Il Carnevale in Irpinia

Il periodo, storicamente, prende il via il 17 gennaio, giorno in cui il calendario romano ricorda la figura di Sant’Antonio Abate.

Le rappresentazioni del Carnevale in Irpinia hanno una loro connotazione strettamente legata al territorio, momenti di folklore che richiamano antichi riti della civiltà contadina, usi e costumi che, nel tempo, si sono tramandati di generazione in generazione.

Musiche, balli, maschere assumono, in ogni zona della provincia di Avellino, caratteristiche uniche che rendono il periodo del Carnevale particolarmente attraente ed interessante.

Il clou della festa si svolge, normalmente, nel mese di febbraio allorquando, seguendo la tradizione, in quasi tutti i paesi si svolgono manifestazioni ad hoc, con l’intera popolazione che partecipa sia alla preparazione che allo svolgimento delle rappresentazioni.

La città di Avellino, nell’ultima domenica di Carnevale, lungo il Corso Vittorio Emanuele, diventa il centro in cui sfilano maschere e carri allegorici provenienti da tutta la provincia. Il clou è rappresentato dalla ballata della canzone di Zeza, la maschera tipica irpina, che ha nella Zeza di Bellizzi Irpino la sua massima rappresentazione.

Altri centri famosi per il loro Carnevale sono quelli di Paternopoli (che propone ogni anno una sfilata di carri allegorici con maschere realizzate in carta pesta), Montemarano (con le maschere che ballano a ritmo di tarantella), Castelvetere sul Calore (con sfilate di carri allegorici e balli in maschera), Mercogliano (con la Zeza e il ballo ‘ntreccio), Monteforte Irpino,Forino, Baiano, Taurano, Montoro, Gesualdo e Volturara Irpina.

Il Carnevale di Gesualdo è uno dei più longevi della provincia di Avellino. Nel 2010 saranno 33 le edizioni della festa che, durante il mese di febbraio, coinvolge tutta la popolazione, dagli anziani ai bambini.
Maschere, danze, carri allegorici e spettacoli itineranti caratterizzano i giorni del Carnevale Gesualdino. Piazza Neviera e Piazza Umberto I rappresentano i luoghi in cui si concentrano le danze folkloristiche e le sfilate delle maschere. Non mancano momenti dedicati alla gastronomia, con la degustazione dei piatti tipici del periodo carnevalesco.

Il momento clou del Carnevale di Castelfranci, coincide con la domenica successiva al martedì grasso, quando, come da tradizione, va in scena il “Carnevale Morto”, una sorta di rappresentazione teatrale on the road, con tanto di lettura del testamento.
Il Carnevale Morto, cui fa seguito l’ultima sfilata delle maschere e dei balli folkloristici, è l’ultimo atto dei festeggiamenti che, nella settimana di Carnevale, animano le strade del paese, che si riempiono di maschere, carri allegorici e stand in cui è possibile gustare i prodotti tipici della tradizione gastronomica locale.

Come in quasi tutto il Vallo di Lauro, anche a Quindici il Carnevale è vissuto in maniera vivace e coinvolgente. La rappresentazione tipica del Carnevale quindicese si manifesta con canti e balli. In particolare, il Laccio d’amore, tipico ballo in cui diverse coppie in maschera eseguono evoluzioni a ritmo di tarantella. I gruppi quindicesi che eseguono il Laccio d’amore si esibiscono, la domenica ed il martedì di Carnevale, lungo le strade del paese oltre che nei centri limitrofi.

Ad Aiello del Sabato il Carnevale assume tutti i connotati di una festa popolare. Canti, balli, sfilate, maschere e piatti della tradizione gastronomica accompagnano per due settimane lo scandire del quotidiano. Il momento clou lo si vive il sabato di Carnevale, con il tradizionale ballo in maschera che si svolge nella centrale Piazza Garibaldi e a cui prendono parte tutti gli abitanti del paese. Ad accompagnare le danze ed i suoni è il “pastiere carnevalesco”, che i ristoranti della zona preparano ed offrono a tutti i presenti.

Il Carnevale di Baiano si differenzia dalle altre manifestazioni della provincia di Avellino perché, oltre a risentire dell’influenza delle tradizioni irpine, ha accolto nelle sue manifestazioni anche alcuni aspetti del folklore partenopeo.

