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Carmen Criscitiello oncologa
Carmen Criscitiello oncologa

Carmen Criscitiello: il ruolo dell’oncologo nella diagnosi del tumore al seno.

Neoplasia più diffusa al mondo nella popolazione femminile, il tumore alla mammella, pur colpendo in maniera prepotente, lascia sempre più spesso spazio alla speranza e alla guarigione. Abbiamo parlato di prevenzione e nuove frontiere di intervento con l’oncologa Carmen Criscitiello.

Nel 2017 sono stati circa 50.000 i nuovi casi di tumore al seno fatti registrare in Italia, in costante crescita rispetto al passato, ma allo stesso tempo si innalza il tasso di sopravvivenza, grazie alle azioni di prevenzione e allo sviluppo di nuovi farmaci e di terapie più adeguate di un tempo.

Ciò che sembrava impossibile da affrontare, dunque, oggi fa meno paura. Così come l’invasività degli interventi si riduce a favore di terapie studiate ad hoc sulle specifiche esigenze del caso grazie al progresso della medicina e della ricerca.

Un ruolo fondamentale in questo senso è svolto dalla figura del medico oncologo, specializzato nello studio e nel trattamento delle neoplasie.





Abbiamo ascoltato la dottoressa Carmen Criscitiello raggiungendola telefonicamente a Milano, dove opera dal 2011 presso l’IEO – Istituto Europeo di Oncologia nel ruolo di Dirigente Medico con Incarico di Alta Specializzazione – Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative.

Avellinese, classe 1980, si è laureata nel 2005 in Medicina e Chirurgia presso l’Università Federico II di Napoli, specializzata nel 2010 in Oncologia Medica presso la medesima università, e conseguito nel 2013 il dottorato di ricerca in Oncologia Medica e Chirurgica e Immunologia Clinica presso la Seconda Università degli Studi di Napoli discutendo una tesi sui fattori associati alla scelta chirurgica dopo terapia neoadiuvante nelle pazienti con tumore mammario HER2-positivo trattate nell’ambito dello studio clinico di fase NeoALTTO.

Dottoressa Criscitiello, come si sviluppano i tumori mammari?



<<Nel 95% circa dei casi si tratta di eventi di natura sporadica, ovvero accadono per caso. In circa il 5% assistiamo alla presenza di componente genetica o ereditaria. Sicuramente è difficile prevenire in maniera totale, ma con le dovute accortezze, sia legate ai controlli sia legate allo stile di vita, è possibile prevenire un gran numero di avvenimenti negativi>>.

Cosa è possibile consigliare alle donne in merito al corretto stile di vita?

<<La sedentarietà è sempre negativa. Sono consigliati circa 30 minuti di movimento fisico al giorno, che può essere anche raggiungere a piedi il posto di lavoro oppure fare sempre le scale evitando di prendere l’ascensore.

Importante anche l’aspetto legato all’alimentazione, ottimale seguire il regime mediterraneo, che prevede un largo consumo di frutta e verdura.

Carne sì ma possibilmente bianca e in minor quantità rossa (per la quale si raccomandano non oltre 500g settimanali). Evitare un consumo eccessivo di insaccati e di salumi, e di alcol sono ulteriori pratiche preventive del tumore alla mammella.

L’arma senza dubbio in più è la giusta prevenzione: c’è la primaria, che passa appunto attraverso gli stili di vita sani volti a evitare l’accadimento della malattia, e poi la secondaria, quella ovvero dello screening annuale che consente una diagnosi precoce>>.



Si assiste a differenze sostanziali a livello territoriale tra Nord e Sud dell’Italia relativamente all’incidenza della malattia?

<<Partendo dal presupposto che in Italia troviamo dati simili a quelli degli altri Paesi europei – le differenze a livello statistico sono solo con i Paesi sottosviluppati, che presentano numeri molto più importanti – si può affermare che la situazione a livello territoriale è pressoché livellata su tutto il Paese.

