Week End a Greci.

Informazioni storiche e turistiche per trascorrere un week end nel comune di Greci in provincia di Avellino, Italia.

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Vuoi Trascorrere un week end a Greci ? Ecco qualche utile informazione storica e turistica.

Greci, si trova ad un'altitudine di 823 metri sul l.m. ed è lambito a valle dal fiume Cervaro.

Il suo territorio è ricco di sorgenti d'acqua. Ha un aspetto originale e vi potrai ancora ritrovare mandrie di buoi vaganti per le strade del paese, come poteva avvenire un secolo fa.

L'economia locale si basa essenzialmente sull'agricoltura. Vi si coltiva grano, orzo, avena, mais e prodotti ortofrutticoli in modo intensivo; tra le colture arboree vite e ulivo, soprattutto in contrada Ischia, Non manca qualche attività legata alla pastorizia. Piccole aziende familiari producono formaggi e squisiti biscotti ed un pane ricercato dalla popolazione del circondano.

La Storia di Greci



Il paese di Greci, un centro agricolo dell’Appennino dauno-irpino, è situato su un alto contrafforte collinare dominante la valle attraversata dal torrente Cervaro.

Il nome del paese deriva chiaramente dal termine Graikos trasformato nel latino Graecus da cui Graeci e quindi Greci.

La sua etimologia è dovuta alla presenza nella zona di popolazioni bizantine che vi si stabilirono in età alto-medioevale forse già intorno al VI secolo d.C., durante la guerra greco-gotica.

La prima notizia del borgo risale però al 908 anno in cui l’abitato fu saccheggiato e distrutto dai Saraceni.

Antiche dunque le origini del paese, mentre il territorio fu abitato in epoche più remote, come attestano i reperti archeologici di epoca protostorica scoperti in prossimità del vicino monte Calvario, e la necropoli di epoca pre-romana localizzata nei pressi del campo sportivo.

Testimonianze archeologiche di epoca bizantina e di altri periodi storici sono invece state rinvenute lungo la strada provinciale Greci-Scalo, nella contrada Piano di Chicco.

Va rilevato inoltre che nella zona del casale delle Tre Fontane passava fin dall'età imperiale la via Traiana e già in antico il tracciato del tratturo Camporeale-Foggia.

Come "Castri-Graeci" la località è riportata in alcuni documenti degli inizi del XIV secolo, quando il feudo era di proprietà della famiglia Delfi Spinelli. In precedenza era stato un possedimento longobardo del Ducato di Benevento pervenendo poi nelle mani dei Normanni Giacomo Guarna, Blandone de Alaimo e Roberto Infante e,infine, del francese Guglielmo De Lande (1273) a cui era stato donato da Carlo I d'Angiò.

In seguito (1445) il castello fu acquistato dai Guevara, i cui discendenti ne detennero il possesso sino all 'abolizione dei diritti feudali (1806)

Dal 1861 il paese è stato staccato dalla provincia di Foggia e aggregato a quella di Avellino

Greci è uno dei pochi comuni italiani in passato colonizzati da genti provenienti dai Balcani. che ancora oggi parlano il tosco, un dialetto dell'Albania meridionale. L’immigrazione albanese in questi luoghi viene fatta risalire a un periodo compreso tra il 1460 e il 1550, quando un gruppo di coloni guidati da Giorgio Castriota Scanderbeg, abbandonati definitivamente i Balcani dietro la spinta dell'avanzata turca, giunsero sulle coste apule e da qui si insediarono in alcuni centri dell'Italia meridionale, tra cui appunto Greci, dove si stabilirono nella zona dell'attuale rione Breggo.

L' immigrazione albanese ha costituito da sempre un elemento determinante nella cultura del paese, che conserva tuttora nelle tradizioni, nei cognomi e in alcuni termini dialettali una viva testimonianza della propria origine arberesca.

Il toponimo Greci, come tradizione e da documenti, discende dal nome dei coloni greci, che ebbero ad abitare il paese. Restò anche dopo la sua distruzione avvenuta ad opera dei Saraceni, i fidi mercenari di Federico II, che abitavano ad un tiro di schioppo dal centro, cioè nella cittadina di Lucera.

La città di Greci, rivalutata dal principe Pandolfo di Benevento sia nella sua estensione territoriale che nella posizione strategica, venne ricostruita nel 1039, e continuò ad essere il centro principale tra Savignano e La Ferrara, essendo feudo di tre soldati, mentre Savignano era feudo di 1 e la Ferrara di 2.

La posizione amena, a cavallo dell'appendice dell'Appennino campano - molisano, non poteva non attirare l'attenzione di chi avesse avuto a passare, cosa che avvenne quando vi vennero a contatto gli Albanesi di Skanderbeg, i quali si trovarono ad accompagnare il loro eroe nazionale, venuto in aiuto dell'amico e protettore Ferdinando I d'Arogna in lotta contro gli Angioini, richiamati in Italia dalla celebre congiura dei Baroni, intenzionati a spodestarlo.

Fu merito degli Albanesi se gli Angioini, guidati dal Piccinino, furono sconfitti proprio nel territorio di Greci. Il Re, in ricompensa della vittoria riportata, permise che, chi di questi avesse voluto restare in Italia, avrebbe potuto scegliere una dimora nei dintorni del luogo, ove era avvenuta la battaglia.

Gli Albanesi scelsero l'attuale Greci, che era come un fiore in mezzo ad un intenso verde boscoso. Si rileva, infatti, dalle fonti che tutta la zona brulla che ora sovrasta il paese, a quei tempi era tutto un bosco profumato e ricco. Ciò non dispiacque al Re Ferdinando il quale capì che questo corpo di fedelissimi sarebbe stato buona guardia nel versante Sud - Est contro eventuali e tenute insurrezioni provenienti dalla Puglia.

Prende il via, così una nuova vita dell'antichissima Greci, che si sviluppa nella civiltà albanese dal 1460/1461 fino ai nostri giorni.

Se l'autorità, sia religiosa che civile, in un'azione indiscriminata di forza e di soprusi, riuscì nel corso degli anni a distruggere il rito greco-ortodosso e tante bellissime tradizioni orientali di questo popolo, non ebbe, però, nè la forza di distruggere la Lingua materna nè la devozione alla loro Madonna del Caroseno, derivante dal Corno d'Oro, cioè il Bosforo e, quindi, da Costantinopoli.

Il Grecese conserva il tradizionale carattere ospitale, non acquisito nella nuova patria, ma di pura marca albanese, essendo noto a tutti come l'ospite fosse e sia sacro presso quel popolo. Egli, che pure è di carattere remissivo, talvolta diventa ribelle ed insofferente e spesso segue il più forte, mettendosi al sicuro da temuti soprusi.

È spirito che si lega ad ardimentose idealità e di questa dote i Grecesi hanno dato buona prova durante il periodo del Risorgimento Italiano e nelle due ultime guerre.

Fuori del proprio ambiente, è attaccato al proprio dovere e spesso si ascoltano piacevoli elogi da parte di dirigenti di aziende e di industrie ; mentre nel proprio ambiente si risveglia nel suo animo il solito attutito orgoglio dell'Albanese di montagna e recalcitra contro le imposizioni o un lavoro che secondo il proprio giudizio non è degno della propria personalità.

Il Grecese è certamente il più intuitivo e il più intelligente degli abitanti le zone vicinali, ma è talvolta pigro e non sa sfruttare in maniera brillante tali doti.

 

Cosa fare e vedere durante un week end.

 




Grecesi nel mondo