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Compagnia Popolare Bruscello Montepulciano
Compagnia Popolare Bruscello Montepulciano
Spettacoli

Bruscello di Montepulciano: quando l’arte è sotto casa.

Non avevo mai visto il Bruscello prima. Non che lo snobbassi, ma a Ferragosto casomai preferivo andare al mare anziché starmene a Montepulciano.

Quest’anno sono rimasto a casa.

Così mi sono fatto coinvolgere dal clima allegro e scanzonato di alcuni amici che partecipano alla Compagnia Popolare del Bruscello di Montepulciano, che si preparavano a narrare un’opera brillante, in stile burlesco, scritta e musicata dal Decamerone di Boccaccio, che mai aveva ispirato alcuna opera nei 76 anni di storia del Bruscello.

Non è stato certamente difficile convincere mia moglie ad uscire di casa la sera della vigilia di Ferragosto. Ciò che è stato impossibile invece è stato trovare qualcuno cui affidare i bambini per un paio d’ore.

Così, pur di andare fuori, abbiamo dovuto azzardare di portarli con noi a vedere lo spettacolo, preparandoci a scappare via al primo accenno di irrequietudine.

Nel muovere la carovana famigliare la puntualità con l’ora d’inizio dell’opera è andata a farsi friggere. Siamo arrivati dopo dieci minuti che lo spettacolo era iniziato.

Non mi ha stupito di trovare la piazza piena di gente silenziosa, intenta a seguire.

Era la seconda serata e amici che erano stati allo spettacolo della sera prima me ne avevano parlato con toni eccitanti. Perciò avevo presagito di trovare il pubblico delle grandi occasioni, la piazza piena.

Fortuna che avevamo prenotato, così quando siamo arrivati ci hanno indicato i posti, che erano stati riservati in prima fila.

Nel raggiungere le nostre sedie mi cresceva dentro l’ansia. Come terrò a bada questi ragazzi, mi chiedevo.

Incrociando lo sguardo di mia moglie, mentre avanzavamo, d’intesa comprendevo che nutriva il mio stesso timore.Come terremo a bada questi ragazzi, ci chiedevamo.

Una volta seduti, vuoi la tensione della fretta di uscire e di arrivare in tempi decenti, vuoi l’ansia per l’imminente futuro che aleggiava sulle nostre teste, che poteva riservare la caduta degli eventi, con ciò che sarebbero stati in grado di fare bambini prima annoiati e poi distratti, fatto sta che appena seduti siamo stati ipnotizzati dalla magia della scena.

La scenografia era elementare, in legno al naturale, simile alle costruzioni di legno dei bambini.

Scelta appropriata, non solo perché ha catturato la fantasia dei nostri figli, ma soprattutto perché seguendo l’opera si capiva che lo scenario era stato pensato apposta per sgomberare il campo dal sottinteso riguardo al fatto che la rappresentazione volesse essere innanzitutto un gioco.

A rendere tutto molto bello ci sono state le luci, i colori, i costumi di buona fattura degli attori, anche delle comparse e la limpidezza dei canti.

La Compagnia Popolare è fatta di gente del posto, così che una delle protagoniste dell’opera, Neifile, era Sabrina la maestra della materna di mio figlio William, che quest’anno ha passato più giorni a casa che all’asilo, così che lui ha pensato bene di nascondere la testa sotto il cappuccio della sua felpa da supereroe e di starsene buono e tranquillo, contro la sua natura, pur di non attirare l’attenzione e farsi vedere dalla maestra.

La storia realizzata è stata proprio bella, appassionante, divertente. Non distante da noi sedeva Monsignor Stefano Manetti, vescovo di Montepulciano.

Ho pensato al fatto che il Decamerone nel millecinquecento fu inserito nell’Indice dei libri proibiti, istituito per fronteggiare l’imperversante eresia.

Veder sorridere Monsignore mi ha fatto pensare alla modernità, al segno dei tempi, a come la Chiesa si ritrovi puntualmente ad aver percorso lunghi tratti di strada per stare al passo dell’uomo, che invece irrequieto, alla costante ricerca di se stesso, corre avanti.

E penso alle parole di Franco Romani, il direttore artistico del Bruscello, il quale ha dichiarato che rappresentare il Decamerone è stato anche un modo per ricordare Pier Paolo Pasolini, a quarant’anni dalla sua scomparsa.

Eh sì Pier Paolo Pasolini, nel 1971 si ispirò proprio a quest’opera per estrarre alcune novelle, riadattandole, per raccontare in forma di esaltazione i piaceri della vita mondana, caratterizzati per la maggior parte dal sesso e dalla cupidigia, ma anche dall’amore e dal dolore.

(la collaborazione del giornalista Fabrizio Camastra è a titolo gratuito)

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