Cosa visitare a Frigento.
Vuoi Trascorrere un Weekend a Frigento ? Ecco qualche utile informazione storica e turistica.
a cura della Pro Loco di Frigento
Frigento sorge sullo spartiacque tra le valli dell'Ufita e del Fredane,
in Irpinia , a 911 metri sul livello del mare. Conta 4.100 abitanti,
e domina la famosa valle d’Ansanto. Il suo nome deriva dal latino Frequentia.
Dista da
Avellino circa 45 Km. ed è raggiungibile dal capoluogo seguendo
l'autostrada Napoli -Bari, con uscita al casello di
Grottaminarda, oppure
percorrendo la statale 91 (delle Puglie), fino al Passo di Mirabella,
e successivamente la statale 303.
Il comune si trova a 15 km dall’autostrada A16 Napoli-Bari, uscita al
casello di Grottaminarda, oppure è raggiungibile mediante la nazionale
S.S. 303 che dista 1 km dal bivio di Piano della Croce.
La stazione FS più vicina è quella di Ariano Irpino sulla linea
Benevento
- Foggia.
Frigento è raggiungibile anche con autobus di autolinee pubbliche sulla
linea Grottaminarda - Bisaccia - Frigento con collegamenti per Grottaminarda
, per Bisaccia e per Frigento.
si ringrazia per la collaborazione Luigi Famiglietti
Sono incerte le origini storiche di Frigento. È centro di notevole interesse storico, archeologico, artistico e paesaggistico. Le tante testimonianze romane attestano un glorioso passato.
Meta obbligatoria per i visitatori è il tempio della Dea Mefite, che ebbe tra i suoi più illustri visitatori già Cicerone e Virgilio.
Durante la dominazione longobarda, fece parte del Ducato di Benevento.
Distrutta nel 926 dai Saraceni fu ricostruita e dopo solo 60 anni distrutta
da un violento terremoto, ma il forte attaccamento dei Frigentini permise
alla cittadina di rinascere di nuovo sulla stessa altura.
I Longobardi, quando si insediarono sulla collina di Frigento a metà
strada tra Benevento e Conza, scelsero questo sito in invidiabile posizione
militare (su tre colli), solo per ragioni di difesa e di controllo e
non anche per la bellezza dei panorami che si aprono all’intorno, per
la limpidezza dell’aria che fa distinguere nitidi i colori e per il
clima particolarmente mite.
La posizione a metà strada tra Benevento e Conza divenne preziosissima
all’epoca della divisione del ducato, quando i principi di Benevento
e di Salerno, a cui era collegato il gastaldo di Conza, si divisero
i territori. A quel tempo non vi erano linee di confine ben definite,
le posizioni erano difese da rocche, castelli e torri. I Longobardi
adornavano i loro edifici con pietre tolte dalla città già in abbandono.
L’abside di S. Marciano ne è pieno, nella cattedrale il peso dell’altare
maggiore è sostenuto da un cippo classico posto al centro della struttura
della cripta.
Numerosi terremoti, come quello del 1980, hanno arrecato notevoli danni alla struttura edilizia del paese, ma con il passare del tempo i danni del sisma si vanno cancellando e Frigento lentamente sta tornando all’antico splendore.
Ad un probabile insediamento dell'antico popolo degli Irpini seguì
la presenza romana, testimoniata da un vasto complesso di cisterne esistenti
all'interno del centro storico e da significativi reperti (iscrizioni,
colonne, capitelli, patere, ecc.) conservati presso il museo della locale
chiesa di S.Maria Assunta e presso il museo provinciale di Avellino.
Frigento fu poi utilizzata come roccaforte dai Longobardi. Nel capitolare
redatto da re Ludovico II tra la fine dell'848 e gli inizi dell'849,
con il quale divideva il Principato Longobardo di Benevento tra Radelchi
e Siconolfo, viene indicata col nome di "Frequentum" e nelle sue vicinanze
viene individuato un luogo (Sant'Angelo a Pesco) equidistante tra Benevento
e Conza della Campania (limite estremo del principato salernitano).
Nella seconda metà del XVI sec. e per tutto il XVII, per le conseguenze
della guerra tra Angioini e Aragonesi e i terribili terremoti che la
sconvolsero, per la carestia del 1622 e la peste del 1656 che ne decimarono
la popolazione, Frigento fu ridotta a poco più di un villaggio.
Il secolo XVIII segnò la sua ripresa economica, accompagnata dalla ricostruzione
di chiese e palazzi in sontuoso stile barocco.
Agli inizi dell'800 però, due avvenimenti vennero a frenare lo sviluppo
di Frigento: la perdita delle popolazioni dei Casali, che ottennero
di raggrupparsi sotto il Casale di Sturno (1810), e l'abolizione definitiva
della sede vescovile, con la conseguente aggregazione del centro irpino
alla Diocesi di Avellino.
Da quel momento è cominciato per il paese un periodo di lenta decadenza,
perdurata a lungo anche dopo l'unificazione d'Italia. In questa fase
Frigento ha conosciuto i drammi dell'emarginazione, della disoccupazione,
dell'emigrazione, dello spopolamento, peraltro comuni agli altri paesi
dell'Irpinia.
Ha avuto una certa ripresa negli anni '60 e '70 per una diversificazione
delle forme di attività prescelte dalla popolazione, che all'agricoltura
ha incominciato a preferire l'industria (allevamento, edilizia,ecc.)
ed il settore terziario (impiego, insegnamento...).