Gli spettacoli che animano il periodo del Carnevale sono caratterizzati dai suoni e dalle danze tipiche, quali la Zeza, i Mesi, il Laccio d’amore e la Tarantella. Dopo un periodo in cui il Carnevale baianese era caduto nell’oblio, a partire dagli anni ’90 la tradizione è stata recuperata e rilanciata con forza, affiancando ai balli tradizionali anche la sfilata di carri allegorici lungo le strade del paese.

Castelvetere sul Calore è uno dei centri per eccellenza del Carnevale in Irpinia. Tra i comuni della provincia di Avellino, Castelvetere vanta una delle più antiche tradizioni in fatto di rappresentazioni del Carnevale, se è vero che le origini di questa festa, a metà tra il sacro e il profano, risalgono addirittura ai primi anni del ‘500.

Nei giorni che precedono il martedì grasso, le strade di Castelvetere sul Calore si animano con l’allestimento di carri allegorici e gruppi in maschera che danno vita a chiassose sfilate, in cui non mancano la musica, le danze e gli scherzi. L’intero paese viene coinvolto in ritmi travolgenti, che contribuiscono a fare di questo Carnevale uno dei più apprezzati ed affollati di tutta l’Irpinia.

Il Carnevale di Cervinaras, pur affondando le sue origini in tempi assai remoti, è dalla metà degli anni ’80 che ha cominciato ad avere una sua continuità. La ‘Ndrezzata è la danza che caratterizza la rappresentazione del Carnevale cervinarese, un ballo che consiste in incroci tra diverse coppie di danzatori in costume diretti da un “caporale” che ne detta i ritmi. Alla ‘Ndrezzata si accoppia la Quadriglia, altro ballo coinvolgente di tradizione popolare.
Nel corso degli anni il Carnevale di Cervinara si è arricchito di nuovi ritmi e nuove rappresentazioni, come la sfilata dei carri allegorici, che ne fanno uno dei più apprezzati della Valle Caudina.

La Canzone di Zeza è al centro della rappresentazione del Carnevale di Cesinali. Una tradizione antichissima, tramandata di generazione in generazione, che fa di questo piccolo centro della provincia di Avellino uno dei più rinomati nella messa in scena della storia di Pulcinella e signora.

Zeza, Porzia, il marinaio, don Zinobio, don Nicola sono i nomi dei protagonisti della vicenda che ha per teatro proprio le strade del paese. La storia ha naturalmente un lieto fine, il matrimonio, con l’esaltazione collettiva tra balli e canti che rendono la Canzone di Zeza un evento altamente spettacolare.

Come la maggior parte dei comuni del Vallo, anche a Lauro il Carnevale si manifesta, oltre che attraverso le sfilate in maschera, con i ritmi coinvolgenti della quadriglia e del laccio d’amore.
La prima risale al XVII secolo e deve il suo nome al fatto che, in origine, fosse portato in scena da quattro coppie di danzatori in costumi. A rendere ancor più coinvolgente ed assordante la scena è l’uso di strumenti popolari quali il triccheballacche, il putipù, le castagnette e la tammorra.
Il laccio d’amore, invece, ha origini contadine. Inizialmente aveva scopi propiziatori: un ballo che voleva essere una sorta di auspicio alla fertilità delle terre.

A Santo Stefano del Sole il Carnevale ha origini antichissime, ultracentenarie. Dopo un periodo in cui le consuete manifestazioni erano andate in naftalina, da alcuni anni, grazie alla volontà degli animatori della pro loco, è ritornata l’abitudine di festeggiare i giorni più “pazzi” dell’anno invadendo le strade del paese.

Sfilate in maschera, scherzi e balli folkloristici rendono il periodo del Carnevale particolarmente bizzarro e divertente. Il clima di festa è vissuto non solo dai più piccoli ma anche dagli adulti, che nel Weekend del Carnevale e nel giorno del martedì grasso partecipano con grande entusiasmo alla sfilata dei carri allegorici allestiti, per l’occasione, dai giovani del paese.

La tradizione forinese del Carnevale è strettamente legata a quella dei comuni limitrofi. Protagonista assoluta dei giorni che precedono le Ceneri è la Canzone di Zeza, a cui si affiancano la storia di Carnevale, la Zingaresca, il carcere di Pulcinella e il ballo ‘Ntreccio. La Zeza di Forino alterna strofe cantate a strofe narrate, con la partecipazione di numerosi personaggi che, in origine, rappresentavano le diverse categorie di mestieri tipiche della zona, dallo “scarparo” al “ramaro”, dal “castagnaio” al “ricottaro”, dal “fravecatore” alle “capere” giusto per citarne qualcuna. La presenza in scena della Vecchia di Pulcinella vuole esorcizzare le negatività, auspicando serenità e fertilità all’intera comunità cittadina.

