Il mondo dell’informatica è cresciuto in maniera significativa nell’ultimo decennio e questa tendenza sarà confermata anche negli anni futuri. Secondo uno studio effettuato negli States è stato stimato che l’occupazione all’interno delle professioni inerenti la tecnologia in senso ampio crescerà sino al 13%, con una velocità quasi doppia rispetto agli altri settori produttivi. E la pandemia non potrà che accelerare l’esplosione di alcuni fenomeni in relazione alle mutate abitudini degli utenti, sempre più propensi a rivolgersi a mezzi tecnologici per lo svolgimento delle proprie attività quotidiane.
Si tratta quindi del momento giusto per prendere in considerazione l’idea di lanciarsi in questo ambito per costruire una carriera da protagonisti ricca di soddisfazioni non solo a livello remunerativo.
Ma per metter su delle basi solide per la propria formazione è necessario un titolo accademico o è possibile optare anche per altre strade? Andiamo a scoprirlo.

Laurea o corso specialistico?

Una laurea in informatica permette agli studenti di conoscere e approfondire le basi della materia e consentono durante il percorso post-accademico di specializzarsi attraverso la scelta di un indirizzo specialistico che può poi proseguire con master e dottorati. Si tratta di un’opzione non per tutti, sia a livello d’impegno, protratto per tanti anni a scapito dell’attività lavorativa, ma anche sotto il profilo economico.
La buona notizia è che esistono altre opzioni per accedere alle professioni informatiche. Ad esempio, è possibile imparare a programmare tramite un corso come quelli ideati da aulab, creati appositamente per la formazione dei web developer e che si dipana tra i linguaggi di programmazione di riferimento per questa professione, offrendo allo studente gli strumenti teorici e pratici per creare delle basi utili all’inserimento nel mondo del lavoro.
Il vantaggio principale di un corso specialistico è legato all’accorciamento dei tempi d’inserimento nel mondo del lavoro, con una spendibilità quasi immediata in relazione principalmente alle professioni entry-level. Si tratta quindi di un primo passo che permette di cominciare ad operare e a metter su quell’esperienza che farà la differenza durante l’avanzamento di carriera.
Col passare del tempo si avrà modo, se lo si desidera,  di cambiare strada anche in base alle proprie preferenze e inclinazioni, completando la preparazione attraverso il conseguimento di certificazioni apposite, utili ad ampliare lo spettro delle competenze e a rendere il proprio curriculum più concorrenziale.

Gli sbocchi offerti da un titolo accademico

Una laurea in materie informatiche, come detto, ha il pregio di creare delle basi che possono essere utilizzate virtualmente per l’approfondimento di qualsiasi aspetto legato alla tecnologia. La scelta anche in questo caso è soggettiva ed è legata in maniera immancabile anche allo studio delle prospettive occupazionali in relazione a un dato momento storico. Ultimamente si parla tanto di cyber-sicurezza e di cloud, ma in futuro verranno a crearsi nicchie sempre nuove destinate a dettare i trend per gli anni futuri.
Alcune professioni sono accessibili soltanto tramite una laurea a causa della loro complessità, mentre in altri casi sono i datori di lavoro a mettere dei paletti, concentrandosi in sede di selezione solo su candidati aventi un titolo accademico. Si tratta quindi di una sorta di scrematura a priori che ovviamente non sempre garantisce l’assunzione del prospetto migliore, ma che è comunque un criterio che può essere considerato oggettivo. E solitamente questo tipo di posizioni hanno anche il pregio di garantire un salario annuo decisamente più allettante anche per i neo assunti, che ovviamente andrà ad aumentare in base all’esperienza e al bagaglio tecnico acquisito negli anni.  Un ultimo vantaggio legato al conseguimento di una laurea è legato all’approccio alle materie che verranno studiate durante il corso di studi, più improntato all’approfondimento di aspetti anche meramente teorici, con la possibilità di ottenere un supporto da parte dei professori, in un contesto in cui il confronto con colleghi e addetti ai lavori sui temi e sulle problematiche trattate è centrale e irrinunciabile.

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