Week End a Sirignano.

Informazioni storiche e turistiche per trascorrere un week end nel comune di Sirignano in provincia di Avellino, Italia.

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Vuoi Trascorrere un week end a Sirignano ? Ecco qualche utile informazione storica e turistica.

Sirignano, comune di circa 2500 abitanti, sorge alle falde dei Monti Avella, all'estremo limite occidentale della provincia di Avellino, nelle immediate adiacenze della strada statale 7 bis, a 20 km. da Avellino e 30 da Napoli.

La Storia di Sirignano





di Pasquale Colucci

In epoca romana il suo territorio era verosimilmente occupato da un latifondo con annessa villa rustica, che dal nome del proprietario "Serenius", si chiamò "fundus Serenianus", toponimo dal quale, per corruzione fonetica, è poi derivato il termine Sirignano.

Il primo nucleo abitato di Sirignano sorse verosimilmente fra l'XI e il XII secolo, allorché la baronia di Avella, a seguito della conquista normanna, fu interessata dal dissodamento e dalla rimessa a coltura di vaste estensioni di territorio, abbandonato nell'Alto Medioevo, e dalla creazione di nuovi insediamenti abitativi.

La prima notizia certa di un centro abitato chiamato Sirignano risale infatti agli inizi del sec. XII e precisamente al 1130, quando un certo Angelo chiamato "Scambatus" (forse perché privo di una gamba) donò un terreno al monastero di Montevergine.

Quel primo nucleo era situato, secondo una tradizione tramandatasi oralmente sino ad oggi, sulle pendici della vicina collina detta "Montagnella", nel luogo tuttora chiamato "San Celiesto", a ricordo di un'antica chiesa dedicata a S.Celeste, scomparsa da tempo immemorabile ma ancora esistente nel 1310.

Alla fine del 1200, in seguito allo spostamento più a valle del tracciato della via delle Puglie voluto da Carlo d'Angiò, anche l'abitato di Sirignano si trasferì a valle, dove insieme alle case sorse una nuova chiesa dedicata a S.Andrea Apostolo.

Fondata probabilmente da cittadini avellani, Sirignano rimase per molti secoli un "casale" (ossia una frazione) di Avella e fu quindi sottoposta ai feudatari che ressero quella baronia, tuttavia già a partire dalla metà del 1500 è attestata in territorio di Sirignano la presenza di una vasta proprietà terriera, con probabile palazzo padronale, posseduta all'epoca dalla nobile famiglia nolana dei Fellecchia.

Ai principi del mese di luglio del 1601, nella chiesa parrocchiale di Sirignano accadde un fenomeno che mise letteralmente in subbuglio l'intera popolazione. Molte persone videro infatti un crocifisso, che poco prima era stato portato in processione, trasudare acqua dal volto ed aprire e chiudere gli occhi. (vedi anche I prodigiosi avvenimenti del 1601 a Sirignano)

Nel 1614 il casale di Sirignano ottenne una prima forma di autonomia stipulando una convenzione con l' "Università" (cioè il Comune) di Avella, in base alla quale i Sirignanesi cominciarono ad eleggere da i propri amministratori.

Più o meno contestualmente anche le prerogative e i diritti che i feudatari di Avella vantavano sugli abitanti di Sirignano furono acquisiti dai possessori del suffeudo sirignanese che, dopo i Fellecchia, passò "per matrimonio" prima agli Albertini di Cimitile e poi ai Caracciolo della Gioiosa.

Su tale suffeudo fu successivamente appoggiato, nel corso del XVIII secolo, il titolo di "principe di Sirignano", del quale la famiglia De Gennaro fu la prima a fregiarsi.
Dipoi il titolo e la proprietà passarono al marchese Tommaso Saverio Caravita, discendente da una nobile famiglia napoletana di origine spagnola e alto magistrato del Regno di Napoli,che nel 1772 sposò Emilia De Gennaro, ultima discendente del ramo dei De Gennaro principi di Sirignano.

Con l'avvento dei Napoleonidi sul trono di Napoli e col conseguente riordinamento amministrativo, Sirignano nel 1808 troncò definitivamente il residuo legame con Avella e divenne comune autonomo, compreso nella provincia di Terra di Lavoro (l'attuale provincia di Caserta), mentre il titolo di "principe di Sirignano" rimaneva alla famiglia Caravita. Il feudo fu invece venduto ad altri proprietari (fra i quali va ricordato Gaetano Di Grazia che fu anche sindaco di Sirignano dal 1864 al 1869), fino a quando, alla fine dell'800, fu riacquistato da Giuseppe Caravita, il quale ricostruì l'antico palazzo feudale, facendone uno splendido centro di ritrovo per nobili e artisti e meta ricercata dell'aristocrazia napoletana.

Con l'Unità d'Italia, nel 1861, Sirignano fu staccato dalla provincia di Terra di Lavoro per passare a quella di Principato Ultra (Avellino) e fu interessata dal fenomeno del brigantaggio.

La nuova fase storica unitaria non arrecò grandi vantaggi, tanto che la popolazione di Sirignano andò progressivamente calando dai 981 abitanti del 1863, agli 845 del 1888, per risalire a 916 abitanti solo intorno al 1920.

Anche gli inizi del XX secolo non furono particolarmente felici per Sirignano, come testimonia la massiccia emigrazione (talora clandestina) che in quel periodo spinse decine e decine di Sirignanesi alla volta degli Stati Uniti d'America.

Ad aggravare la situazione socio-economica contribuì poi la Prima Guerra Mondiale, nella quale perirono inutilmente ben 14 giovani sirignanesi.

Una seconda ondata migratoria si è infine registrata negli anni fra il 1950 e il 1970 soprattutto verso Francia, Svizzera e Germania

Solo negli ultimi anni Sirignano si è affacciata alla cosiddetta "società del benessere", con i suoi pochi "pro" e i suoi molti "contro".

 









Cosa fare e vedere durante un week end.

 



Sirignanesi nel mondo