La Zeza Viola di Mercogliano vanta una tradizione antichissima. Danze e canti rappresentavano il momento del divertimento degli anziani del paese che, nel periodo carnevalesco, allestivano spettacoli itineranti nelle masserie del paese che si concludevano con lauti pranzi a base di prodotti tipici della zona.
Nel tempo la rappresentazione della Zeza di Mercogliano ha assunto caratteristiche sempre più forti, al punto da essere considerata la più importante manifestazione del folklore locale con, addirittura, due gruppi, uno di Capocastello e l’altro del centro, che si sfidavano a mettere in scena la migliore rappresentazione. La Zeza di Mercogliano conobbe il periodo di massima diffusione grazie a Pier Paolo Pasolini che, nel 1971, la propose nella colonna sonora del suo film “Decameron”.

Il Carnevale, a Monteforte Irpino, coincide con la “Zeza”, antica maschera della tradizione popolare. Sin dall’800 i balli della Zeza hanno accompagnato i giorni del Carnevale montefortese, con gli attori del paese che si esibivano, opportunamente truccati, per le vie del centro e nelle periferie.

Dopo ogni esecuzione, i protagonisti della Zeza si riposavano consumando ciò che i paesani avevano preparato per loro, vale a dire pane, soppressate, cacio e vino.

Negli anni successivi nacque l’idea di effettuare una questua durante la rappresentazione per finanziare l’allestimento delle scene, i costumi e quanto fosse indispensabile ad uno spettacolo di successo.
Il carnevale montefortese ha vissuto fortune alterne, con periodi di riposo a cui hanno fatto seguito il recupero delle antiche tradizioni.


Il Carnevale è uno dei momenti clou nella vita folkloristica di Montemarano. Le origini del Carnevale montemaranese sono antichissime. Caratteristica principale del Carnevale che si svolge a Montemarano nei giorni che precedono le Ceneri è la spontaneità della festa, che coinvolge tutti gli abitanti del paese, pronti a mascherarsi e ad animare, con ritmi frenetici, la tarantella monte maranese.
Il periodo del Carnevale inizia il 17 gennaio, quando il calendario festeggia Sant’Antonio Abate, e si conclude la domenica successiva al giorno delle Ceneri con il Carnevale Morto, ultimo giorno di danze che si concludono, nel corso della notte, con la beneaugurante rottura della Pignata.

La Zeza e il Ballo dell’Intreccio sono i capisaldi del carnevale montorese che, ogni anno, prende il via il 17 gennaio. A Montoro Inferiore il Carnevale ha conservato il suo spirito popolare: le manifestazioni di gioia e divertimento coinvolgono gli abitanti del paese di tutte le fasce d’età, dai più piccoli agli anziani.

Ogni frazione di Montoro Inferiore organizza i propri balli e le proprie sfilate in una sorta di sfida che anima l’intero periodo carnevalesco. La Zeza con l’Intreccio è un’antica tradizione montorese che ogni anno si rinnova, richiamando in strada migliaia di curiosi, attirati dai colori, dai suoni e dalle danze, i cui passi vengono tramandati di padre in figlio.

Per Montoro i giorni del Carnevale rappresentano uno dei momenti più spensierati dell’anno. Anche qui la tradizione dei balli e delle maschere è antichissima. Proprio da queste parti venne rappresentata, per la prima volta, la “Mascariata”, uno spettacolo in maschera a base di liriche zingaresche che coinvolge l’intera cittadinanza. Tra le peculiarità del carnevale montorese c’è quella del travestimento: assumendo le sembianze di personaggi noti, bizzarri cittadini si divertono a fare scherzi animando i giorni che precedono le Ceneri.

