intenzione di raccogliere in un volume tutti i racconti e le storie fin qui pubblicate sul passato e sui fatti della città.

La proposta ci rende perplessi perché siamo dell'avviso che per ricordare Avellino e la sua gente non è necessario ricorrere alla stampa di un libro.

Avellino e la sua gente vanno ricordati giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno; senza ricorrere a libri o a registrazioni in videocassetta.

Della città parlarono in tanti: Alfonso Carpentieri lasciò addirittura un enorme quantitativo di volumi molti dei quali sono introvabili.

Comunque pensiamo che non ci sia bisogno di scrivere altro; ricordiamo tutti ma soprattutto non allontaniamo dal nostro cuore un epoca che fece .... epoca (ci si perdoni il gioco di parole) e che, proprio perché tale, appartiene ad un mondo che forse abbiamo perduto per sempre.

Questo è tutto.







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