Beniamino Vignola

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I campioni dell'Avellino Calcio. Intervista a Beniamino Vignola

 

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E’ stato uno dei più grandi numeri “10” che abbia calcato il manto erboso del “Partenio” con la casacca biancoverde. A distanza di anni Beniamino Vignola è ancora ricordato come uno dei migliori talenti transitati in Irpinia. Ed il biondo centrocampista il suo debito di riconoscenza con la piazza che lo ha lanciato verso i grandi palcoscenici del calcio nazionale ed internazionale non lo dimentica.

Vignola giunse ad Avellino, poco più che ventenne, nell’estate nel 1980, proveniente dalla sua Verona. Quel ragazzino dal sinistro vellutato attirò l’attenzione di Antonio Sibilia, vero maestro nello scovare talenti dalle serie inferiori. In biancoverde rimase tre stagioni, disputando 88 gare e mettendo a segno 16 gol che lo lanciarono nell’Olimpo del calcio alla corte della Vecchia Signora, dove in quattro anni vinse uno scudetto, una Coppa delle Coppe (sua la rete decisiva nella finale), una Coppa dei Campioni ed una Supercoppa Europea.

“Avellino – ricorda – è stata una tappa fondamentale nella mia carriera di calciatore. Arrivai in un anno in cui sembrava impossibile riuscire a salvarsi: era la stagione della penalizzazione, di quel –5 che avrebbe spezzato le gambe a chiunque. Solo l’incoscienza giovanile poteva spingermi ad accettare quell’offerta. Col trascorrere dei mesi, invece, ci rendemmo conto di quanto eravamo forti. Era la squadra di Beruatto, Di Somma, Criscimanni, Juary, Massa, Valente, De Ponti con Vinicio allenatore. Quell’anno riuscimmo a superare ogni difficoltà e a salvarci con una giornata di anticipo. E poi – continua nei suoi ricordi - fu l’anno della tragedia del terremoto, un evento che se da un lato ci costrinse a giocare diverse gare lontano dal “Partenio”, dall’altro ci legò in maniera indissolubile al tessuto sociale di tutta la provincia”.

E proprio la stretta sinergia tra la città ed i calciatori è il ricordo più forte che trapela dalle parole di Vignola.
“Lo stadio era sempre una bolgia, non ho mai visto le gradinate vuote ed è per questo che mi risultava difficile immaginare un “Partenio” deserto quando leggevo che, negli ultimi anni, le cose non andavano proprio benissimo. Ora so che sembrano ritornati i tempi di una volta e mi fa immenso piacere. La gente di Avellino – osserva sincero - è davvero splendida: spesso racconto alle mie figlie i giorni trascorsi lì ma le parole non bastano per capire certe emozioni, per vivere certi sentimenti. Ad Avellino sono cresciuto, mi sono temprato, ho imparato a soffrire e quell’esperienza mi ha aiutato tantissimo anche a Torino, una piazza in cui bisognava solo vincere”.

A Torino Vignola ebbe la sfortuna di trovare il passo ostruito dall’ingombrante presenza di “le roi” Michel Platini. Eppure si ritagliò il suo spazio, giungendo alle porte della Nazionale e mettendo a segno gol importanti, come quello realizzato nella finale di Coppa delle Coppe contro il Porto.

“Quel gol è stato inserito tra i cento gol più belli nella storia del calcio italiano – afferma – ma posso assicurare che in maglia biancoverde ne ho realizzati di più spettacolari come contro la Pistoiese il primo anno e contro il Perugina nella stagione successiva. Il ricordo più bello è però legato all’ultima giornata di campionato quando affrontammo la Roma che lottava per lo scudetto e la bloccammo in casa sull’ 1-1. In città fu festa grande”.

Da quando ha smesso di giocare Vignola ha chiuso definitivamente con la palla di cuoio. Segue una squadra dilettantistica di Verona più per hobby, essendosi riscoperto ottimo dirigente d’azienda alla “Vetrauto”, la società di famiglia che opera nel settore della produzione di parabrezza per automobili.

“La mia scelta di lasciare il calcio – dice - è stata dettata dalla contingenza. Avevo la possibilità di lavorare nell’azienda di famiglia e, credo, come chiunque avrebbe fatto al posto mio, non ho avuto dubbi a scegliere. Credo anche, però, che per chi come me ha vissuto grandi emozioni in campo è difficile riviverle dalla panchina o da dietro una scrivania”.

Tra i tanti aneddoti che legano il nome di Vignola all’Avellino, il più famoso resta senza dubbio quello dello schiaffo assestatogli dal presidente Sibilia. Un episodio che fece molto discutere e che il diretto interessato ricorda ancora.









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