Il Carnevale di Serino, con la tradizionale Mascarata, è uno dei più celebri della provincia di Avellino. All’evento, tra i più attesi dell’anno dall’intera comunità serinese, partecipano uomini e donne che si lasciano andare al ritmo di musiche popolari, indossando i tradizionali e sgargianti abiti che connotano il folklore della Mascarata. Nelle strade del paese si danza fino a tarda ora, eseguendo le figure della Botta e della ‘Ndrezzata, che trasformano i protagonisti delle danze in scatenati interpreti. Al termine dei balli arriva il momento del ristoro, con alcune famiglie che offrono da mangiare e bere a tutti i partecipanti.
‘A Mascarata viene effettuata nelle tre domeniche che precedono il Carnevale e il giorno del Carnevale stesso.

A Taurano il Carnevale assume tutti i connotati della festa popolare, della riproposizione di antiche leggende che, tramandate di generazione in generazione, rappresentano il legame tra le tradizioni locali, i riti religiosi e la dedizione al lavoro dei campi.
Le manifestazioni del Carnevale, dal Funerale di Carnevale alla Cantata dei mise, dalla Quadriglia al Laccio d’amore sono, infatti, un momento folkloristico ma soprattutto il ringraziamento per i doni della natura e per la fecondità, attraverso riti di purificazione e danze propiziatorie.

Le origini del Carnevale di Torella dei Lombardi risalgono agli anni immediatamente successivi al terremoto del 1980. Un’usanza, quella di festeggiare in maniera organizzata il Carnevale, che nacque con l’intento di portare un po’ di allegria in una comunità fortemente colpita dal lutto e dalla distruzione del sisma.
Nelle vie del paese si “festeggia” la morte del Carnevale, simboleggiato da un fantoccio morente trasportato su un carro seguito da un corteo disperato che piange l’imminente dipartita. Il martedì grasso il fantoccio viene dato alle fiamme, a conclusione di un periodo di trasgressioni a carattere, prevalentemente, culinario.

La Zeza volturarese è una delle più antiche rappresentazioni del Carnevale in Irpinia, giunta fino ai giorni nostri grazie alle narrazioni degli anziani che ne hanno mantenuto intatto lo spirito e la forma. Nata a metà dell’800, la Zeza volturarese è una sorta di trasposizione in musica, in chiave umoristica, dello stile di vita delle genti del luogo, dedite prevalentemente all’agricoltura e alla pastorizia. La storia racconta il sogno di una madre di poter dare in sposa la propria figlia ad un notabile del paese. Canti, suoni e balli accompagnano i giorni di festa che hanno un incredibile effetto contagioso per quanti affollano le strade del paese.

Come in tutti i comuni della Valle dell’Irno, anche a Solofra i giorni del periodo del Carnevale sono particolarmente intensi e ricchi di eventi. Una tradizione che si rinnova ogni anno, grazie anche all’impegno della Pro Loco che promuove, ogni anno, un’allegra e colorata sfilata per le strade del paese. Sfilate di gruppi folkloristici, carri allegorici e tante maschere animano la domenica ed il martedì grasso per un momento di festa che coinvolge tutta la cittadinanza.

Dopo anni di assenza dalle strade del paese, dal 2007 il Carnevale è tornato ad essere un appuntamento atteso ad Avella. Grazie allo spirito organizzativo della Pro Loco Clanis, il centro della Bassa Irpinia ha riscoperto lo spirito goliardico di una festa che, in passato, richiamava in paese migliaia di visitatori. Il Carnevale Avellano si caratterizza per le sfilate, attraverso le strade del paese, di carri allegorici e gruppi folkloristici che si lanciano in balli sfrenati che coinvolgono tutti i presenti.

Dal 2005 il piccolo centro di Sperone ospita una coloratissima edizione del Carnevale, con sfilate di carri allegorici e gruppi folkloristici in maschera. Un lungo corteo si snoda lungo le strade del paese, ingrossando le proprie fila man mano che avanza. Ogni anno, ai gruppi partecipanti al Carnevale di Sperone, viene assegnato un tema, sul quale gli animatori si sbizzarriscono nell’allestimento dei carri, con grandi maschere in cartapesta.

A Pago Valle Lauro le manifestazioni per il Carnevale sono particolarmente sentite. Le antiche tradizioni sono state tramandate dagli anziani del paese ai giovani, che già nei mesi precedenti il martedì grasso, si danno appuntamento per preparare le danze. In particolare, l’esecuzione della quadriglia e del laccio d’amore, i due balli in costume che caratterizzano il Carnevale in tutto il Vallo di Lauro, è il momento più atteso dai cittadini di Pago che partecipano in massa alle sfilate che si tengono in paese e nei comuni limitrofi.

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