La differenza infatti non è tanto quella territoriale, ma è dovuta soprattutto al momento in cui il tumore viene diagnosticato.

Attualmente assistiamo a circa 50.000 nuovi casi di tumori mammari l’anno ma, ciò che rincuora e che dà speranza, è che all’aumentare dei nuovi casi si riduce la mortalità>>.

Ciò che risulta fondamentale, dunque, è una diagnosi precoce. Come fare?

<<La differenza in questo senso la possono fare i Centri di Riferimento, ovvero quelli dotati di Breast Unit, che altro non sono che centri di senologia multidisciplinare.

Questo aspetto della multidisciplinarietà, infatti, è senza dubbio una garanzia in più per avere la certezza di essere seguiti da un team di specialisti, un’opportunità nella direzione di cure e assistenza totalizzante.

Si attestano infatti prognosi migliori per quei pazienti indirizzati ai centri di riferimento presenti sul territorio>>.

Qual è il ruolo dell’oncologo nell’affrontare un tumore mammario?

<<Potremmo definirlo il regista nella storia del paziente, colui che tiene le fila di tutto, stabilendo il timing migliore. L’optimum sarebbe che sia presente già a partire dalla diagnosi, così da stabilire insieme al team di specialisti le cure migliori per il singolo caso>>.

Come detto, allo stato attuale sono aumentate le possibilità di guarigione. Parliamo di terapie e delle nuove frontiere della ricerca.

<<E’ grazie alla ricerca che l’armamentario a disposizione degli oncologi è sempre più fornito.

I nuovi farmaci vengono sviluppati in situazione metastatica, nella maggior parte dei casi si incomincia con il paziente metastatico per poterne osservare i benefici, la tollerabilità, l’eventuale tossicità, per comprenderne livelli di sopravvivenza e reazioni.

Se tutto va bene, si prosegue con gli altri soggetti>>.

Che tipo di farmaci sono presenti sul mercato?

<<<Attualmente abbiamo a disposizione tantissimi farmaci, differenti per tipologia e gravità. Si parla sempre infatti di “tumore mammario” in forma generica, ma abbiamo diversi sottotipi di tumore mammario, con prognosi e trattamenti differenti.

I sottogruppi molecolari possono essere grossolanamente definiti in base allo stato dei recettori ormonali (HR) e all’espressione del gene HER2: Luminali (HR + / HER2-), HER2-positivo (HER2 +) e triplo negativo (HR -/HER2-).

A ognuno corrispondono azioni mirate diverse e diverse aspettative di guarigione>>.

Quanto è importante il fattore psicologico nell’affrontare un tumore?

<<Oggi le terapie sono molto buone e il tasso di sopravvivenza è enormemente cresciuto. Non dimentichiamo però l’importanza di un corretto supporto anche psicologico in queste pazienti, visto il delicato argomento in questione che va a intaccare proprio la femminilità di una donna.

Esiste infatti la figura dello psiconcologo, che si occupa specificamente delle conseguenze psicologiche provocate da un tumore>>.

Rapporto medico-paziente: quale valore aggiunto?

<<Siamo tutti esseri umani, noi medici e i nostri pazienti, quindi è normale poter soffrire di simpatie o antipatie.

E io ritengo che, visto l’importantissimo percorso che si va a intraprendere fianco a fianco, è necessario che il paziente scelga in maniera attenta il suo medico.

Ma in ogni caso è fondamentale instaurare un rapporto di fiducia. Non assistiamo più alla figura dell’oncologo che impone una terapia come accadeva un tempo.

Oggi è fondamentale condividere le decisioni con il paziente.

Personalmente, infatti, invito le mie pazienti a pormi domande, ad aprirsi con i propri dubbi, in modo da fornire risposte ragionate e serie che vadano a diradare paure e confusioni.

In questo senso dico infatti di diffidare da risposte troppo semplicistiche e che magari non corrispondono a verità nel proprio caso specifico, come può accadere navigando con superficialità sul web>>.

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