La storia del carabiniere avellinese Carmine Della Sala, morto in servizio durante una rapina l'11 gennaio 1973
La storia del carabiniere avellinese Carmine Della Sala, morto in servizio durante una rapina l'11 gennaio 1973
Storia di Avellino

La Storia del carabiniere Carmine Della Sala, un eroe avellinese.

La storia del carabiniere avellinese Carmine Della Sala,partito da Atripalda per Pontelagoscuro, morto in servizio durante una rapina l'11 gennaio 1973.

La toponomastica di ogni città oltre ad avere la funzione di orientamento ha anche quella di preservare, tramandare e raccontare la storia di una comunità.

Una storia che è fatta di tante storie, quelle di uomini e donne che, nel corso della loro esistenza, hanno lasciato un segno meritevole di non finire nell’oblio.

Passeggiando nel rione Valle ad Avellino ci si può imbattere in Via Carmine Della Sala, la strada dedicata ad uno dei tanti figli dell’Irpinia che ha pagato con il sacrificio più grande, quello della propria vita, il suo senso del dovere.

Carmine Della Sala era nato ad Atripalda nel 1927 e si era arruolato giovanissimo nell’Arma dei Carabinieri.

Un percorso professionale comune a tanti giovani irpini che vedevano nella divisa una possibilità di lavoro anche se questo comportava il dover abbandonare la propria terra d’origine.

Carmine fu destinato inizialmente alla stazione dei Carabinieri di Serravalle di Bibbiena, in provincia di Arezzo.

Qui incontrerà una ragazza che diventerà, poi, sua moglie e la madre dei loro tre figli, Roberto, Paolo e Antonella.

Da Serravalle di Bibbiena, Carmine Della Sala fu trasferito prima a Sassopisano, sempre in Toscana, e successivamente a Pontelagoscuro, una frazione del comune di Ferrara.

Ed è proprio qui che l’11 gennaio del 1973, seguendo uno di quei percorsi che il destino sembra aver studiato nei dettagli, l’appuntato di Atripalda verrà barbaramente ucciso.

Quel giorno Della Sala non doveva essere di servizio. Un collega malato, i superiori che lo richiamano in servizio e lui pronto a rispondere al comando e a scendere in strada per uno dei tanti pattugliamenti del territorio.

A lui viene affiancato un giovane carabiniere. Fa molto freddo quell’11 gennaio. L’appuntato, anche per cercare un po’ di calore, decide di entrare nella scuola media della frazione, tra l’altro la stessa frequentata dal primogenito Roberto.

Da una finestra della scuola Carmine Della Sala nota una macchina con motore acceso che staziona proprio all’ingresso della banca che si trova di fronte alla scuola.

Il fiuto tipico dei carabinieri navigati lo spinge a correre a controllare, lasciando sul posto il giovane collega che invita ad avvertire la centrale.

Ironia della sorte vuole che proprio mentre Carmine attraversa la strada, il figlio Roberto si affacci alla finestra: è l’ultima volta che vedrà il padre in vita.

Entrato nella banca, il carabiniere irpino si trova nel bel mezzo di una rapina.

I malviventi non esitano a sparare.

Dalla scuola i colpi appaiono come petardi ed i ragazzi, tra cui Roberto Della Sala, non danno peso alla cosa. Intanto Carmine, pur ferito, ingaggia da solo una colluttazione con i rapinatori.

Non vuol dargliela vinta. Si avvinghia ad uno di loro che, però, riesce a trascinarlo fin dentro l’auto con cui i rapinatori si danno alla fuga.

L’appuntato viene colpito con calci e pugni e poi finito a colpi di pistola, prima di essere scaraventato sul selciato dall’auto in corsa.

Il 29 maggio dello stesso anno, con decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, gli verrà conferita la medaglia d’oro al valore militare alla memoria, con la seguente motivazione:

“Nell’intento di sventare una rapina, consapevole del grave rischio cui si esponeva, irrompeva nei locali d’una banca ed affrontava i malviventi senza far uso delle armi per non porre a repentaglio l’incolumità dei cittadini presenti. Benché ferito all’addome dal fuoco di un rapinatore, ingaggiava con questi una violenta colluttazione e penetrava nell’automezzo dei banditi avviatosi per la fuga. Proseguiva l’impari lotta nell’interno della vettura finchè, colpito da numerosi proiettili e percosso con i calci del!e pistole, veniva lasciato esanime sulla strada. Luminoso esempio di consapevole sprezzo del pericolo, d’incondizionata dedizione al dovere e di altissime virtù civiche”.

Come Avellino, anche la città di Ferrara ha inteso intitolargli una strada.

Alla sua memoria sono intestate anche la scuola media e la caserma dei Carabinieri di Pontelagoscuro.

Le sue spoglie riposano nel cimitero di Serravalle di Bibbiena.

Su Agendaonline.it leggi anche La storia dei Carabinieri in Irpinia

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